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L’estate di Bianco: tra tour, cantautori in canottiera e nuove canzoni

Farà tappa al Carroponte di Sesto San Giovanni (Mi) il tour estivo di Bianco, il cantautore torinese che, ad inizio anno, ha fatto uscire “Quattro”, il suo nuovo album. Una sonorità nuova la sua, arricchita dalla presenza, già in fase di composizione, della band. Il risultato, nella sua resa live, è un concerto suonato dall'inizio alla fine, in cui è la potenza della musica e delle parole a farla da padrone, raccontando storie che parlano a tutti direttamente. Un ulteriore passo, da parte di Alberto Bianco, musicista, autore e anche direttore artistico della rassegna Cantautori in Canottiera che sta avendo un’ottima risposta di pubblico nei martedì torinesi. Un tour da vivere, un format da organizzare e, come se non bastasse, un nuovo album in fase di creazione.

Sei in sala prove, vuol dire che qualcosa sta bollendo in pentola: di cosa si tratta?
Il disco è uscito il 19 gennaio ma abbiamo voglia di buttare giù idee nuove perché quando ci sono è stupido accantonarle. Per questo stiamo iniziando a registrare dei provini per un lavoro che chissà quando uscirà, ma nel frattempo c’è.

Nel frattempo anche il ruolo di direttore artistico nella rassegna Cantautori in Canottiera dell’Off Topic di Torino…
Esatto, questa estate ho forse messo troppa carne al fuoco (ride). Questa idea è nata due anni fa con un format che prevede la presenza di cantautori che si raccontano e mi raccontano la loro storia e la loro musica. Quest’anno ci sono stati ingressi record, la location è quella del cortile dell’Off Topic, ed è sempre stracolmo di gente. Ci sono anche nomi altisonanti, come Colapesce, Edda, Francesco Di Bella, DiMartino, Rubino: un sacco di cantautori meravigliosi. Il tutto infilato tra una data e l’altra del mio tour.


Parli di tanta gente presente, ma secondo te qual è la chiave della grande risposta del pubblico: i nomi scelti o la formula scelta per il live?
Un po’ entrambe: la nostra prerogativa è portare solo nomi di grandissima qualità, magari sconosciuti su un territorio come Torino che è una realtà complicata da questo punto di vista. Sono progetti che vanno al di là della moda e di ciò che va quest’anno, è semplicemente musica meravigliosa. La costanza di proporre cose belle unita alla fanbase dei nomi hanno fatto crescere sempre di più il progetto. Il prossimo anno vorrà dire che punteremo all’Olimpico (ride). Mentre quando suono io penso alla gente a quanta ce n’è, in questo progetto, da questo punto di vista, sono disinteressato: mi interessa chiamare i ragazzi a suonare e fare il presentatore in maniera scherzosa e ironica perchè non lo so fare. Vedere tanta gente è una sorpresa ogni martedì. Mi sembra, comunque, che sia un format che ha preso una strada forte.

Lo stiamo chiedendo a tutti i direttori artistici piemontesi in generale o torinesi nel particolare. Non possiamo che farlo anche con te, che oltre che direttore artistico, sei anche musicista. Che aria tira sulla musica dal vivo in città?
Ti dico solo che io, per esempio, non suono a Torino questa estate, è talmente complicato organizzare delle cose che gli unici due festival sono il Flowers festival e il Todays, che sono progetti improntati con nomi molto grandi e che possono portare gente per riempire l’area dove sono. A Torino manca la realtà piccola, gli spazi da 1000 persone, organizzati da universitari che appena provano a fare cose gli passa la voglia, vengono stroncati sul nascere ed è grave. Rassegne come al Cortile della Farmacia, quello del museo di scienze naturali, oggi sono impensabili, ma erano una costante di tutte le sere perchè sapevi che sarebbero accadute delle cose, diventando importanti punti di aggregazione. Quest’anno non ci sono state richieste di spazi verdi, ma il bando è stato aperto un mese prima dell’estate: uno che ha un locale come fa a organizzarsi con così poco preavviso? È ovvio che non si iscrive al bando. Sono cose che non capisco se sono disattenzioni o volontà di soffocare una realtà che è quella della musica dal vivo. I grandissimi concerti sono una cosa a sé, l’importante sono le manifestazioni piccole che devono esprimersi per avere una fan base vera e non solo su Instagram.

Bianco


Tu come artista ti sei evoluto molto in questi anni: mi racconti cosa ha dettato la linea del tuo percorso?

Un musicista può non avere direzioni. Ed è una fortuna meravigliosa che mi piacerebbe non dimenticarmi mai. Questo ultimo album, Quattro, ha delle sonorità diverse rispetto al precedente, ma perché è nato diversamente, con una band in sala prove, mentre l’altro era molto più chitarra e voce arrangiate insieme, e il cuore era sempre quello. In questo disco il fulcro era proprio una band che ha costruito le proprie parti esprimendo il proprio gusto. Per alcune cose molto orecchiabile per altre più complicato. Mi piacerebbe continuare ad inseguire la volontà di esprimere un gusto che sia accompagnato da chi ci sarà senza troppo pensare a cosa succede o non succede. Per me la risposta del pubblico e dei promoter, ma anche dei giornalisti è stata incoraggiante. Non è il disco che passa in radio dieci volte al giorno, anzi, nemmeno una. Ma la risposta del pubblico è meravigliosa. Perché è un pubblico nostro, chiuso nelle nostre braccia. Siamo riusciti a fare un tour di 22 date che in tanti ci invidiano. E queste sono cose molto belle per un progetto, nonostante le radio o i grandi network non l’abbiano supportato. È frutto di questo momento che stiamo vivendo, dove c’è tanta voglia di live: credo che qualche anno fa avrei faticato molto di più.

Non sono ancora riuscito a venirti ad ascoltare con questo nuovo progetto ma sono curioso: le vecchie canzoni hanno mantenuto la loro anima chitarra e voce?
C’è un momento del live in cui rimango chitarra e voce, ci sono super affezionato io per primo a questa formula. Le altre canzoni, anche quelle vecchie, sono suonate dai musicisti che sono riusciti a trovare un amalgama in grado di raccontare un percorso. Poi ci sono canzoni che abbiamo tolto dal tour estivo per non appesantire il morale della sala ma non per questioni di suono, perché è tutto molto coerente.

Tornando alla rassegna Cantautori in Canottiera e il suo format: se dovessi fare una scelta davvero molto privata e personale, chi chiameresti?
Chiamerei una band di Torino, i Medusa, perché mi hanno fatto veramente capire cos’è il piacere di scrivere canzoni e raccontare storie, spronandomi a dare di più e fare sul serio questo mestiere. E l’altra figura che chiamerei è mia madre, artista a suo modo, perchè anche lei ha insistito nei momenti in cui mi sembrava il caso di fare un passo indietro. È stata lei a dirmi che non potevo permettermelo nei miei confronti e verso chi mi seguiva. Mi piacerebbe sentirglielo raccontare.

Qui le date del tour

12/07: Carroponte - Sesto San Giovanni (MI)
13/07: Tanaro Libera Tutti - Alba (CN)
15/07: Reload Festival - Biella
21/07: Apolide Festival - Vialfrè (TO)
27/07: Siren Festival - Vasto (CH)
31/07: 'Na Cosetta Estiva - Roma
03/08: L'importanza di Essere Piccoli - Castiglione dei Popoli (BO)
24/08: Ci vuole un paese - Laverano (LE)
25/98: ONDE Musicasetta - Taranto
01/09:  Walden Festival - Cavriglia (AR)
02/09: Bleech Festival - Piacenza