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Canadians: cosa più ci manca dei tour (e cosa no)

A distanza di ben otto anni dall’ultimo The fall of 1960 i Canadians hanno da poco pubblicato Mitch, il loro nuovo album. Di cose, nel frattempo, ne sono cambiate parecchie: sono arrivati i figli e sicuramente non potranno più permettersi quei lunghi tour - in Italia e all’estero - che avevano contraddistinto l’uscita di ogni loro disco. Quali sono aspetti che gli mancano da morire e quali, invece, di cui fanno sinceramente a meno? Ecco un riassunto in dieci punti.


I concerti

Può sembrare scontato, e infatti lo è: la cosa che ci manca di più dei tour sono i concerti. Essere sul palco, suonare la scaletta che abbiamo studiato nei minimi particolari (ok, forse stiamo esagerando. Lo schema era molto semplice: partire con un pezzo abbastanza tirato, chiudere con un pezzo con la coda strumentale più devastante e, tra l’uno e l’altro, piazzare le canzoni in modo da alternare un po’ i pezzi più pop a quelli più chitarredistortissimecentrici), scambiarci sguardi d’intesa (“Ha rotto la corda?”, “Lo stacco è qui o nel prossimo giro?”, “Hai ancora acqua?”) e interagire col pubblico. 

 Il pubblico

Siamo sempre stati una band molto fortunata da questo punto di vista: la nostra gavetta è stata molto breve e ci siamo ritrovati catapultati su palchi improvvisamente grandi o grandissimi (grazie Mtv!), con un pubblico sempre più ampio e partecipe. Non ringrazieremo mai abbastanza tutti quei fan che sono venuti a fare due chiacchiere al banchetto dei dischi o a bere qualcosa nel backstage in quei cinque anni che ci hanno cambiato la vita. Molti son diventati amici e amiche che ancora fanno parte delle nostre giornate. Con altre abbiamo fatto addirittura dei figli. 

Le partite a Mario Kart

Eravamo in cinque e avevamo mille Nintendo DS con Mario Kart. Praticamente era una sfida continua: giocavamo tutti contro tutti in furgone, al bar, in autogrill, al cesso, al ristorante, nel backstage, tra un pezzo e l’altro del concerto. Sempre! Un’altra chicca era guardare il Chri giocare a Tetris. Arrivava a livelli tali che i pezzi non scendevano nemmeno: erano già giù. Qui c’è un video che è meglio di mille parole.

CANADIANS Tour


Le situazioni surreali

Come la mattina a Guardia Sanframondi, dopo una nottata senza acqua corrente (ci siamo lavati denti, mani e faccia con alcune bottiglie da un litro e mezzo e siamo andati a letto luridissimi), svegliati da un celebrity deathmatch tra bande di paese alle otto del mattino. O quel concerto in Olanda, dove all’ultimo secondo abbiamo deciso di non dormire in hotel e tornare a casa a fine concerto. Esatto: a casa, dall’Olanda a Verona, tutta una tirata a fine concerto. O quella volta, sempre in Olanda, dove abbiamo dormito in quella che era chiaramente la casa di un serial killer.


Le soste in autogrill

Praticamente conoscevamo a memoria tutti gli autogrill italiani. I nostri preferiti erano quelli di Sarni. Normalmente, dopo 20 minuti di furgone, qualcuno doveva andare a pisciare e ogni pisciata era la scusa per comprare qualche puttanata. Anche gli episodi assurdi in autogrill si sprecano. Il migliore di tutti: una sera stavamo facendo rifornimento (non so perché ma eravamo con due auto, entrambe a metano). Abbiamo detto a uno di noi di scendere per chiamare il tizio per il rifornimento. L’eletto è sceso e, invece di chiamarlo, ha schiacciato un pulsante convinto fosse “il pulsante per chiamare il tizio del rifornimento”. Era il pulsante da premere solo in caso di emergenza aliena. All’improvviso tutta la stazione di servizio è piombata nel buio e abbiamo iniziato a sentire bestemmie ovunque. Tutto ko, impossibile fare rifornimento a qualsiasi auto. Ancora oggi, se passate da Brianza Sud, alle pompe del metano noterete che tale pulsante è stato ricoperto da un complicatissimo sistema di sicurezza in cartone con una scritta simile a “PREMERE SOLO IN CASO DI EMERGENZA NUCLEARE”.



E poi ci sono quelle cose di cui, sicuramente, non sentiremo mai la mancanza, come: 


Caricare e scaricare gli strumenti

Non abbiamo mai chiesto una backline nei locali, quindi ogni volta ci portavamo tutto nel bagagliaio di un Ulysse: due ampli chitarra, un ampli basso, batteria completa, tastiere, chitarre, bassi, zaini, borse, etc. Come in ogni band, anche da noi c’era chi, come prima cosa appena arrivati nei locali, spariva nel nulla e ricompariva al momento del soundcheck, per poi sparire nuovamente e ricomparire al momento del concerto. Purtroppo non siamo mai diventati sufficientemente famosi per avere i roadie.


I piccoli “difetti” di ogni componente della band

Massimo che si ubriaca durante o dopo il concerto e diventa molestissimo o sempre Massimo che russa come un trattore. 3/5 della band che non sanno guidare (e quindi i restanti 2/5 si sono sucati il 98% del chilometraggio totale accumulato tra il 2005 e il 2011). Dover sempre lasciare Duccio a Brescia quando suonavamo nel Nord-ovest, perché essere bresciani in una band di soli veronesi era considerato un difetto.


CANADIANS Tour


La pause infinite tra il soundcheck e il concerto

Chi le occupava dormendo, chi leggendo, chi visitando i dintorni del locale, chi ubriacandosi, chi vomitando l’anima, tremando con la febbre a 40 prima di un salto veloce dalla guardia medica per un’iniezione gigante di qualche farmaco sperimentale per poter arrivare vivo a fine concerto e poi collassare a casa di qualche fan, perché dormire sui divani letto messi a disposizione dal promoter era impensabile in quelle condizioni (ciao Codroipo!). Fortunatamente, prima o poi, c’era sempre il momento della cena.


Le rarissime ma notevoli litigate con i promoter

Siamo sempre stati una band molto alla buona ma in un paio di occasioni c’è davvero girato il cazzo. Una volta a Brescia il gruppo spalla ha iniziato a suonare tardissimo e noi abbiamo fatto solo cinque canzoni prima di dover lasciare spazio al dj. Peccato che il 99% del pubblico fosse lì per noi e avesse pagato un biglietto nemmeno economicissimo. C’è da dire che è stato il nostro concerto con il cachet più alto in assoluto se rapportato al tempo effettivo sul palco. Un’altra volta, a Massa, hanno cercato di farci dormire in un posto dove la sera prima, chiaramente, erano state sacrificate delle vergini: sembrava di essere sul set di CSI. Abbiamo trovato di tutto su quei letti e cuscini. Davvero: di tutto. 
Poi siamo scappati in hotel.


Alcuni gruppi con cui abbiamo suonato

Abbiamo suonato assieme a tantissime band che abbiamo amato (ciao Vancouver, ciao Annie Hall, ciao Fake P, giusto per citarne tre, ma sono davvero tantissime), a tantissima altra gente con cui ci siamo limitati al minimo indispensabile delle pubbliche relazioni e, in alcuni rarissimi casi, con dei veri figli di troia che abbiamo odiato dal primissimo all’ultimo istante. Magari la cosa è stata reciproca, però loro meritavano il nostro odio più di quanto noi il loro, ve lo giuriamo.