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Bologna Rock '79: quando il rock lasciò i garage per i palchi e le piazze

Gli Skiantos cucinano la pasta asciutta sul palco davanti a più di cinquemila persone. Un gavettone mette fuori uso il mixer. Un’etichetta semi sconosciuta, specializzata in audiocassette, decide di affittare il Palasport di Bologna per un concerto. Ci sono, tra gli altri, anche Gaznevada e Confusional Quartet a suonare. Quel 2 aprile del 1979 è una data importante per il rock italiano, che esce dai garage e dalle cantine per arrivare nelle strade e sui palchi. Non tutto è consapevole, ma il risultato è dirompente. In Inghilterra e in America in quegli anni il punk ha assestato un colpo deciso alla scena progressive e ai nostalgici del rock targato Sessanta. Lo spirito ribellistico della confusa scena punk ben si mescola con il clima di conflitto sociale che soprattutto a Bologna in quegli anni, si respira per le strade. Alcuni episodi hanno un peso specifico notevole, su tutti la chiusura di Radio Alice dopo un blitz della Polizia e la morte del giovane manifestante Lorusso, freddato da un proiettile “vagante”. In seguito, nell’agosto del 1980, la strage nella stazione di Bologna alzerà ulteriormente la tensione, ferendo a morte, con 85 vittime, non solo la città emiliana. Ma torniamo alla musica. Quel palco del 2 Aprile, rappresenta, quasi senza volerlo, la somma e la sintesi, di tutte le note sudate che decine e decine di band scaraventavano con rabbia fuori dalle finestrelle e dalle fessure dei seminterrati. Un punk “nostrano” che si divideva per scelta “stilistica” tra il rock demenziale degli Skiantos, capeggiati da Roberto “Freak” Antoni, e le propsettive post punk e new wave di band come Gaznevada e Confusional Quartet, quest’ultima di provenienza jazz-rock.

In un momento in cui il fermento non ha ancora una forma coesa e riconoscibile, le intuizioni restano un percorso possibile che può riservare ottime sorprese. Così succede che alcuni giovani pensano a una sorta di cooperativa che potesse fornire servizi e supporto alla musica e non solo. Nasce così nel ’77 l’Harpo’s Studio (rievocando il nome di uno dei fratelli Marx), inizialmente incentrato su musica, cinema e grafica, ma velocemente orientato verso le produzioni musicali col nome dell’etichetta Harpo’s Bazar. A Bologna, come detto il fermento è tanto, e annusando l’aria in giro ci si incontra e ci si mette insieme per progetti nati e realizzati in poco tempo. Questa piccola etichetta, molto attiva sin da subito, intercetta la gran parte della scena pronta a esplodere di lì a poco, e la supporta nel giusto modo, producendo le prime audio cassette, diffondendole e pensando in grande, al Palasport appunto, per dare un segnale fortissimo alla città. Le produzioni della Harpo’s Bazar, stimolata soprattutto da Oderso Rubini, uno dei fondatori della cooperativa, raccolgono la maggior parte dei nomi che si alterneranno sul palco in quell’inizio di Aprile del ‘79.

La scena strettamente punk italiana non è stata a livello di quella americana o inglese, ma certamente in quel momento a Bologna, ha rappresentato un momento di rottura e di aggregazione che probabilmente è andato anche oltre l’aspetto strettamente musicale, visto il delicato contesto storico, sociale e politico di fine anni Settanta. Ha avuto certamente il merito di portare alla luce il mondo underground e delle piccole produzioni, lontane dalle logiche di mercato. Ha aperto la strada a quella new wave italiana che avrebbe trovato qualche anno dopo a Firenze le condizioni per esplodere definitivamente con a capo Diaframma e Litfiba, insieme a Neon, Moda, intorno a etichette come Ira e Materiali Sonori.

Ma ritorniamo a quel palasport inaspettatamente gremito da oltre cinquemila persone in attesa di ascoltare gruppi davvero semisconosciuti della scena bolognese. Parte la scaletta e si alternano Bieki, Cheaters, Naphta, Luti Chroma, Rusk Und Brusk, Windopen, e anche Andy J. Forrest improvvisamente un po’ fuori contesto con le sue sonorità blues. Ma tutti protendono al gran finale con le tre band più attese, vale a dire i Confusional Quartet che precedono gli Skiantos, prima della chiusura affidata ai Gaznevada. Pochi istanti prima del rock demenziale di Freak Antoni, un gavettone si abbatte sul mixer impedendo alla band di suonare, ma non di annullare la performance, infatti, mentre un altoparante manda la loro cassetta dal titolo Inascoltable (ovviamente della Harpo’s Bazar), gli Skiantos preparano la pasta asciutta, tra lanci di ortaggi e farina, fino a ultimare il piatto di spaghetti al sugo. Ristabilito, non si sa quanto casualmente il pieno funzionamento dell’impianto audio, si esibiscono i Gaznevada per il finale di una giornata da consegnare alla storia. Quello stesso pubblico, e molto di più, si ritroverà poco più di un anno dopo, ad affollare Piazza Maggiore, per il concerto gratuito dei Clash.

Sono passati quarant’anni, e a Bologna sono in preparazioni eventi interessanti per ricordare con foto e riflessioni quei giorni, ricostruendone anche quei tanti aspetti che forse, da molti, sono stati capiti meglio solo a posteriori. Per chi invece non li ha vissuti, una buona occasione per tornare su un momento storico e importante della musica rock in Italia.