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Al via l'Indie Pride di Bologna: «Ancora molti muri da abbattere, ma la musica è il mezzo migliore per farlo».

Cresce l’attesa per la settima edizione dell’Indie Pride, che si svolgerà il 27 ottobre al Tpo di Bologna, grazie a un percorso condiviso con molti musicisti e addetti ai lavori parte integrante dell'associazione. Un appuntamento fisso, ormai, e molto utile per diffondere ulteriormente il messaggio degli organizzatori che vogliono dire a gran voce il proprio no al bullismo, al sessismo e all’omofobia. Il tutto con la musica, indicata da Antonia Peressoni, presidente e direttrice artistica, come l’arte più diretta e ad ampio raggio per comunicare.

Dall’attesa dell’Indie Pride di quest’anno traspare proprio la sempre più grande adesione a quello che è il messaggio che questo evento porta con sé, è così?
È giustissima come impressione: sarà merito del fatto che esiste da diversi anni. È iniziato tutto dal nulla e si è allargato come rete di collaborazione, siamo riuscite ad avere un dialogo più diretto con musicisti e operatori del settore e le cose sono migliorate. Dall’altra parte si sta sentendo un’emergenza maggiore, rispetto agli anni passati, nel comunicare, nel mettere la faccia. Dare messaggi che non siano fraintendibili, proprio per il periodo storico che stiamo vivendo.

Ci siamo visti al Keepon Live Fest, com’è andata con i club?
È stata una cosa molto bella. Per me è andata molto bene perché abbiamo avuto possibilità di confrontarci anche con alcuni responsabili che ci hanno permesso di capire che in tanti non ci conoscono. Per noi è stato utile per una fase di collaborazione e confronto, si è buttato il primo semino con cui avviare un dialogo: queste occasioni sono il palco per mandare il messaggio. Parto sempre da un esempio come Magnolia, che ha appeso all’ingresso un cartellone enorme con scritto che ai razzisti, sessisti, omofobi, antipatici non è gradito l’ingresso. Penso che sia importante il segnale che viene dato ai suoi avventori: per qualcuno potrebbe essere fastidioso ma è un messaggio che io apprezzo molto. I live club sono spazi di condivisione e unione, meglio avvisare subito che chi potrebbe rovinare il clima non è gradito.

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Parlami della firma fatta con un bacio che lascia il timbro del rossetto sulla carta d’intenti: com’è nata questa idea?
È nata perché, pensando soprattutto agli uomini, mettere un rossetto potrebbe essere visto come un segno che va a decostruire la sua mascolinità. Ma un uomo non finisce di essere maschio perché si mette il rossetto. Volevamo un gesto che fosse anche contro il sessismo: un bacio, come gesto, è uno dei più belli che si possano dare e ricevere, è molto forte. Da qui è nato questo gesto.

La musica è davvero il mezzo più incisivo per dire basta a bullismo, sessismo e omofobia?
La musica è forse una delle forme d’arte più dirette e ad ampio raggio. Arriva ai più giovani ed è molto emozionale. Storicamente è sempre stata veicolo di messaggi politici, culturali e sociali. Oltre che forma d’arte in grado di creare empatia, è anche responsabilità. Chi fa musica, o arte, ha un mezzo in più per poter comunicare verso l’esterno e devi stare attento a come lo fai. Molte volte penso che musicisti e operatori non hanno consapevolezza di questo, altre volte sì.

Che musica ci sarà all’Indie Pride?
Lo scorso anno abbiamo puntato più sul rock, quest’anno daremo spazio a questa vena più indie pop che sta andando per la maggiore negli ultimi anni. Soprattutto in questa edizione più che seguire un genere abbiamo contattato artisti che da lungo tempo ci sostengono, o che hanno iniziato con noi questo percorso. I Botanici, Cimini, Io La Tigre, ma anche A Toys Orchestra, che sono sempre stati i più propositivi e affiatati. Verano è stata tra le prime a firmare la carta d’intenti, così come I’m Not a Blonde. Più che un genere abbiamo deciso di intraprendere un percorso con chi ci sostiene da tempo e speriamo che ci siano sempre più realtà che lo facciano.

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A chi non vi conosce come descriveresti questa manifestazione?
È nel nostro claim: indipendenti contro omofobia sessismo e bullismo. Portiamo avanti questa lotta attraverso la musica e i suoi protagonisti.

Ma quel che fate non si riduce a questa giornata: quali sono le attività che svolgete durante l’anno?
Quest’anno ci stiamo focalizzando sul questionario che abbiamo rivolto ai live club bolognesi, e serve a noi per sondare e avere dati su che tipo di pubblico hanno i live club, come è composto lo staff tra genere, età e orientamento sessuale, e se nei locali ci sono stati casi di sessismo bullismo e transfobia. In questo caso chiediamo come è stato gestito il tutto e come possiamo intervenire insieme per prevenire eventuali azioni. Anche con voi di Keepon capiremo come gestire insieme questo questionario. Poi dall’anno scorso, con la firma della carta d’intenti abbiamo mostrato la volontà di costruire un percorso con musicisti e operatori per capire come comunicare il nostro messaggio attraverso la musica. Con Io e la Tigre abbiamo realizzato una Fanzine, grr power, rivolto alle donne e alle donne che vogliono fare musica. Con A Toys Orchestra è stato fatto un video, UNA ha messo sul suo nuovo album, AcidaBasicaErotica, il nostro logo sulla quarta di copertina. Abbiamo cercato di trovare, insieme a musicisti e operatori, un linguaggio comune per mandare.

Qual è il muro più difficile che non siete ancora riusciti ad abbattere?
In realtà sono tanti i muri: forse sicuramente uno di questi è far capire che essere omosessuali è davvero una problematica. Se per qualcuno non rappresenta un problema, non è detto che non lo sia per altri. Molti ragazzi non fanno coming out per paura o non si dichiarano omosessuali per evitare ritorsioni lavorative, mobbing. Non sono percentuali grandissime, ma fanno riflettere. Ci sono tanti stereotipi che vorremmo decostruire, e vorremmo far conoscere una realtà poco conosciuta. Dati alla mano vogliamo far capire come sia reale il problema della violenza sulle donne e il poco accesso nel lavoro da parte delle donne. Mettere le persone a confronto con realtà di cui si è magari solo sentito parlare ma senza un vero confronto, rischiando così di cadere nello stereotipo.