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"Completamente Sold Out": Il disco e il tour dei Thegiornalisti (Intervista di DOC Magazine)

Foto: Riccardo Ambrosio
“Completamente Sold Out”, il disco e il tour da record della band romana. In soli sei anni Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera si sono guadagnati il favore della critica e uno strepitoso successo di pubblico.

Roma, primi anni 2000. Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera suonavano in formazioni diverse, ma si conoscevano da tempo. Solo nel 2009 i tre danno vita ai Thegiornalisti. Thegiornalisti perché i loro testi si leggono come articoli di giornale: semplici cronache, senza bisogno di particolari esegesi o interpretazioni. Nel 2011 il trio licenzia l’album di esordio “Vol. 1”, seguito l’anno successivo da “Vecchio”, entrambi nati e scritti nel salotto di casa, nonché autoprodotti. Nel 2013, la svolta: il gruppo firma con Foolica, per la quale l’anno dopo esce “Fuoricampo”. Il disco, prodotto da Matteo Cantaluppi, riscuote un ottimo successo di critica e di pubblico, a cui fa seguito – da novembre 2014 – quello dell’omonimo tour. Ma la svolta mainstream avviene nel 2015, quando Tommaso Paradiso firma come coautore “Luca Lo Stesso”, il singolo di Luca Carboni in vetta alle classifiche airplay. Da lì in poi è un’ascesa inarrestabile: il brano “Fine dell’estate” rimane in top 20 per quattro settimane su Radio Deejay. Nel 2016, infine, Tommaso Paradiso e i Thegiornalisti firmano con Carosello Records per l’uscita del nuovo disco “Completamente Sold Out”. Il tour che ne segue, appena terminato, registra ovunque – ironia della sorte – il tutto esaurito.

“Completamente Sold Out è l'album degli innamorati, di quelli che non hanno proprio voglia di tenersi. Di quelli che non ragionano e si buttano via con niente e forse pure per niente, ma ci credono – racconta Tommaso Paradiso -Bisogna avere il cuore grande come il mare e come il mare raccogliere tutto, il bene e il male, il riflesso delle stelle e la cartaccia sporca. E non avere paura di sbagliare per un’illusione più grande, perché è quella illusione che ti tiene sveglio, vivo e romantico. Le canzoni non ti fanno sentire solo, le canzoni ti specchiano, le canzoni ti bruciano, le canzoni raccontano».

Il "Completamente Tour” è stato un successo su tutti i fronti. Quando è uscito Vol. 1 pensavate che in soli sei anni avreste chiuso un tour completamente sold out?
No. Ai tempi di Vol.1 non pensavamo proprio a niente. Pensavamo solo a divertirci e a scrivere belle canzoni o, quanto meno, canzoni che ci piacessero. Ma non è che adesso sia cambiato qualcosa. Lo spirito è rimasto lo stesso. Non ci poniamo mai alcun obiettivo, noi facciamo e basta. Quello che arriva corrisponde più o meno a quello che abbiamo seminato.

Cosa portate a casa dopo queste dieci date?
Non lo so. Noi tendiamo a non mentalizzare mai. Cioè a non fare il processo, né razionale né emotivo, a quello che abbiamo fatto, o che faremo. Dopo il live ci buttiamo in camerino e ce la scialliamo. Quello è un vero momento di contentezza, fine della tensione, relax, risate, la presa bene definitiva. Ma già il giorno dopo non ne parliamo più. Zero proprio. Pensiamo e parliamo di altro. Quindi in definitiva non so cosa portiamo a casa dopo queste dieci date perché non me lo ricordo. È stato bello. Mi ricordo che è stato bello. 

Il vostro singolo “Completamente” dopo 24 ore dalla pubblicazione era già tra le tendenze di YouTube e al 27esimo posto della classifica dei brani più trasmessi in radio. Tanti gruppi emergenti non riescono a raggiungere i vostri risultati. Qual è il segreto del successo di Thegiornalisti? 
Eh, chissà. Ci sono delle cose che a un certo punto vanno e altre che non vanno, ma non c'è scienza. Sicuramente la costanza paga. L'onestà, il lavoro pagano. La totale spontaneità paga. Scrivere canzoni semplici paga. Avere una squadra bene assortita che ci crede tantissimo paga. Essere educati paga. È un mestiere come un altro. Bisogna saperlo fare bene per arrivare a certi livelli. 

Le etichette in musica lasciano sempre un po’ il tempo che trovano. Eppure voi, che inizialmente siete stati definiti un gruppo “indie”, ora siete ufficialmente un gruppo “pop”. Voi come vi definite? E quali sono le differenze tra i due mondi (l’indie e il pop)?
Sono veramente stanco di queste etichette "indie", "pop", "mainstream", "alternative", ecc. Basta. È musica. Buona musica e musica meno buona. Grandi canzoni e canzoni meno grandi. L'unica distinzione che forse si può fare oggi è tra canzoni da classifica, hit, canzoni da grandi network e canzoni che non lo sono. E con questo non sto dicendo che le seconde siano meno belle, anzi. Spesso è il contrario. Quando cerchi di scrivere una hit non ci riesci mai perché la scrittura forzata non porta a niente. O ce l'hai o non ce l'hai. Calcutta è uno che spontaneamente tende a scrivere tormentoni. Anche Cosmo ci è riuscito. Noi l'avevamo fatto un po' con “Fine dell'estate” e “Promiscuità”. Ora con “Completamente”. E vediamo poi con cosa, chissà. 

Voi avete iniziato autoproducendovi. È l’unica possibilità oggi per un giovane artista / gruppo di emergere?
Dico solo che è difficile che qualcuno investa su una band o un cantante che non abbiano un minimo di seguito, su un perfetto sconosciuto diciamo. Cioè è raro trovare il discografico illuminato che scova nella posta il demo dell'artista sconosciuto che farà successo. Per me la cosa funziona così: essere cercati mai cercare. Quando cercavamo anche noi all'inizio da perfetti sconosciuti con zero concerti all'attivo, non ci filava nessuno. Ora siamo noi in grado di rifiutare e di poter dire no. Detto questo, se mi fosse arrivato un demo con “Autostrade Umane”, “Io non esisto”, “E menomale” e “In Continuo”, adesso un pensierino ce l'avrei fatto.

Ora cosa vi aspetta? Prossimi impegni / progetti?
Le due date nei palazzetti a maggio, a Roma e Milano. Collaborazioni. Riposo. Attività fisica. Un nuovo singolo. Prove. Famiglia. Affetti. Possibilmente amore. Senza di quello non si può scrivere nulla.