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Erriquez (Bandabardò): un tour con Fabrizio Pocci fino in Germania per raccontarsi

Sarà venerdì 1 dicembre a Castelnuovo del Garda per parlare di sé Erriquez, voce della Bandabardò. Alternerà alcune canzoni della sua band con racconti sulle sue passioni ed aneddoti. Un incontro unico per modalità all'interno di un tour più tradizionale, condiviso con Fabrizio Pocci, che continuerà a L'Aquila, Perugia, Rotecastello, Castelluccio Inferiore, Pisa, Grosseto; fino a giungere in Germania, a Lipsia e Berlino.
Abbiamo parlato con lui del percorso da solista intrapreso, della sua carriera musicale e del suo rapporto con Verona.


Da cosa è nata la necessità di dividere Bandabardò da un tuo percorso solista?

In realtà non c’è assolutamente un mio percorso solista “pensato". Succede solo che quando la Bandabardò si ferma (abbiamo fatto 47 date dell’ultimo tour) immediatamente ognuno del gruppo parte per le sue altre occupazione musicali. Io mi diverto a collaborare con nuovi artisti come gli Orange o come Fabrizio Pocci, con cui sono attualmente in tour. Da sempre imparo molto mettendo il naso nella musica di altri, è un dare avere che ci arricchisce entrambi. Inoltre senza suonare non posso rimanere...

Se guardi indietro come vedi la tua carriera musicale e quali sono stati i punti, secondo te, salienti?

La vedo ammantata da una grande fortuna perché abbiamo seguito l’istinto andando avanti a suonare, suonare, suonare non alzando mai la testa, e sono arrivati risultati 100 volte oltre l’immaginario iniziale. Tra i momenti salienti mi piace ricordare degli incontri significativi: ad esempio quello con Daniele Silvestri che è stato il primissimo a darci una mano e farci capire che potevamo fare qualcosa con la musica. Poi da ricordare sono i grandi concerti. Suonare ad Auschwitz è stato indimenticabile, così come fare da headliner in un grande festival a Toronto in Canada, oppure come suonare otto volte al Primo Maggio a Roma.

Come affronterai l'incontro che si terrà a Castelnuovo del Garda?

Non vedo l’ora perché chiacchierare di musica e dei tempi passati mi piace molto. Raramente con la Banda ci fermiamo un attimo a ricordare il passato, a “fare il punto”. Sono curioso di vedere ricordi ed emozioni usciranno.

Che rapporto hai con Verona e i veronesi?

Bellissimo. Amo la città e la gente è meravigliosa. Siamo venuti a suonare poche volte ma sempre in festival e situazioni molto belle che ci hanno emozionato parecchio.

Ritieni sia ancora possibile emergere basandosi solo sulla propria bravura?

Purtroppo no. E’ vero che con queste nuove tecnologie, tutti connessi, si facilita la comunicazione ma, ad esempio, ritengo che la geografia ed il tessuto sociale sia fondamentale nel far emergere il talento. Se vuoi fare la carriera musicale come l’abbiamo intesa noi nel furgone per mesi e mesi, serve una città con i suoi locali ed un pubblico che ti sostiene e ti permette di affacciarti fuori dalla tua regione. Ci vuole anche molta fortuna. Altrimenti si possono fare i talent, per carità, ma non me ne occupo…