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Ascoltare il territorio e partire con il sostegno di tutti: questo è #RESTARTCAP10100

Non siamo ancora pronti per pensare a una città come Torino senza una realtà come il Cap10100. Abbiamo seguito da molto vicino il percorso per arrivare alla sua riapertura. La musica, nel capoluogo piemontese, non ha passato un periodo semplice dopo i fatti della finale di Champions di tre anni fa che hanno portato al decreto Gabrielli. Da lì però il substrato culturale cittadino si è mosso per tornare a poter urlare a gran voce la gioia che si vive ad un evento live. Nel frattempo Valentina Gallo, che dirige il progetto, non si è fermata un attimo, come testimonia l'organizzazione dietro l'evento organizzato a parco Valentino, il form per raccogliere le esigenze del territorio a cui si rivolge il Cap e una raccolta fondi, che inizierà a giugno, per poter ripartire una volta per tutte con il sostegno di tutti.

Il ritorno della primavera, una stagione indoor ormai agli sgoccioli, come sta andando a Torino?

Torino è una città fuori da ogni schema, vittima di una lotta intestina tra le parti politiche che spesso sono dimentiche dell'obiettivo comune; il tessuto cittadino e il suo sviluppo. Dopo anni di “ancienne regime” ci si aspettava un cambiamento, ma il cambiamento avviene se il motore è la collaborazione di tutti gli stakeholder chiamati in causa: questo non è avvenuto. Chiaramente ci sono degli spazi in città, votati per lo più all'impresa nel settore dell'intrattenimento e del tempo libero, mancano però di progettualità profonda e di radicamento politico-sociale. Ben vengano i luoghi dello sviluppo commerciale ed economico, ma non possono sostituire gli spazi di democratica espressione a ogni livello ed in ogni settore culturale. I primi sono volti all'obiettivo di un gruppo, i secondi allo sviluppo della società civile attraverso la diffusione culturale.

In questa stagione primaverile c'è però aria di rinascimento dopo un periodo molto buio. I segnali di rinascita sono la riapertura imminente dell'imbarchino, spazio fondamentale nel cuore del Valentino. Oltre a quello c’è anche lo sforzo di Città e Regione nel dedicare capitoli di bilancio alla messa a norma degli spazi chiusi o con problematiche riguardanti il TULPS o altro. Credo che in questi anni le istituzioni siano state oggettivamente impegnate in un grande rispolvero ora è primavera è ora di liberare gli armadi dei vecchi cappotti e ricominciare tutti insieme a prescindere dalle scelte partitiche.

Da altre parti di Italia la cultura sta diventando il centro della ripresa della partecipazione dei cittadini nelle città, che differenze noti rispetto alla tua città?

Nei telegiornali o giornali nazionali si sentono notizie discordanti, c'è chi dice sviluppo e turismo al top, c'è chi dice città decadente, c'è chi dice che non ci siano più luoghi per la musica c'è chi fa la conta e si complimenta per il grande numero di concerti. La verità sta nel mezzo. Nel mezzo ci sono due concetti fondamentali: screditare e resilienza. Molto di ciò che si legge è gonfiato al fine di screditare un panorama politico che ha i suoi pro e i suoi contro, come qualsiasi altro, ma che si mette in una posizione di fragilità per l'entropia che contraddistingue il suo operato; o meglio non operato.

I torinesi però sono resilienti (parola che io non amo per nulla) reagiscono e si ingegnano con una sottile ironia sabauda. Siamo quelli della rivoluzione nei salotti e delle lotte nelle piazze, ma siamo anche quelli che prima del 2006 erano identificati come FIAT. Spesso si inneggia alla resilienza come qualcosa di molto positivo, contrariamente io penso che la resistenza permetta di sopravvivere non di sviluppare. Qui è necessario lo sviluppo. Sono necessari investimenti, leggi fiscali (nazionali) e regolamenti cittadini volti allo sviluppo di imprese no profit o profit con lo scopo di fare della più grande risorsa italiana un business. Finché però i comitati “anti movida” conteranno più dell'indotto economico e dei posti di lavoro che potenzialmente potrebbe essere sacca d'ossigeno per una generazione sempre più precaria., non ne usciremo.

Se a tutto questo aggiungessimo anche un sorriso qua e là, un pizzico di voglia di collaborare, guardando “al di là del proprio naso” citando Mary Poppins, saremmo a cavallo!

La scorsa estate le difficoltà hanno colpito tutti, anche gli artisti di strada: come vedi l’estate alle porte?

Strana, un'altra estate senza Murazzi a Torino. I festival dal Flowers ad Apolide (new version) sono fuori porta, in città ci saranno i punti verdi grazie ad un bando cittadino, ancora non è chiaro esattamente cosa faranno a parte alcuni punti storici, come quello della tesoriera, però rimaniamo sull'evento di quartiere poco allettante per lo sviluppo turistico. Resiste il meraviglioso Todays a fine agosto. Credo che in una delle più grandi città d'Italia sia un po' pochino.... Ma si sa, io sono esagerata.

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Si sta parlando molto di Parco Valentino e della notte bianca: come è andata?

Il parco era colmo di persone e associazioni un bazar di progettualità e espressioni di ogni tipo, sport, majorettes musei aperti, eventi gratuiti, musica poca; era troppo complicato. Mancavano i locali e quindi i servizi: igienico sanitari, food &beverage, alla persona. È andata. La Stampa ne ha fatto un puntuale report e puntuale anche la piccola social rissa a seguire (tra l'altro in odore di elezioni le risse pullulano). La circoscrizione 8 ha inserito all'interno del programma spontaneo un dibattito al quale ho partecipato volentieri dal titolo “come si riparte”. Il quadro è stato completato da SOSTORINO rappresentato da Filippo Camedda e Pietro Genuino di Clubfuturo. La prima realtà si occupa di monitorare la situazione delle chiusure e riaperture dei locali in città a scopo informativo. Clubfuturo invece è un progetto più ampio di mappatura del tessuto notturno. Ci siamo trovati a chiacchierare con Daniele Valle, coordinatore alla cultura della Regione Piemonte e Paola Parmentola coordinatrice cultura della circoscrizione 8 della città di Torino.

Nel buon senso siamo tutti d'accordo: la discussione ha preso una piega molto collaborativa ed è uscita la volontà accolta da tutti, compreso Valle, di istituire un tavolo APERTO per capire quali soluzioni attuare.
1) creare una mappatura delle piazze con caratteristiche idonee all'organizzazione degli eventi
2) una volta individuati i posti gli uffici del comune potrebbero creare i piani di sicurezza ed evacuazione
3) Una volta fatto l'archivio sarebbe a disposizione (a pagamento) a tutti gli organizzatori. come si paga il suolo pubblico si può pagare una fee per avere i piani corretti e già approvati dai vigili del fuoco.

Per i locali chiusi i punti interrogativi sono molti ma come sappiamo l'associazione di categoria keepOn LIVE se ne sta occupando.

Cosa manca per riuscire a permettere alle piccole realtà che organizzano eventi e sostengono la cultura e la musica di fare sentire la loro voce?

A parte l'associazione di categoria keepOn? Scherzi e auto promozione a parte... Non so nelle altre città ma a Torino manca il coraggio e la conoscenza della legge. Spesso ci si fa intimidire, non c'è fiducia. La rete, le reti e le collaborazioni sono fondamentali. Ma quelle vere, non di comodo.

Nel frattempo per il Cap sta per partire un crowdfunding, cosa bolle in pentola?

La pentola dei fagioli magici. Dopo tutto sto proselitismo da Osho della cultura adesso il progetto che dirigo dovrebbe essere perfetto e pronto a splendere di beatitudine! Invece no, siamo lontani mille miglia dalla perfezione e ci guardiamo bene dall'avvicinarci. Ci piace essere sempre perfettibili, come dice Keri Smith “È tempo di mettere disordine.

Tre regole da tenere a mente: Non cercare di realizzare qualcosa di bello. Non pensare troppo (non esiste la parola "sbagliato"). Continua, ad ogni costo.” il suo libro Piccolo Manuale dei Grandi Sbagli sarà il nostro libro sacro. Questo è il concept della direzione artistica. Osare e giocare al rialzo.

CAP10100 ha dato i natali a molte band della scena indipendente e progetti culturali che a loro volta hanno mutato il volto della città. Nel 2017 a causa di un problema di concessioni limitrofe l'amministrazione pubblica si è vista costretta a sospendere le attività, senza preavviso. Immaginate di avere una attività, con le dinamiche di una attività florida: dipendenti, crediti, debiti, flusso di cassa, progetti in costruzione e investimenti. Immaginate che da un giorno all'altro venga chiusa: risultato una serie di "partite da chiudere" e tante "da riaprire". Dopo tanto tempo si è giunti ad un accordo che riorganizza gli spazi della prestigiosa palazzina, assegnando al CAP10100 quasi 300 metri quadri in più.

Per permettere ad una realtà così di compiere il suo #restart è necessario, partire dalle esigenze del territorio, proprio perché la progettualità sarà quella dello sviluppo della società civile attraverso la diffusione culturale e il suo sostengono grazie alla fornitura di servizi.

Ed ecco che abbiamo lanciato un form da compilare semplice e anonimo. Rimarrà on line sempre i primi risultati li raccoglieremo e pubblicheremo entro fine giugno. Lo scopo è quello di limare l'offerta grazie alla raccolta della domanda reale. Strumenti basici di marketing applicati alla diffusione culturale, anche qui non abbiamo inventato l'acqua calda, ma ci facciamo un bel bagno di realtà necessario.

Il secondo passo sarà una raccolta fondi, Non è una semplice campagna di crowdfunding (raccolta fondi online) è un modo per raccogliere idee, dare spazio, riprenderci un luogo di espressione, intrattenimento e cultura. SIAMO DA SOLI? Assolutamente no! i fondi necessari erano molti di più, abbiamo una rete di sponsor imprese e istituzioni che in parte agiscono a favore del progetto e alla comunità chiediamo un'ultima spinta.

#RESTARTCAP10100 Significa riattivare un luogo che ha dato spazio e possibilità sotto molti punti di vista:

Progettuale; chiunque poteva proporre un progetto, veniva accompagnato nella realizzazione
Lavorativo: al momento della chiusura tra dipendenti diretti e indotto più di 40 persone lavoravano al CAP1010
Onirico: il nostro sogno è tornare a casa e aprire le porte per far diventare #casacap la casa di chiunque abbia un sogno.

A cosa servono i Fondi? I fondi servono a far "partire la macchina”, verranno destinati in ordine di importanza in questo modo:
1) A chi ha avuto pazienza di aspettare 669 giorni che risolvessimo la situazione In particolare, la nuova concessione ha degli oneri amministrativi e anche la ripartenza di contratti di lavoro e comunicazione oltre alla nota dolente degli ultimi anni; la sicurezza. In questa riapertura noi non abbiamo intenzione di venire meno a nessuna regola, per nessun motivo. I giovani e i cittadini tutti dovranno essere e sentirsi al sicuro.
2) Per la ristrutturazione e la messa a norma dei nuovi spazi
3) Per la partenza e i primi 6 mesi di programmazione
4) Creazione di spazi per la condivisione progettuale (co working gratuiti e spazi di incubazione per nuovi progetti/imprese/idee)

La campagna partirà il 1 giugno sulla piattaforma Gofoundme