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Essere un agente di booking: intervista ad Alessandro Ceccarelli (Bpm Concerti), Nicola Romani (DNA Concerti), Ricardo Fischmann (Godzillamarket)

Continuano le nostre rubriche dedicate ai professionisti che lavorano nel mondo del live. Abbiamo intervistato tre tra i maggiori agenti di booking in Italia, un ruolo che si sta rivelando fondamentale (se non primario) nella crescita artistica ed economica di un progetto musicale.
Da sinistra in foto: Alessandro Ceccarelli, Nicola Romani, Ricardo Fischmann

Qual è lo stato della musica dal vivo in Italia? Cosa è cambiato negli ultimi 5 anni?
Alessandro: In generale lo stato della musica è sempre preoccupante, perché in ambito organizzativo ci sono ancora molte difficoltà. Dal punto di vista artistico invece penso che ci siano stati diversi cambiamenti. Una cosa che posso vedere e toccare con mano è che fino a cinque anni fa gli artisti italiani erano settati su un tipo di carriera musicale tipica del nostro Paese; adesso invece gli artisti dai 18 ai 25 anni possono già avere una dimensione internazionale, questo perché comunque vivono in un mondo dove la musica è più facile da recepire. E’ molto facile ascoltare cose che arrivano dall’estero ed essere inseriti in un contesto internazionale da subito. Una volta era molto diverso ed era molto più difficile trovare delle spinte e delle influenze. I ragazzi di oggi producono materiale ottimo anche per un’ immeddiata esportazione all’estero. Questo è il cambiamento più grosso che c’è stato. Io preferisco questo tipo di approccio, anche per noi è diverso oggi lavorare sugli artisti. Mentre negli anni ‘90 gli artisti con cui ho collaborato hanno lavorato molto in Italia diventando importanti qui e facendo un po’ più fatica all’estero.

Nicola: La musica dal vivo in Italia è radicalmente cambiata negli ultimi cinque anni; un cambiamento accompagnato e stimolato secondo me da una forte presa di coscienza da parte delle band che non sentono più l’obbligo di replicare a tutti costi i suoni provenienti dall’estero. Altro fattore molto importante è che egli ultimi due anni i grandi network radiofonici hanno iniziato a guardare con interesse la produzione musicale indipendente, sulla scia dei buoni risultati di pubblico dei live. Per quel che conta le cose che girano oggi sono per i miei gusti in molti casi migliori di quelle che giravano cinque anni fa.

Ricardo: Credo che ci sia più meritocrazia rispetto a qualche anno fa: chi si costruisce una fan base solida poi viene premiato. Credo che anche il rapporto prezzo del biglietto concerto cominci a spostarsi. Non bisogna più fare venire la gente con  free entry o biglietti a poco costo tipo cinque euro. Ora i concerti possono costare dieci o quindici per un’artista piccolo medio, riconoscendone il suo valore artistico.

Come sei diventato un booking agent? Qual è stato il tuo primo concerto che hai venduto?
Alessandro: Diciamo che prima di diventare booking agent ho avuto una grande fortuna. Nei primi anni ‘90 andavo a tutti i concerti che passavano dalla mia zona. Ricordo che nel ‘91 ho visto pure i Nirvana a Bologna e io facevo tante cose per trovare sempre roba nuova. Era una scena molto in fermento. Un giorno andai a vedere i Mau Mau e con molta schiettezza mi proposero di fare il tour manager e ho accettato. Successivamente ho lavorato con i La Crus ed i Modena City Ramblers con cui entrai in contatto tramite Mescal. I primi concerti che ho venduto sono stati i loro.

Nicola: Sono diventato booker tramite un master universitario ad Urbino che riguardava l’organizzazione dello spettacolo dal vivo. Il tirocinio lo feci da DNA concerti; il direttore del master conoscendo la mia passione per la musica ha saputo indirizzarmi nel posto giusto e ho fatto di tutto per rimanere nell’agenzia anche a stage finito; dal portare i flyer alle serate al catering, poi tour manager e poi DNA continuava a crescere e a strutturarsi e ho deciso di concentrarmi sul booking. La prima band che ho seguito come agente sono stati i Jennifer Gentle all’epoca del primo disco su Sub Pop. E’ stato un inizio fantastico e penso ancora oggi che siano una delle band più incredibili che ci siano in giro, non solo in Italia.

Ricardo: Ho cominciato sei - sette anni fa lavorando per la prima agenzia dei Selton. Tutto nasce dal  bel rapporto con il nostro booker Roberto e praticamente avendo del tempo libero durante il giorno e volendo lavorare, gli chiesi d’insegnarmi il mestiere. Lui mi rispose molto affettuosamente che non avrebbe potuto pagarmi perché non ci sono soldi in questo lavoro e visto che voleva il mio bene mi cacciò via. (Ride ndr) Ho deciso di lavorare pur senza esser pagato e poi per una serie di conseguenze dentro l’agenzia due persone andarono via ed io presi il posto dentro la struttura. La prima data che ho chiuso forse è stata per una marching band toscana: la Magicaboola Brass Band.

Quali sono secondo te i fattori di successo per la riuscita di un tour?  Tra i tour che hai organizzato quali sono stati i tre più emozionanti / che ti hanno dato più soddisfazioni?
Alessandro: Generalmente cerco di prendermi le mie soddisfazioni da tutti i tour però un caso recente che mi ha dato tanto è stato il tour dei Thegiornalisti. Da gruppo veramente indie sono diventati una band affermata che adesso tutti conoscono. La cosa importante è la strategia, se uno lavora in anticipo e ha a che fare con persone che nei loro ruoli sono lungimiranti, si possono raggiungere risultati molto importanti, così si possono prendere artisti giovani e costruirci insieme una carriera. Un altro tour che mi ha dato più soddisfazioni è stato il tour dei Bluvertigo di circa 15 anni fa, fu il primo tour fatto alla maniera internazionale (con tourbus) da una band con cui lavoravo e poi il tour degli Afterhours del 2003 di “Quello che non c’è” il primo ed unico tour ufficiale dei “Superclub”.

Nicola: Bisogna sempre avere un’idea chiara di cosa stai cercando di vendere e cercare di capire come raggiungere i tuoi obbiettivi sullo specifico tour. Non si possono fare tour con lo stampino, non funziona. È poi importantissimo portare uno show solido sotto tutti i punti di vista, artistico, promozionale e organizzativo perché la qualità paga sempre. Il tour più emozionante sinceramente non saprei dirtelo; so che sembra piaggeria, ma ogni tour che ho organizzato è stato a suo modo speciale e tutti sono nel mio cuore: Calcutta, Cosmo,  Kraftwerk, Verdena, Sonic Youth, National, Melt Banana, Giardini di Mirò, PJ Harvey, Aphex Twin… potrei continuare per ore.

Ricardo: La riuscita di un tour comincia dalla domanda: “Perché si sta facendo un tour?”. La risposta può essere anche per soldi, che sia chiaro, però io credo che per fortuna ho il privilegio di lavorare con artisti come i Ministri o Le luci della centrale elettrica o i Selton e diciamo che tutti hanno delle idee molto chiare, una struttura molto solida. E’ anche molto importante capire cosa hai in mano, in quale momento della carriera si trova l’artista, come posizionarlo e anche in questo bisogna capire il valore di mercato, qual è il prezzo esatto dei biglietti che metti in vendita. Serve molta comunicazione tra artista management e promoter per tutto quello che comporta la promozione delle date. Non dare mai nulla per scontato. Il tour che ricordo con più emozione probabilmente è stato il primo tour delle Luci della centrale elettrica perché è stato il primo tour che ho seguito da tour manager per un artista importante come Vasco. Credo che avevo più motivi per avere emozioni.

Nuovi ingressi nel roster: quali sono i criteri che seguite per scegliere tra un progetto ed un altro? Se vi mandano delle proposte quali sono le cose a cui fate più attenzione?
Alessandro: Per quanto mi riguarda le proposte arrivano tutti i giorni ed è molto difficile scegliere. Principalmente mi devo innamorare del progetto. Quello che mi interessa è riuscire a essere colpito da un punto di vista emotivo. Ci deve sempre essere un qualcosa che ti fa innamorare del progetto, non c’è un metodo per approcciarsi a me. A volte sono io che vedo certe cose e sono io stesso a doverle rincorrere.

Nicola: Principalmente il gusto, cerchiamo di ascoltare tutto quello che ci mandano non è facile, non sempre si riesce, ma ci si prova. E’ poi importante chi ti propone qualcosa e come te lo propone. Ci sono persone di cui mi fido di più e ascolto con maggiore attenzione le loro proposte (anche se non ho mai fatto favori a nessuno), ma non è assolutamente discriminante verso altre proposte. È poi importante la forma (sono un anziano lo so) ma se nella tua proposta sbagli anche il nome dell’agenzia a cui ti rivolgi allora devi un attimo rivedere il tuo atteggiamento nei confronti della tua stessa musica. E’ fondamentale sapere che tipo di roster abbia l’agenzia e non fare proposte a caso.

Ricardo: Prospettiva. Credo che questa parola racchiude un po’ tutto. Perché puoi avere prospettiva in un progetto nuovo o in progetti che hanno un loro percorso. Quindi scelgo sempre progetti che hanno prospettiva.

Cosa deve fare un direttore artistico di un club o un organizzatore di concerti per mandare una buona proposta di booking?
Alessandro: Il direttore artistico dovrebbe sempre parlare con l’agente e serve avere sempre dei continui riferimenti per poter spiegare a queste persone perché devono far suonare determinati artisti anziché altri. Solo facendo selezione riesco a proporre un certo tipo di artista. Loro devono starmi a sentire e devono scommettere su quello che propongo. Oggi come oggi è sempre più difficile avere un rapporto diretto, una volta era più facile e a volte si fanno delle richieste per artisti che non possono suonare in determinate situazioni. Il direttore artistico deve conoscere le reali possibilità che ha il  suo club e deve saper mettere in condizioni ottimali l’artista per poter esibirsi. Inoltre il direttore artistico dovrebbe sentirmi a voce anche perché devo spiegare la promozione, la storia e tutto quello che riguarda l’artista. Non c’è uno che compra e uno che vende, si lavora insieme per portare avanti gli artisti.

Nicola: Il locale deve fare molta attenzione all’artista che sta richiedendo; in primis bisogna secondo me pensare ad aspetti tecnici più che al semplice gusto o al successo dell’artista. A me non verrebbe mai in mente di proporre un artista da palazzetti ad un club da duecento persone e la stessa cosa mi aspetto da un club. Bisogna sapere cosa stai chiedendo, ma anche sapere chiedere: mandate informazioni sullo spazio, riferimenti web, video, non mille cose, ma una, due che mi facciano capire con chi sto parlando, perché purtroppo non posso conoscere tutti i locali d’Italia.

Ricardo: I rapporti sono fondamentali in questo lavoro tra tutti gli addetti ai lavori, quindi tornando alla domanda una proposta ideale potrebbe essere quella di un promoter che conosce la materia, non per forza devi conoscere tutti i miei artisti, ma un promoter deve sapere bene cosa sta facendo. Se ha un locale deve conoscere il bacino d’utenza, il prezzo del biglietto e deve capire quali gruppi sono più adatti. A me fa piacere quando un promoter mi chiede un artista importante come Le Luci della centrale elettrica e conosce il percorso di Vasco. Bisogna avere cognizione di causa.

Quali consigli daresti ad un’agenzia di booking appena nata?
Alessandro: Il consiglio è quello di cercare di essere più professionale possibile. Guardare bene gli artisti con cui si lavora e metterli in giro in condizioni tali da suonare in regola ovvero portare avanti un progetto che possa crescere da lì a qualche anno valorizzando il loro modo di essere. Ogni giorno s’impara qualcosa di diverso da questo mestiere. Se sei un bravo agente andrai di porta in porta a fare le proposte perché mandare via mail e messaggi lascia il tempo che trova e se non hai una comunicazione forte è tutto più difficile.

Nicola: Bisogna avere cura di ciò che si fa e scegliere quali contatti siano più giusti per alcuni artisti che per altri. Non serve essere troppo insistenti, sappiate chiedere senza diventare stalker. Non mandate mailing list che intasano le mail di tutti i live club d’Italia, decidete preventivamente dove volete suonare, concentratevi su quei posti, non svendetevi, non fate concerti se non ci sono i requisiti minimi per portare il vostro spettacolo al meglio.

Ricardo: Crederci perché altrimenti non c’è verso. Comunicazione e rapporti sono la chiave. Questo lavoro è fatto da rapporti e conoscenza dei contesti. Avere buona comunicazione con altre agenzie. Presentarsi bene. Educazione e professionalità sempre. Questo darà credibilità al booking e trasparenza e ti permetterà di creare buoni rapporti con tutte le strutture. Capire come funziona il mercato, capire cosa ha in mano ed informarsi bene sui contesti per i propri artisti.

Su quali Festival Italiani punteresti quest’anno?
Alessandro: Sinceramente di festival veri e propri in Italia ce ne sono pochi. Abbiamo molte rassegne invece. Il festival è qualcosa di abbastanza grande con molti palchi, campeggio e con più giornate così da avere la possibilità di vedere tante cose diverse. In Italia oggi come oggi ci sono dei tentativi di metter su festival e ce ne sono un paio che vorrei citare: Home Festival di Treviso e l’Ypsigrock; in entrambi i festival puoi restare più giorni e vedere diversi concerti in diversi palchi.

Nicola: Sul Siren! È il festival che DNA organizza a Vasto, una città bellissima sulla costa abruzzese, una regione sicuramente non privilegiata per la musica dal vivo (anche se con tante eccellenze locali). E’ un festival dove non ci devono essere per forza i grandissimi nomi, ma è un evento a misura d’uomo. Ci sono 40 artisti, cinque palchi, il mare, si mangia da Dio e un centro storico stupendo. È davvero un’esperienza unica per chi ama la musica. Ma se proprio non vi basta ce ne sono tanti altri che amo: il TOdays di Torino o Ferrara Sotto le Stelle a cui sono molto legato o Ypsigrock che sotto alcuni punti di vista è simile al Siren e con il quale abbiamo spesso collaborato portando come agenzia diversi artisti.

Ricardo: No comment, se nomino qualcuno qua perdo il lavoro! ;)