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Eugenio in via di gioia: «il palco ci fa andare a mille»

Nominati Best Live del mese di maggio per la KeepOn LiveParade e in tour da marzo, gli Eugenio in Via Di Gioia attraversano un momento fondamentale della loro carriera, soprattutto dopo l'uscita di Tutti giù per terra. Abbiamo intervistato uno dei componenti, Paolo Di Gioia, con il quale abbiamo parlato di come è cambiato il loro rapporto con il live, di come si abbattono le barriere con il pubblico e della loro anima busking. Infine abbiamo parlato anche del loro ritorno imminente (24 Maggio, Casa della Musica) a Napoli per la seconda volta, a due anni di distanza.

Allora Paolo, era il settembre del 2015 quando salivate sul palco del KeepOn Live Club Fest come band rivelazione dell'anno. A distanza di tre anni riempite i più famosi club italiani e suonerete al Rock in Roma. Ci puoi fare un piccolo resoconto di questi anni?
Nel 2015 era uscito Lorenzo Federici ed è stato l'inizio di tutto. Nel 2017 con Tutti giù per terra ci sono state molte variazioni. Prima di tutti, i testi sono più maturi ma anche gli arrangiamenti e le sonorità sono cambiate: abbiamo messo un po' da parte il folk e ci siamo avvicinati di più al cantautorato. Un altro elemento importante è la qualità del disco che, dal punto di vista del suono, è migliore: anche quello fa la differenza e rende l'ascolto più godibile. Per tutti questi motivi questo album è piaciuto molto, continua a piacere e noi non possiamo che esserne contenti. Nei live, invece, siamo sempre gli stessi: siamo sempre stati molto diretti e continuiamo a farlo, mostrando la nostra anima busking. 

Facendo specificamente riferimento alle esibizioni dal vivo, dove vi nutrite delle emozioni dei partecipanti, cosa cambia suonare davanti a 30/40 persone e farlo invece davanti a molte di più? Il distacco dal palco diventa un limite?
Noi sul palco diamo sempre il 100%, che siano cinquecento o quaranta persone, quelle quaranta persone sono lì per noi e quindi ci sentiamo in dovere di esprimere sempre il massimo. Poi è vero che la carica emotiva è molto più grande se hai più persone davanti perché quella carica diventa anche tua. La differenza sta nel fatto che puoi anche avere cinquecento persone davanti, ma se son ferme diventa più difficile perché lì sta a te cercare di trascinarle. Se invece c'è un pubblico che trascina non si può non dare il massimo e diventa importante farlo emozionare. Per quanto riguarda il distacco dato dal palco è sicuramente più difficile. Mentre prima, nel coinvolgere il pubblico o creare delle “faide” ci rivolgevamo al ragazzo in prima fila, ora dobbiamo farlo con porzioni di pubblico: è una barriera che proviamo sempre ad abbattere. Anche nel post concerto ci piace andare a salutare chi è venuto per noi. Poi, certo, al Rock in Roma, probabilmente, sarà impossibile però solo l'idea di suonare lì ci dà una spinta e una carica incredibile e, quindi, vedremo cosa succederà.

È diventato ormai luogo comune che gli Eugenio in Via Di Gioia ridono sempre. Accanto alla gioia del live però ci saranno anche paure, timori, preoccupazioni. Ce le racconti?
La gioia è data dal fatto che nel live ci piace scherzare ma i nostri brani non sono tutti allegri, ce ne sono molti che ti fanno riflettere. A noi piace dire che abbiamo due anime, due sfaccettature. Poi le paure e i timori sono sempre gli stessi e ce li abbiamo tutti, non siamo delle macchine. Ma la cosa importante è non portarli sul palco.

Eugenio rompe ancora le corde della chitarra?
(Ride) Incredibile, molto meno! Ha quasi imparato a zappare di meno. Se la sta cavando. Noi nel caso abbiamo sempre una chitarra di riserva.

Il tour è partito a marzo e presenta un programma lunghissimo, fino a settembre, con tantissime date in continuo aggiornamento. Praticamente sarete in giro per sei mesi senza tregua. Come si sopravvive a questi ritmi?
In realtà ci dà una forza pazzesca. Io ogni volta che salgo sul palco, anche se sono morto, mi carico tantissimo. Poi magari dormi dopo. Il palco è una droga, ci fa andare a mille. Però ci tengo a specificarlo – visto che ce lo chiedono spesso – gli Eugenio non si drogano, non assumono nessun tipo di sostanza. È il palco la nostra droga e sopravviviamo grazie a questo.

Poi così almeno evitate di guardare i media.
Eh più o meno, il cellulare lo guardi sempre. Noi siamo i Giovani Illuminati di cui cantiamo, ci siamo dentro e dobbiamo adeguarci.

Ho notato con stupore che sull'evento Facebook del concerto alla Casa della Musica c'è scritto “prima volta a Napoli”. Eppure io c'ero quella sera all'U Turn/Piano B quando il live continuò per strada ed Eugenio si beccò la ripassata dalla signora che cercava di dormire.
In realtà è la seconda, diremo di cambiare. Manchiamo da due anni ma non dimentichiamo la bellissima esperienza, ci piace ricordare questi episodi e ci diverte sempre tantissimo farlo.

A proposito di strada, non perdete mai occasione di esibirvi in piazze e all'aperto, come dicevi la vostra anima busking. Che cosa significa per voi quel tipo di performance? Cosa dà in più rispetto all'esibizione nei club?
Dà in più che lì non c'è, non solo la barriera di cui parlavamo prima (il palco ndr), ma non c'è nessun altro tipo di barriera: suoni per tutti. Abbiamo fatto dei raduni in varie città: Bologna, Genova, Roma e settimana prossima saremo a Milano. In questo momenti raccontiamo la nostra storia. E la gente resta estasiata. È bello ricevere queste reazioni e avere il pubblico così vicino. È importantissimo per noi, rappresenta una carica diversa che ti aiuta a salire meglio sul palco.

A quando il concerto nel parcheggio del PAM?
Ci stiamo pensando, ma il Pam ancora non ci ha cagato. Dobbiamo spingere, ci proveremo ancora.