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Cecco e Cipo: «Siamo tornati e siamo cresciuti, ma siamo troppo felici per essere di moda».

Più di un anno di silenzio, dove Cecco e Cipo sono letteralmente spariti dalla scena musicale e dai social. Qualche voce che li voleva addirittura fermi. Poi piccoli segnali di risveglio, il ritorno prepotente sui sociale e un singolo, Tutto il bello che c’è, che segna il ritorno ufficiale del duo reso famoso dalla partecipazione a X Factor nel 2014. Un ritorno, il loro, più maturo, sempre allegro, ma meno scanzonato. Una nuova veste che abbiamo voluto scoprire insieme a loro.

Bentornati! Vi è mancata la vita delle interviste e dell’attesa dell’inizio del tour?
È mancato tutto tantissimo perché siamo stati fermi un bel po’ per fare questo disco: avevamo bisogno di staccare in generale. Erano anni che eravamo in tour e stava diventando un po’ tutto troppo a caso. Ci interessava solo suonare e lo facevamo troppo. Per noi è stato un anno difficile, soprattutto per me, non è stato facile. Ora però riparte tutto, un singolo, poi ne usciranno altri e ci saranno un po’ di date e a febbraio quando si consoliderà il tutto.

Che tipo di tour sarà quello alle porte?
Sarà un tour fatto di Cecco e Cipo più band, saremo in sei. Il live sarà un po’ più elettrico rispetto al nostro genere, che non ho mai capito bene nemmeno io quale sia: diciamo che sarà un pop più elettrico. Faremo gli 8 brani del nuovo disco, ma anche quelli vecchi, che stiamo riarrangiando con un suono più inglese e pensato più da band. Sarà un disco e un tour con meno tastiera e più batteria e chitarra.

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Tutto il bello che c’è è un brano che fa capire che siete cresciuti: anagraficamente ma anche a livello musicale. Cosa senti che è cambiato di più?
La cosa più evidente è che stiamo crescendo, nel bene e nel male, e anche cambiando. Questo album è stato scritto tutto in un anno, e sono tutti brani nuovi che rappresentano quello che siamo ora. Poi è diverso dai precedenti anche a livello di produzione. Abbiamo sempre registrato in uno studio di registrazione, questo invece è autoprodotto, siamo andati a Milano, da un amico che fa il produttore, Andrea Gargioni, che ci ha dato la forma del disco. Lo bbiamo registrato in due settimane: mi sento di dire che è molto live, pensato per quello, e registrato molto anche per presa diretta. Quindi sì, penso che la differenza sia anche per questo aspetto, aver cambiato aria e stile di registrazione.

L’album seguirà questa impronta o ci sono brani che ricordano Vacca Boia?
Giocheremo sempre sull’ironia perché è la nostra caratteristica e ci piace, è un disco più d’amore che di altro. Prima era quotidianità con quello che ci circondava. Questo disco è improntato sull’amore visto a modo nostro, dai nostri occhi, ironizzando certe cose. Sempre un po’ alla Vacca Boia ma più serio.

Con quel brano avete “sconvolto” X Factor e conquistato un personaggio non semplicissimo come Morgan. Cosa vi portate dietro da quella esperienza?
Un po’ tutto. Noi esistevamo già da prima, ma non eravamo un nome così noto. Il fato ci ha dato quel lancio e quella spinta che ringrazieremo sempre. Ci ha permesso di far diventare la musica un lavoro e ci ha permesso di fare questi anni di tour e con un pubblico ancora oggi non gigante ma consolidato, che viene spesso ai concerti. La vera botta è arrivata dal web che ha scatenato tutto e ci ha permesso di farci diventare una band con una visibilità gigante. Dentro a X Factor eravamo un prodotto mai visto, Vacca Boia era un brano vecchio che lì ha vissuto una nuova vita. A noi è andata molto bene, nonostante quella macchina sia pericolosa e molti, dopo due mesi, muoiono come prodotto perché ci sono dinamiche di sovrapposizione che li oscurano.

Il palco è il vostro habitat ideale, come avete sopperito a questa mancanza in questo anno di assenza?
Malissimo, anche perché ci piace un sacco andare ai concerti live e più ci andavo più stavo male. Abbiamo fatto un po’ di dj set proprio perché non volvevamo far pensare che fossimo spariti e ci mancava il contatto con il pubblico. Speravamo di rimediare un pochino ma è stato peggio perché sei sul palco ma non suoni. Non è stato facile per niente. Ci siamo dati più al nostro hobbie naturale: la pesca.

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Avete un rito scaramantico prima di salire sul palco?
A parte l’agitazione mia e l’ansia immensa che ho prima del concerto, in realtà no. Ci abbracciamo e ci guardiamo, siamo molto ansiosi, Cecco un po’ meno, ma io e la band abbiamo una grande ansia da palcoscenico, che una volta saliti sparisce.

Siete tra le band che pensano che se fossero usciti tre anni dopo avrebbero avuto una carriera molto differente?
In questi due anni abbiamo visto che le cose sono cambiate moltissimo e noi siamo stati fuori dai giochi tutto questo tempo. Ma siamo sempre stati considerati una band strana, nemmeno così tanto commerciale e vendibile. Abbiamo sempre avuto tanto pubblico dalla nostra parte, che è la cosa migliore, ma con le etichette e produttori non abbiamo avuto grandi attenzioni perché la gente non sa bene come lavorare sulla nostra musica. Per questo dico che su di noi non sarebbe cambiato tanto. Siamo troppo felici per essere di moda, per la scena indipendente non siamo mai stati così nel mirino.

Come state percependo la reazione al vostro ritorno?
Molto bene. Siamo molto contenti: ora è partita la promozione. Venerdì uscirà il videoclip e il brano sta piacendo ai fan. Piano piano si sta allargando ai non fan e le risposte sono positive. Servirà del tempo perchè è una ripartenza che molti aspettavano ma ci sono anche tante persone che pensavano che avessimo smesso. Perché oggi ti fermi un attimo e il giorno dopo ci sono già dieci band nuove. Ma abbiamo una strategia che ci impegnerà almeno fino a settembre.

Sui social siete tornati in modo prepotente, com’è il vostro rapporto con i fan?
A noi piace giocare con i fan, con contest che li vedono protagonisti, ci rendiamo conto che funzionano tanto quando hai un pubblico attivo. Usiamo più Instagram ora, e questo va a nostro svantaggio perché siamo nati nell’era di Facebook e lì abbiamo un capitale umano differente rispetto a Instagram. Stiamo lavorando per far spostare i fan di Facebook lì. Ci piace farci vedere sempre molto attivi. È stata una nostra scelta staccarci anche dai social in questo anno e mezzo, perché non avevamo nulla da dire e ci sembrava importante far vedere che c’era uno stacco. E ora ripartiamo a fuoco, con una nuova immagine e più cresciuti.

Qui le date del tour

17/11: Strike up - Tolentino (MC)
21/11: Spazio Musica - Pavia (PV)
22/12: Capanno 17 - Prato (PO)