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Parla Garrincha: Intervista a Matteo Romagnoli e Live Report del Garrincha Loves

A due anni di distanza dall'ultimo appuntamento, l’etichetta Garrincha fa le cose in grande e torna a Bologna, al Tpo, per il suo Garrincha Loves. Ad esibirsi su due palchi ci sono svariati artisti del roster, più diverse comparsate provenienti dagli altri progetti dell'etichetta, per una serata che è iniziata presto e finita molto tardi.

È stata un'occasione per ritrovare vecchi gruppi e progetti, presentarne di nuovi e creare mix mai visti primi dall'etichetta. Prima volta ad un festival di questo tipo per i Punkreas, storica formazione punk milanese che ha fatto uscire lo scorso anno, proprio per Garrincha “Il lato ruvido”, il loro ultimo disco. Anche per i genovesi Ex-Otago, che portano invece il loro “Marassi. Ad accompagnarli i Camillas, Io e La Tigre, Edo e i Bucanieri, Verano e La Rappresentante di lista in un set elettronico molto particolare e che approfondiremo più avanti. Per chiudere, il ritorno della Garrincha Star All-Stars e i dj set de Lo Stato Sociale e Matteo Romagnoli in arte Matteo Costa, che abbiamo intervistato per l'occasione.

Come nasce il festival Garrincha Loves? Come mai avete ripreso proprio adesso?
Il festival nasce a Torino, nel settembre del 2012. Inizialmente non c'era l'idea di farlo diventare un format vero e proprio, ma ci siamo divertiti così tanto ed è andata così bene che abbiamo subito deciso di farne un altro a Bologna, a dicembre. Da lì è diventato poi un festival prettamente estivo. Per una realtà relativamente piccola, come la nostra, è necessario trovare il tempo mentale per riuscire ad organizzare un concerto del genere tra tutte le uscite da produrre. C'era comunque molta voglia di rifare questa cosa  per stare insieme; per noi è come una specie di ritrovo di famiglia un po' più inquadrato.
Tutto nasce dalla voglia di ritrovarsi tutti insieme e quindi gli artisti stessi sono parte fondamentale del festival: a loro chiediamo di scendere a patti con la situazione, di suonare meno del solito eccetera. È importantissimo questo: la voglia di suonare tutti insieme semplicemente per ritrovarsi.

Quali sono tre concerti della tua etichetta che ti sono rimasti particolarmente impressi?
Il primo che mi viene in mente è un derivato del Garrincha Loves: ogni volta al festival si creava un casino pazzesco, c'era sempre qualcuno che saliva sul palco dell'altro. Ad un certo punto ci siamo detti “perché non formalizziamo questa cosa?” e da lì è nato Diversamente Felici, uno show che non era di nessuno ma di tutti insieme. Nessuno suonava la propria canzone, ognuno doveva imparare la canzone di qualcun altro. La prima di questa serie è quella che mi è rimasta più impressa proprio perché era l'esordio e non si sapeva come sarebbe andata, dato che non hai mai fatto qualcosa del genere. Nulla da togliere alle altre serate, ovviamente, anche se la prima al Magnolia fu proprio magica. 
Inevitabilmente, la prima volta che suoni in un palazzetto è una cosa importante. Nel 2015 con il concerto de Lo Stato Sociale fu assurdo; di solito non ci si pensa, ma la sensazione dal palco è di un completo accerchiamento delle persone del pubblico, da tutti i lati fino al lato del palco. È una sensazione bellissima, come un enorme abbraccio.
Il terzo è un concerto dei Garrincha Star All-Stars. Non ho mai avuto una cover band o una tribute band, che era quello che eravamo in quel momento. Fu in occasione del 71esimo compleanno di Lucio Dalla, all'Arterìa di Bologna: mi divertii tantissimo a stare in quattordici sopra un palco piccolo come quello, mentre in piazza c'era una concorrenza non da poco con il concertone in memoria di Lucio.
Te ne dico un quarto che mi fa ridere: quando ho conosciuto l'Officina per la prima volta sono andato ad incontrarli, insieme al loro manager, in un concerto in un piccolo locale di Trento. Fu un concerto improbabile, ricordo che improvvisarono la sigla del principe di Bel Air e il locale gli andò dietro neanche fossero una crew hip hop.

È da due-tre anni che diverse band o artisti provenienti dalla scena indie stiano arrivando ad un bacino di pubblico davvero grande. Cosa è cambiato e cosa sta cambiando rispetto agli anni passati?
È evidente che negli ultimi due anni sono cambiate un sacco di cose, cose che magari ora sono più “facili” per noi ma che fino a qualche anno fa erano molto più complicate. Sono convinto che se oggi la situazione è così è perché negli anni precedenti abbiamo mosso qualcosa. Innanzitutto è stato un processo di pubblico, è cambiata la considerazione di noi che avevano gli addetti ai lavori. Ora c'è interesse da parte dei grandi distributori e delle major a darci merito, oltre a tutta una serie di possibilità (occupare alcuni spazi, darci possibilità economiche) che rende tutto più semplice. Anche con le radio, se prima ogni tanto un singolo riusciva a passare nei loro canali poi si perdeva interesse, mentre adesso siamo riusciti a mandare più singoli con gli Ex-Otago. Questo ci ha portato un pubblico che non avevamo prima, dato che chi ascolta la Garrincha di solito non guarda la tv e non ascolta la radio.
Arrivare a tutti e a tanta gente, prendere qualcuno che prima non sapeva che esistessi, dipende anche da riuscire ad innescare alcuni meccanismi di viralità. Il fatto che qualcosa perduri vuol dire che in un certo senso hai sconfinato. Di sicuro il successo di pezzi come “L’ultima festa” (Cosmo), “Cosa mi manchi a fare” (Calcutta) o alcuni pezzi dei Thegiornalisti o de Lo Stato Sociale è conseguenza di un processo portato avanti da etichette come la nostra: un lavoro culturale al basso molto lungo e complicato per arrivare a più gente possibile. Chi fa musica come la nostra, cioè pop, ha l'obiettivo di arrivare a più gente possibile. L'idea è proprio quella di arrivare a tutti. Penso che tutto questo sia quindi merito nostro e di tutte le etichette che come noi hanno portato avanti quest'idea di pop e di musica dal basso. Queste canzoni ce l'hanno questa intenzione, questa mission di arrivare a più gente possibile.
D'altro canto penso che sia comunque cambiato qualcosa anche per quanto riguarda la percezione degli influencer come la tv o la rivista musicale. Credo che ormai all'ascoltatore non importi più come prima cosa pensi l'influencer e che quindi si crei un pensiero indipendente. Inoltre c'è anche quest'idea di scena che si è via via creata nella musica indipendente, di cantautorato italiano per cui in una playlist puoi trovare Cosmo subito dopo Mannarino, che anche se non c'entrano praticamente niente l'uno con l'altro in qualche modo ti parlano in modo simile. Di base, molti hanno quindi la percezione che ci sia una scena è questo penso sia merito del nostro lavoro come Garrincha e di tante altre etichette negli ultimi dieci anni, oltre che di proprietari di locali illuminati.


Garrincha Loves a Bologna - 18 febbraio
garrinchaoves

Il Garrincha Loves, prima di tornare a Bologna, negli ultimi anni ha portato i suoi gruppi in svariate città: Milano, Genova, Brescia, Padova, Roma, Firenze, Torino e Bari tra le altre, partecipando a festival tra cui lo Sherwood, il festival di Radio Onda d'Urto e il Biografilm. Inoltre, il festival itinerante è entrato al Teatro dell'Archivolto, all'Anfiteatro delle Cascine (entrambi di Firenzee) e il Cortile della farmacia di Torino.
Difficile fare meglio dell'ultima volta in cui il Garrincha Loves aveva calcato il palco del Tpo, nel 2012, con circa 2000 presenti. Eppure non appena entrati nello storico centro bolognese si ha la sensazione che sarà una grande e bellissima festa.
I gruppi si danno il cambio sui due palchi, in modo da non lasciare neanche per un secondo l'ambiente senza musica. I cambi funzionano, senza intoppi, fino alla fine, quando i Camillas creano un siparietto divertente ignorando che fosse finito il loro tempo a disposizione, lasciando i Garrincha Star All-Stars seduti sul palco grande in attesa.
Già dalle 20, ora di inizio ufficiale dell'evento, gli artisti sono pronti a suonare e il pubblico pronto ad ascoltare ma soprattutto a ballare. Si parte con Edo e i Bucanieri e Verano, i primi promotori di un brit-pop scanzonato, la seconda (ex de l'Officina) col suo progetto solista un po' à la Chvrches, che segue la linea tracciata da altre artiste italiane di questo periodo (Giungla, LIM) ha proposto anche un paio di inediti.
Subito dopo, la prima sorpresa della serata, il duo Io & la Tigre: un pop-punk ruvido che ha scaldato al meglio gli animi dei presenti, che iniziavano già a riempire il Tpo. Incredibili per energia e per potenza di suono, dato che hanno convinto chiunque ad avvicinarsi per capire chi stesse facendo tutto quel casino.
A seguire, La Rappresentante di Lista e Keaton si mescolano per un'esibizione inedita. I Keaton sono la novità di Garrincha, un trio elettronico che ha appena pubblicato il proprio primo disco per Garrincha Soundsystem, il cugino danzereccio dell'etichetta. Sempre per parlare di novità, proprio il disco dei Keaton è la prima uscita sulla lunga distanza per la Soundsystem. Anche loro danno una grandissima carica, dal loro punto di vista elettronico, dimostrando di meritare anche un palco più grande del secondo del Tpo.
Una volta che il pubblico è pronto, salgono sul palco grande gli Ex-Otago: a questo punto il posto è completamente pieno e inizia davvero la festa della Garrincha. Tutti cantano, tutti ballano, tutti urlano i pezzi di Marassi e dischi precedenti, con alcuni particolari urli di gioia quando attaccano a suonare “Quando sono con te”.



Scaricate le energie momentaneamente, si torna sul palco piccolo, dove l'Officina della Camomilla offre un set acustico molto particolare. Chitarra, tastiera, basso e violino ad accompagnare alcuni dei pezzi più famosi, tra cui Agata Brioches, sulla parte si da il via ad un pogo discretamente nonsense.
Si torna poi subito indietro di vent'anni: tocca ai Punkreas portare sul palco il loro punk-rock direttamente dagli inizi degli anni duemila, un momento nostalgia tutto da urlare a squarciagola. C'è da dire che, nonostante l'età, il gruppo va fortissimo, con un'energia invidiabile.
Ultimi sul piccolo palco i Camillas, in trio: come detto prima, tra cazzeggio, ironia e improvvisazione i loro set non stancano mai; forse solo i ragazzi degli All-Stars, che aspettavano di poter suonare.
Dopo tanti brani originali, tocca a una tribute band fuori dal comune chiudere i concerti della serata: la citata e stracitata Garrincha Star All-Stars, formata da membri da ogni gruppo dell'etichetta. Per l'occasione, oltre al già suonato altrove “Com'è profondo il levare”, rivisitazione dub del famoso disco di Lucio Dalla, hanno anche proposto brani da La voce del padrone, storico album di Battiato, sempre nello stesso stile.

Ci si perdonerà la scrittura frenetica di questo reportage ma è l'unico modo possibile per poter spiegare cosa è stato questo Garrincha Loves Bologna; non un attimo di pausa, un continuo scambiarsi di palco, di artisti e di stili che non hanno lasciato un attimo di respiro a chi era lì. Una Festa, con la F maiuscola, di un'etichetta in continua espansione.