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L'arte del promuovere: intervista agli uffici stampa (Big Time, A Buzz Supreme, Astarte)

Continua il nostro viaggio tra gli addetti ai lavori, dopo aver chiacchierato con tour manager e agenti di booking, oggi è la volta degli uffici stampa. Abbiamo raggiunto Cesare Sinigaglia, Nina Selvini e Camilla Caldarola di AstarteAgency, Leonardo Cianfarelli di A Buzz Supreme e Claudia Felici di Big Time.

Quando hai aperto l'ufficio stampa?
Claudia: Big Time nasce nel settembre del 2000, anche se chiaramente abbiamo iniziato un pochino prima.

Leonardo: A Buzz Supreme esisteva già quando sono arrivato qui, è stata fondata nel 2008 dalle menti navigate di Andrea Sbaragli e Fabio Vergani. Andrea era il mio vecchio “capo” in Kizmaiaz (Audioglobe) qualche anno prima, è stata solo una stupenda e naturale riconciliazione.

Cesare, Camilla e Nina:: Astarte è nata a fine 2012, siamo piuttosto giovani come realtà ma proveniamo tutti e tre da precedenti esperienze sia nel campo della musica che dell’editoria. Quando ci siamo incontrati ci siamo accorti che condividevamo la stessa voglia e determinazione di dare vita a una realtà che si distinguesse dalle altre sia per l’approccio che per le modalità operative; insomma non volevamo fare il classico lavoro da ufficio stampa statico e poco dinamico e in questo ci siamo trovati subito, ed è stata una gran fortuna. L’intento era anche quello di non occuparci solo di artisti italiani e solo di dischi, ma di promuovere musica davvero a 360°, dai festival ai dischi ai tour, sia di artisti italiani che internazionali che seguiamo per esempio per Radar Concerti.

Come hai iniziato a fare promozione musicale?
Claudia: Io e Fabio Tiriemmi venivamo da esperienze di promozione: io ho lavorato per tanti anni nell’editoria per l’agenzia che si occupava delle pubbliche relazioni del quotidiano Il Manifesto, invece Fabio veniva dalla promozione del Big Mama. Venivamo da due esperienze simili, entrambi abbiamo una grande passione per la musica e abbiamo iniziato a promuovere dischi, concerti e festival.

Leonardo: Grazie agli amiconi di Controradio ho saputo che stavano cercando persone nuove in Kizmaiaz. Fomentato dalla mia sregolata passione per la musica ho deciso di provarci ed è andata bene. È stato in occasione di un concerto dei mitici Delgados al Covo di Bologna che ho avuto la risposta positiva, un momento incredibile che non dimenticherò mai.

Cesare, Camilla e Nina:: Come accennavamo nella prima domanda, proveniamo tutti e tre da precedenti esperienze nel campo musicale in primis, ma anche dell’editoria e dei video. All’inizio, quando tutto è cominciato, avevamo solo un paio di piccole manifestazioni musicali e un paio di artisti. Da lì in breve tempo ci siamo ritrovati con davvero tanti tanti artisti, tour da promuovere, festival e locali da seguire. In questo campo, come in tanti altri, il passaparola è davvero tutto e se lavori bene il nome circola molto velocemente e la crescita è esponenziale. Certo siamo ‘costretti’ a selezionare le tante proposte che ci arrivano settimanalmente perché in questo campo bisogna sempre ricordare che “metà del lavoro” lo fa l’artista e il suo disco, o il festival con la sua line up, quindi uno dei primissimi passi è decidere con chi lavorare e con chi no. A volte è molto facile, altre volte i no sono difficili e complicati da dire perché alcuni progetti, per quanto validi possano essere, non sono necessariamente in linea con quello che stiamo cercando.

Che differenza c'è tra fare il giornalista e chi fa promozione come ufficio stampa? Perché molte persone che scrivono o fanno giornalismo finiscono a fare l'ufficio stampa?
Claudia: Secondo me c’è una grande differenza, sono due ruoli diversi. Non è molto professionale svolgere entrambi i ruoli che sono diversi e non sovrapponibili secondo me. Mi è capitato molte volte che mi chiedessero di stare in giuria per questo o quel premio, ma ho sempre declinato perché se avessi trovato in gara i miei artisti avrei avuto grandi difficoltà. Molti uffici stampa lavorano come giornalisti ma, per come la vedo io, credo che bisogna tenere i ruoli ben separati altrimenti rischi di fare male entrambe le cose.

Leonardo: Non ho mai fatto il giornalista e non so darti una risposta certa a questa domanda. Credo che sia semplicemente una questione economica, sfruttare amicizie e abilità eroicamente acquisite nel tempo, per fare un po' di soldini.

Cesare, Camilla e Nina:: Per fare ufficio stampa devi saper scrivere un comunicato, devi conoscere la musica e devi conoscere le testate cui ti rivolgi. Alcuni di noi vengono dal giornalismo, per l’appunto. Sono due mondi che danno uguale soddisfazione, è sempre bello valorizzare i prodotti che meritano. Se poi ci metti la crisi dell’editoria e il fuggi fuggi obbligato, il quadro è completo. Ma quello della promozione è un campo complesso, stressante e in cui serve una pazienza infinita, e se non ti piace non duri a lungo.

Qual è il momento più faticoso nella promozione di un disco?
Claudia: I momenti sono tutti abbastanza faticosi: la parte di raccolta di informazioni e materiali per la preparazione di un press kit è difficile perché bisogna raccogliere molte informazioni che arrivano da fonti diverse; sicuramente il lancio è la fase più faticosa e più delicata così come le presentazioni live: quando si va a presentare un disco in una città o in un concerto, soprattutto se è la prima presentazione in quell’area, è una fase abbastanza delicata.

Leonardo: Tutte le fasi della promozione sono a mio avviso faticose. La saturazione di uscite del mercato discografico attuale, impone grande cura nella pianificazione e costante tenacia per ogni titolo promosso, anche se è scontato che per alcuni nomi la strada è un po' più in discesa rispetto ad altri.

Cesare, Camilla e Nina: A volte capire un disco, altre volte mettere semplicemente e banalmente insieme il materiale. Oggi l’immagine conta moltissimo e per quanto il DIY (Do It Yourself) vada per la maggiore, le cose devono esser fatte bene. Noi siamo principalmente dei mediatori ma spesso e volentieri entriamo nel vivo del progetto, sia perché ci viene spontaneo (soprattutto quando ci appassiona un artista), sia perché ci viene direttamente chiesto, consigliando sulle scelte grafiche, musicali, sia sul primo singolo da scegliere, che sul video maker da interpellare. Insomma, cerchiamo di far capire, soprattutto ai progetti più piccolini e che stanno muovendo i primi passi nel campo musicale, che il disco non lo fa solo la musica che c’è dentro, ma conta davvero tutto.

Quali sono i passi da fare per promuovere un disco?
Claudia: La prima fase è di raccolta delle informazioni e di redazione di un comunicato stampa che possa essere il più chiaro possibile, e che contenga tutte i dati più importanti; poi c’è la preparazione di una cartella stampa con tutte le informazioni necessarie a chi dovrà scrivere gli articoli correlati per cui le foto, la biografia, la copertina dell’album... La fase successiva è quella di lancio vera e propria: il materiale viene inviato ai periodici (mensili, quotidiani, riviste specializzate) fino ad arrivare alle testate web e alle radio; e poi c’è il momento editoriale con la presentazione live del disco; noi lavoriamo molto anche sull’aspetto live, intendiamo il disco come una fase del lavoro ma l’espressione maggiore di un artista è quella live per cui puntiamo molto anche a questo aspetto. Il disco è importantissimo ma ci interessano e ci dedichiamo ad entrambi gli aspetti.

Leonardo: Come prima cosa è fondamentale un'analisi accurata dell'album in completa sinergia con l'artista, per capire quali sono i canali giusti e le strategie necessarie per farlo uscire nel migliore dei modi. A quel punto si passa a calendarizzare le varie mosse di entrambe le parti, sia prima che dopo la data di uscita, poi inizia il mailout.

Cesare, Camilla e Nina: È un po’ quello che dicevamo sopra, sicuramente capire un disco è il primo passo: scoprire la storia che sta dietro, capire l’artista, i testi, l’immaginario che vuol trasmettere o che vorrebbe trasmettere ma non sa bene come. Cerchiamo poi sempre di diversificare il lavoro, non vogliamo ridurci a “impiegati della musica” perché questo approccio, che abbiamo voluto fortemente sin dall’inizio, aiuta noi e aiuta la musica stessa. Poi, secondo il progetto che si sta promuovendo, si studiano delle strategie, dei piani di comunicazione ad hoc, perché la chiave del nostro lavoro è davvero capire il progetto per poterlo comunicare agli interlocutori giusti e nel modo giusto. Non annoiare giornalisti e addetti al settore con proposte che non fanno al caso loro è il primo passo per costruire solidi e soprattutto duraturi rapporti con tutte le redazioni. È difficile stilare un elenco di cose da fare uguali per ogni progetto, ogni disco ha un’identità e da lì si parte. Per esempio, un album di elettronica strumentale e uno di un cantautore avranno certamente percorsi differenti, come anche il disco di un’emergente rispetto a quello di un artista già noto a pubblico e stampa.

Il tuo ufficio stampa promuove solo dischi? Se no, quali sono le differenze tra la promozione di un disco e quella di altri contenuti
Claudia: Negli ultimi anni stiamo facendo degli accordi omnicomprensivi con gli artisti: ci occupiamo di promozione a 360° per cui spesso seguiamo gli artisti anche per un anno / un anno e mezzo dopo l’uscita del disco; nel momento in cui ci occupiamo di un artista, ci occupiamo di tutto quello che gli ruota intorno: il disco, la partecipazione a uno spettacolo, il tour, se partecipa ad una colonna sonora... Ci è successo di lavorare con un artista soltanto per il tour oppure con dei festival, per esempio seguiamo da 18 anni il Roma Jazz Festival, è stato il primo grande festival con cui abbiamo collaborato; in estate, poi, che le uscite discografiche sono di meno rispetto all’inverno, ci dedichiamo ai festival e ai tour estivi che sono molto più faticosi di quelli invernali nel club! Un altro festival importante con ospiti internazionali con cui collaboriamo da diversi anni  è Roma Incontra il Mondo / Villa Ada.
Ci è capitato di promuovere anche libri, sia libri musicali che libri scritti da musicisti ma l’attività principale di Big Time è comunque legata ai dischi e ai tour legati a essi.

Leonardo: Per fortuna abbiamo la possibilità di alternare la promozione classica del disco ad altro tipo di attività, che spesso prevedono territori comuni ma che possono anche aprire strade non ancora percorse. Penso alla recente promozione del tour dei Baustelle o del lavoro che ormai da tempo facciamo per il festival Primavera Sound, un evento pazzesco di cui ho potuto ammirare negli anni lo splendore esterno, da semplice fruitore, e quello interno da addetto ai lavori.

Cesare, Camilla e Nina: No, collaboriamo anche con locali occupandoci della promozione del calendario eventi, come la Latteria Molloy di Brescia e l’Arci Ohibò di Milano, che di Festival, ma anche di tour promotion, sia di artisti italiani che stranieri. Collaboriamo poi con altre realtà, da INRI a BPM Concerti a ViaAudio, e ci siamo occupati di progetti particolari come la piattaforma di crowdfunding francese Ulule o SofarSounds. Per quanto riguarda i festival, ne seguiamo alcuni direttamente e in maniera completa, come Locus Festival, Big Bang Music Fest, Arenasonica, Indiegeno, Woodoo Fest e molti altri – e con altri invece collaboriamo perché alcuni degli artisti di cui seguiamo il tour fanno parte della line up (dall’Ortigia Sound System Festival all’Ypsigrock). Abbiamo anche promosso singole date, come i The xx al Forum, Bonobo al Fabrique, Motta e i FASK all’Alcatraz e questa estate avremo tanti live da seguire. In questi casi si lavora molto sulla promo di zona della località in cui si tiene l’evento o il concerto. La differenza nel tipo di lavoro è grande, cambia fondamentalmente tutto, per i club si lavora con la stampa locale o nazionale ed è molto importante avere tutto il materiale nei tempi giusti per essere presenti negli spazi dedicati, è un lavoro a step con scadenze precise. Per i Festival è ancora diverso, si cercano media partner, si fanno comunicati per gli annunci di singoli headliner o dell’intera line up in accordo con management e agenzie di booking e così via, fino ad arrivare sotto data per tutta la promozione locale. Il lavoro con Radar Concerti invece è molto complesso, essendo il loro ufficio stampa e seguendo tutto quello che promuovono sul territorio, ci sono molte cose da seguire e diversi interlocutori con cui confrontarsi in modo da ottenere il miglior risultato possibile per tutte le realtà impegnate.

Qual è stato il disco la cui promozione ti ha dato più soddisfazione?
Claudia: Ne parlavamo giusto qualche giorno con Fabio mentre eravamo in macchina con Francesco Motta. Io personalmente sono molto orgogliosa di aver promosso, tanti anni fa, un disco di Pete Seeger; è stato un artista importantissimo che ha dato molto alla musica, aver avuto l’opportunità di promuovere in Italia un disco di un’artista così, come per il disco di Cesaria Evora, per me è stata un’occasione bellissima; anche se noi lavoriamo soprattutto con artisti italiani. Di italiani quelli che ricordo con più affetto sono quelli che ho seguito dall’inizio, di cui vedi i progressi e li senti un po’ come dei figli; per esempio nell’ultimo anno Francesco Motta ,  artisti come  i Fast Animals and Slow Kids e gli Zen Circus che hanno accresciuto molto il loro pubblico. Poi artisti come  Cristina Donà, Paolo Benvegnù, James Senese,  Marta sui Tubi , Maldestro , Diodato , Il Muro del Canto, gli Assalti Frontali , I Tetes de Bois , gli Ardecore che seguiamo nella promozione da tanti anni,  e anche artisti con cui abbiamo iniziato a lavorare da poco come Edda, Coez , il Pan del Diavolo , Angela Baraldi, gli Almamegretta... Non ti so dire un nome su tutti, gli artisti con cui lavoriamo sono tutti "piezz ‘e core”!

Leonardo: Sono tantissime le soddisfazioni che mi hanno accompagnato in questi anni e credo di essere legato in qualche modo speciale ad ogni titolo che ho avuto la fortuna di lavorare. Emblematico, ad esempio, è stato il momento in cui ci sono arrivati i provini di “DIE” di Iosonouncane, a mio avviso uno dei dischi più belli che l'underground italiano ha recentemente prodotto. Ricordo ancora i primi passaggi nel nostro stereo, sentirlo crescere ascolto dopo ascolto, capire da subito che quei pezzi sarebbero diventati qualcosa d’importante...quello che è successo dopo lo sapete tutti!

Cesare, Camilla e Nina: Sinceramente sono davvero moltissimi, dai più piccoli ai più grandi. Di recente abbiamo visto crescere artisti come Birthh o Giungla, per citare due ragazze, i Les Enfants (che seguiamo sin dalla nascita), le prime uscite dei Canova, Sara Loreni, We Are Waves, Tante Anna, le produzioni di Nufabric (Mudimbi, Serena Abrami per citarne alcune) e i dischi seguiti insieme a INRI, ma anche Giovanni Ferrario, Modena City Ramblers, Punkreas e Bol&Snah (side project del fondatore dei Motorpsycho)… insomma ce ne sarebbero tantissimi da citare. Quando si trova una buona comunicazione tra le parti, reciprocamente aperta al dialogo e perché no anche alle critiche costruttive, le cose funzionano meglio. La soddisfazione nasce quando s’instaura un rapporto di lavoro che ti mette nelle condizioni di lavorare con serenità, quanto c’è rispetto e stima reciproca si riesce a seguire meglio l’obiettivo e si mantiene forte la passione, parte fondamentale di chi lavora nel mondo dell’arte e della cultura.

Hai mai promosso qualcosa che non ti piaceva? Come hai lavorato?
Claudia: A dirti la verità no, cerchiamo sempre di trovare progetti a cui ci sentiamo vicini. A prescindere da quanto vendono, da quanto pubblico abbiano, scegliamo di lavorare con artisti in cui crediamo e che ci piacciano. Chiaramente dipende dal nostro gusto ed è una scelta soggettiva; ci è capitato di non accogliere proposte da artisti che poi hanno avuto una buona riuscita, a volte non riesci a seguire tutto e se una cosa ti colpisce al volo le dedichi più attenzione rispetto a progetti per cui servirebbe più ascolto, più tempo; ci dispiace molto ma siamo umani, non siamo infallibili!

Leonardo: La prima regola che ci siamo sempre posti nell'approccio al materiale nuovo è l'onestà. Se qualcosa non ci piace o siamo sicuri di non poterla lavorare al meglio, preferiamo non prenderla. Com’è facile notare dalle cose che quotidianamente facciamo, cerchiamo tendenzialmente sempre di andare sulla qualità invece che sulla quantità.

Cesare, Camilla e Nina: No, prendiamo solo prodotti in cui crediamo. Poi si può sbagliare, ma non siamo operai della promozione, decidiamo in autonomia su cosa lavorare e cosa invece rimandare a tempi migliori. Forse è sbagliato ragionare quasi come un’etichetta ma, se conti quanta gente oggi suona o vuole suonare, non fare selezione significa penalizzare tutti, dagli addetti ai lavori ai musicisti stessi.