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‘Na Cosetta e molto di più... storia e vita di un live club del Pigneto.

Partiamo innanzitutto dal nome: il modo di dire tutto romano ‘Na cosetta, di solito preceduto da “magnatela”, è un invito bonario a godere anche solo di un piccolo piacere eno-gastronomico.

Non poteva esserci nome migliore per battezzare il locale del Pigneto, quartiere di Roma Est famoso per Pier Paolo Pasolini e per i suoi locali hipster, che è insieme ristorante, live club, luogo per una merenda accompagnata da un mercatino vintage e spazio per eventi culturali. Un esperimento unico, perlomeno a Roma, che noi di KeepOn ci siamo fatti raccontare da Luca Bonafede, il fondatore, e che abbiamo vissuto in prima persona in occasione di un pomeriggio trascorso fra abiti fatti a mano e cioccolata calda e di diversi concerti. 

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‘Na cosetta ha compiuto due anni lo scorso dicembre con più di 500 concerti all’attivo, e la prima cosa che balza all’occhio di questo luogo particolare è la suddivisione in tre spazi: il primo, a ridosso dell’entrata, ospita divanetti e tavoli, continua in un corridoio che termina nella sala con il palco al centro, circondato da altri tavoli e divani. La sala “live” è separata dal resto del locale da una tenda, che ricorda immediatamente un sipario, ed è esclusivamente riservata a chi vuole godersi una cena di fronte all’esibizione di un musicista. L’idea è natai ispirandosi ai live club di New York, dove il palcoscenico e l’esperienza enogastronomica sono spesso collegate.


In Italia, purtroppo, è difficile sdoganare l’esperienza del live musicale dalla fruizione di nicchia, spesso relegata in spazi piccoli impianti di ascolto poco adeguati.

Luca, anima del club, ci racconta che l’idea di ‘Na Cosetta è partita dalla cucina: lui nasce come chef, ha lavorato molto fuori e dentro Roma (l’ultima esperienza al Fanfulla Bistrot, mentre delle esperienze forestiere ricorda come molto positiva quella milanese) e ha ideato un menù molto particolare, con alcuni elementi della cucina romanesca (ad esempio, al sabato il “pranzo di Nonna Cosetta” a 15 euro propone diverse specialità locali) e internazionale, compresi felici esperimenti come la degustazione di polpette “ubriache” abbinate a cocktail. 

La programmazione musicale, ci racconta, è venuta da sé: “Ci sono tanti musicisti validissimi-locali e non-; creare una programmazione trenta giorni al mese non è difficile se si fa un po’ ricerca”.

nacosetta3Mercoledì 1 febbraio abbiamo assistito all’esibizione di Francesco di Bella, arrivato a ‘Na Cosetta direttamente da Napoli per presentare in uno showcase “Nuova Gianturco”, il suo primo disco di inediti. Di Bella, un pezzo da ’90 della scena indipendente napoletana, leader storico dei 24 Grana, riempie letteralmente di fan ogni spazio di ‘Na Cosetta con il suo cantautorato, che prende ispirazione dalla tradizione della sua città per raccontare la periferia, le contaminazioni culturali, i sogni di riscatto e di fuga, concludendo con il canto di rivolta napoletano Briganti se more.

Ma i live in orario after dinner, anche quelli partecipatissimi come Nuova Gianturco, non sono l’unica modalità in cui il locale propone musica: il 10 febbraio, ad esempio, i seguitissimi Fast Animals and The Slow Kids, intervistati da Federico Guglielmi, hanno presentato in orario aperitivo il nuovo disco “Forse non è la felicità”: il gruppo, famoso per il “pogo” nei suoi concerti e acclamato per la resa live fra le migliori nel panorama italiano, ha suonato poi alcuni brani. Tutt’altro lavoro rispetto al precedente Alaska: l’energia e le chitarre distorte non mancano, ma vengono convogliate in testi e melodie decisamente più malinconici dove il tempo che passa e l’instabilità dell’esistenza fanno da padroni.


La partecipazione fittissima e l’atmosfera, allegra, entusiasta e rilassata, fanno pensare che locali come ‘Na Cosetta siano una vittoria per la musica live in Italia, spesso bistrattata e ridotta a pochi mezzi per esprimersi.

Un’unica considerazione: dato l’alto numero di partecipanti agli eventi, è molto difficile trovare un posto a sedere per godersi la serata (e magari un cocktail) in tranquillità. Occorre arrivare molto presto - cosa a volte complicata, visti i ritmi romani-, oppure prenotare obbligatoriamente un tavolo per cenare, se si vuole assistere a un concerto direttamente davanti al palco. Questo è forse l’unico limite su cui lavorare- il sistema di prenotazione - in un locale che forse è fra i pochissimi che riescono a offrire una proposta nuova nel panorama romano.