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Come affrontare i propri mostri: intervista a Colombre

Giovanni Imparato, già protagonista nei Chewingum e con Maria Antonietta nelle vesti di produttore e musicista, si è lanciato in una nuova avventura musicale con il nome di Colombre. La sua prima fatica in questo senso è "Pulviscolo", disco nel quale ha dimostrato di saper maneggiare come pochi in Italia la materia fluida del pop, mischiandola con molte altre suggestioni sonore. Così nelle sue canzoni, attraverso testi semplici e diretti, si arriva dritto al punto; come in questa intervista, d'altronde, che abbiamo realizzato nel bel mezzo del tour col quale Giovanni sta portando in giro questo suo disco eccellente.

Tra le esperienze musicali che hanno preceduto Colombre, la più importante per te sembra essere stata quella con i Chewingum. Quali sono stati i cambiamenti più grandi, quando ti sei misurato con un progetto solo tuo?
Il cambiamento più grande è quello di affrontare una nuova avventura musicale senza compromessi con nessun altro se non con me stesso mettendomi in gioco in prima persona. Penso che Colombre sia la naturale evoluzione di Chewingum nel senso che anche prima scrivevo e arrangiavo le canzoni ma eravamo comunque in tre. Con Colombre ho voluto affrontare questa sorta di spauracchio che avevo da tempo di fare un disco da solo.

L'intero progetto ruota intorno a una figura mostruosa: il Colombre, creatura che vive nel mare e si lascia vedere solo da coloro ai quali decide di mostrarsi. Da quel momento si instaura un legame fortissimo tra il mostro e chi lo vede. Ci puoi dire come va quindi con il tuo di Colombre? Te lo sei già ritrovato di fronte o ti sta ancora cercando?
A differenza del protagonista del racconto di Buzzati, che non incontra il Colombre se non soltanto in punto di morte perchè aveva paura, io ho fatto la scelta di affrontarlo adesso, senza aspettare altro tempo. Ciò significa fare i conti con se stessi e nel mio caso mi ha portato a questa nuova avventura musicale appunto… Però c'è da dire anche che affrontare il Colombre è una cosa che non si fa una sola volta e basta, perché è ovvio che cambia sempre qualcosa nella propria vita e il Colombre rappresenta quel qualcosa di nuovo che fa sempre un po' paura. Pertanto pure per me si tratta di un rapporto ancora in evoluzione ma almeno ho deciso di affrontarlo e non tirarmi indietro di fronte a questa scelta molto importante per me che da sempre mi inseguiva.

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"Pulviscolo" è un lavoro che mette subito in chiaro come tu riesca ad affrontare con parole semplici anche argomenti complessi e questa è una particolarità del tuo approccio che ti contraddistingue. Ci puoi spiegare meglio come hai lavorato sui testi, sul suono delle parole e sul rapporto che hanno con la musica?
Ho cercato di lavorare in maniera onesta e sincera in primis con me stesso. E' la cosa che mi preme e a cui tengo di più. Ho voluto raccontare in modo molto più diretto rispetto al passato e parlare di cose che mi son successe o che riguardavano persone care intorno a me. Cerco sempre di non perdere la naturalezza nei testi e nella musica, per questo motivo tutte le canzoni sono nate da improvvisazioni con un organo o una chitarra. Una volta stabilito lo scheletro e l'armonia/melodia di una canzone scrivo i testi che in questo caso sono venuti fuori in un momento molto preciso volta per volta, quando avevo focalizzato bene l'argomento che la canzone mi stimolava a cantare.

Nel brano "Blatte" c'è un featuring pregevole, quello di IOSONOUNCANE. Com'è stato lavorare con Jacopo Incani?
È stata un'esperienza molto significativa e allo stesso tempo naturale.
Io e Jacopo ci conoscevamo già da diversi anni. Avevamo suonato assieme e passato bellissime serate a parlare di musica e tanto altro. Ci siamo sempre detti che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme e questo disco è stata l'occasione giusta.
Gli ho mandato Blatte e a lui è piaciuta moltissimo, ci siamo subito trovati d'accordo sul fatto che dei cori avrebbero caratterizzato ancora di più il pezzo e data la stima che ho di lui gli ho lasciato completamente carta bianca su come arrangiarli. Lui è molto meticoloso e ha un gran gusto e molto umilmente, come solo i grandi sanno fare, mi ha rimandato quello che aveva realizzato, dicendomi che potevo usare ciò che volevo o buttare tutto. È andata a finire che ho usato tutto ciò che mi ha mandato perchè era clamoroso...e non avevo dubbi!

Stai suonando parecchio per portare in giro il disco nella sua dimensione live e lo stato della nostra musica dal vivo è sempre un argomento caldo. Sei già in grado di fare un primo bilancio sui palchi che hai calcato e il pubblico che hai trovato ai tuoi concerti?
Guarda, mi sta succedendo una cosa che non mi aspettavo affatto. E' bellissimo. Ho appena chiuso questa prima "tornata" di concerti e sono molto soddisfatto del tanto calore ricevuto. Ho suonato in posti importanti per me e soprattutto sono molto contento della squadra che mi accompagna live, Daniele Marzi alla batteria, Alfredo Nuti alla chitarra e tastiere e Lorenzo Pizzorno al basso...che sono davvero musicisti super! Vedere tante persone che cantano i tuoi pezzi è una cosa davvero stupenda e pazza...ne sono grato.

In questi mesi di tour hai aperto a Le Luci della Centrale Elettrica: com'è stato portare un disco d'esordio in sale da concerto grandi e a un pubblico così ampio?
Vasco mi ha donato una bellissima opportunità di crescita personale e musicale. Ringrazio lui in primis e la sua squadra  che mi hanno accolto con grande professionalità, attenzione e rispetto. In quelle date, all'Alcatraz e all'Atlantico ovviamente è stato tutto un po' diverso da come sto portando in giro il concerto ora...nel senso che per ovvi motivi logistici ho suonato chitarra e voce per una ventina di minuti...ma è stato anche qui sorprendente vedere il suo pubblico molto attento e partecipe. Una bellissima soddisfazione...