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Basta un buon EP per conquistare l'estero: intervista a Giungla

Foto: Mauro Kuma
Dopo essere stata voce e chitarra degli Heike Has The Giggles e bassista negli His Clancyness, Emanuela Drei ha dato corpo e voce alla sua nuova creatura, Giungla.

Armata di chitarra e drum machine, con un ep all’attivo, Camo, Giungla quest’anno ha calcato molti fra i più importanti palchi italiani ed esteri (prossime date a Varsavia, Eurosonic Noordeslag e SXSW Festival) , comparendo già per due volte tra i vincitori della nostra Live Parade di quest'anno.

Ecco qui la nostra intervista:

1. L’industria musicale, è triste affermarlo, è un ambiente prevalentemente maschile. Tu hai fatto parte di band maschili (Heike Has The Giggles e His Clancyness) come voce, chitarra e basso, ma questa è la tua prima prova in solo. Come hai vissuto questo cambiamento
Per me è stato un passaggio naturale, nato da un’esigenza personale di creare un progetto che fosse solo mio, d’altra parte anche con la mia band i pezzi li scrivevo io. La dimensione solista “a tutto tondo”, è perfetta per sperimentare e spaziare. Con HHTG suonavo da quando abbiamo preso la patente. 
In realtà all’inizio non volevo essere da sola sul palco, avrei voluto mettere in piedi una nuova band ma per varie ragioni non è stato possibile. Suonare da sola è divertente e mi ha fatto provare sensazioni nuove.
Per il resto, tante volte mi è capitato di sentirmi dire “ma i pezzi che suoni li scrivi DAVVERO tu?” con un accento molto forte sull’avverbio. È come se una ragazza dovesse ripetere sempre due volte quello che per un ragazzo si dà per scontato.
Ma le donne nella musica sono tante ormai, quindi sono fiduciosa che piano piano non stupirà più.

2. Il tuo primo Ep, Camo, è uscito lo scorso maggio, prodotto da Federico Dragogna dei Ministri. Con un solo EP hai ottenuto critiche positive e hai creato molto hype attorno a te, soprattutto grazie a un tour che ha toccato moltissime città italiane ed europee, e che nel 2017 approderà all’Eurosonic, a New York e Austin.
Ci vuoi parlare delle tue esperienze nei live? Hai riscontrato delle differenze fra l’Italia e l’estero?
In Italia spesso alcune situazioni musicali non sono gestite da professionisti, manca la cura professionale perché il mondo della musica è gestito da molti appassionati e pochi davvero qualificati.
Un posto che posso considerare casa e che si distingue da sempre per l’eccellente programmazione e per la location è l’Hana Bi di Marina di Ravenna; mentre “in trasferta” mi è piaciuta molto l’esperienza del Festival Moderno (7 luglio, Magnolia) dove ho suonato a fianco a Grimes.
Delle esperienze a Utrecht e a Vienna posso dire che a differenza dell’Italia c’era tanto pubblico curioso di sentire un’artista emergente come me.
Gli organizzatori dei festival all’estero sono capaci di creare programmi molto intelligenti, abbinando nomi affermati ad artisti emergenti, evitando sale vuote e valorizzando chi vuole farsi conoscere.


4. Ho letto in un’intervista che uno dei tuoi miti musicali è Pj Harvey, di cui possiedi anche un disco autografato da vera fan. Nelle recensioni, sei stata paragonata a Grimes, Bat for Lashes, St Vincent, anche perché in Italia manca da sempre una musicista di questo calibro. C’è un’artista a cui ti sei ispirata in particolare per il tuo progetto?
Tutti i nomi che hai citato mi hanno sicuramente influenzato, ma la verità è che mi appassiono a diversi "pezzetti" del lavoro di varie artiste, e non ti nascondo di avere anche una vena molto pop.
Ultimamente ascolto Nickj Minaj, Beyoncè; anche l’ultimo disco di Rihanna mi è piaciuto molto.

5. Le tue origini sono romagnole, ma sei cresciuta artisticamente a Bologna, una città da sempre nota per la sua scena musicale. Cosa devi a Bologna?
Per certi versi Bologna è ancora una fucina artistica, ma rimane una roccaforte di certi generi come il noise e il punk, mentre da altri punti di vista ultimamente è diventata poco aperta. A partire dai concerti proposti nei locali, è diminuito il rischio, si è incanalata su proposte molto “maschili”, e io mi sento al di fuori dalla scena bolognese pur frequentandola per amicizia. C’è molta elettronica sperimentale di qualità – per citare un nome, ho molto apprezzato il recente live di Caterina Barbieri- e molti concerti punk. Quello che manca è un'apertura verso cose più pop o elettroniche, che per esempio a Milano è più forte. La scena bolognese continua ad avere una grande qualità, anche se sempre più orientata sul rock o la sperimentazione.

 6. Qual è stato un concerto che hai sentito recentemente che ti è piaciuto? Qual è invece una band che vorresti sentire dal vivo e che ancora non è venuta in Italia?
Di recente ho ascoltato i Rendez Vous all’AtelierSì a Bologna, una band molto valida. La musicista che vorrei ascoltare in Italia è Christine and the Queens, una ragazza francese di 28 anni che compone, canta e balla.


Ecco i prossimi live:

16/12 — Milano @ Linoleum

25/12 — Ravenna @ Passatelli In Bronson