Live People

Una normale giornata degli Eugenio in Via Di Gioia in tour

È uscito da pochissimo Altrove, lato A e lato B, il nuovo progetto artistico degli Eugenio in Via Di Gioia la band tra i best live della nostra Live Parade. Merito del loro di divorare il palco, e non solo, che ha conquistato sempre più fan. Con le nuove canzoni si intuisce, in modo abbastanza netto, la loro crescita artistica ma anche personale e non è difficile immaginare che anche i prossimi live avranno delle sorprese in serbo. Nel frattempo abbiamo raggiunto Eugenio per farci raccontare com’è la loro giornata tipo in tour. Tutto quello che non si vede nelle loro stories sui social ma che è davvero degno di essere raccontato e conosciuto.

Tra colazione, ritardi e merchandising

Sveglia alle 9.30, per partire alle 10.30 dal Docks Dora, una struttura a Torino nord dove noi teniamo il nostro furgone. Speriamo che nessun ladro di furgoni lo legga (ride): in realtà è un luogo sicuro, perché è chiuso sempre. È un quartiere di artisti, e altri lavoratori in proprio, che hanno un sacco di studi in quella che è un’ex fabbrica ora suddivisa in tanti studi di registrazione e sale prove. Lì abbiamo il nostro fonico, e backliner. Alle 10.15 ci si trova, per fare tutti colazione all’Amen, e di solito Emanuele Via arriva in ritardo. Si aspetta che arrivino tutti e si fa il conto del merchandising, che è una cosa abbastanza critica, perché succede spesso che ci dimentichiamo che le magliette o i cd stanno per finire e partiamo senza parti importanti del nostro viaggio. Fatto questo si sale tutti in furgone: siamo noi 4 del gruppo, il ragazzo che merchandising e il fonico, che si chiama Mauro Tavella che è un personaggio incredibile che auguro a chiunque di incontrare e conoscere nella propria vita. È un uomo di 60 anni, credo, che ha fatto il fonico per tutta la sua vita e per noi è come se fosse Yoda. Averlo in tour è un divertimento assicurato.

Eugenio

Il viaggio

Si parte: essendo di Torino si va quasi sempre verso sud. Abbiamo da poco un nuovo mezzo di trasporto che ci permette di stare belli larghi, ma questo non toglie che, a seconda delle situazioni c’è da discutere. Ci sono volte in cui tutti dormono, quindi il viaggio è rilassato, altri dove si chiacchiera per ore e ore senza nemmeno accorgersene. Così fino al posto dove dobbiamo suonare, mettiamo che si tratti di Pisa. L’arrivo, essendo partiti alle 10.30, è previsto per le 14.30, per cui si apre la discussione: fermarsi verso mezzogiorno e mezzo in autogrill, oppure tirare fino alla fine del percorso, arrivare a Pisa e sperare che i ragazzi che organizzano il festival, o quelli del club, ci diano da mangiare. Qui di solito Paolo Di Gioia, quello più affamato di tutti, non mangia, dicendo che sicuramente ci daranno da mangiare all’arrivo. Questo perché lui, oltre che essere il più affamato, è anche abbastanza tirchio.

#cibointour

Si arriva quindi a Pisa, dove ci hanno sempre accolto bene e arriva il momento del #cibointour. Noi chiediamo ai nostri fan di portarci il cibo durante le date ma è una cosa particolare: non è che glielo stiamo davvero chiedendo noi. È successo e noi lo abbiamo documentato su Instagram più volte. Documentandolo e raccontandolo la gente si è appassionata e ha voluto che questa cosa proseguisse. Un po’ anche per entrare nelle nostre storie di Instagram, e qui compare l’egocentrismo del fan che pur di comparire in una nostra storia e un nostro racconto, ci riempie di cibo. Paolo Di Gioia, ovviamente, essendo un grande mangione, ha alimentato questo cibo in tour creando l’#, storie e vicissitudini attorno a queste persone. Ed è bello anche perché ci portano le prelibatezze locali e tradizionali. A Pisa, in questo momento, staremmo mangiando dei buoni salumi e dei cantucci. Così anche noi impariamo a conoscere le cose tipiche locali. Se ci è andata di lusso anche i ragazzi del festival conoscono questa nostra passione per il cibo e in backstage ci hanno lasciato qualcosa da mangiare. Non siamo dei grandi bevitori, soltanto Lorenzo Federici beve un po’ di birra nel backstage, ma mangiamo come dei pazzi.

Il reggi chitarra autoprodotto

Smontiamo tutta la roba dal furgone e, ultimamente, bisogna ammettere che è una parte sempre più leggera, perché avendo più persone che ci seguono rispetto a quando eravamo da soli, il lavoro è distribuito. Bisognerebbe ringraziare milioni di volte chi ci aiuta e ci evita grandi faticate. Dopo 3-4 date di fila sei anche stanco: noi diamo il 300% sul palco e se fai tutto tu poi si fa fatica. Il nostro spettacolo sta diventando sempre più particolare, abbiamo amplificatori, pedaliere, un allestimento curato apposta, e il reggi chitarra, tagliato a laser al Fablab di Torino: un laboratorio artigianale tecnologico particolare dove ci sono stampanti in 3d e taglio laser. Avendo studiato design ed essendo appassionati di queste tecnologie, ci siamo costruiti l’allestimento. Da una parte ci fa piacere perché è bello potersi costruire il proprio palco, ma è una cosa da perfezionare. Diciamo che è un po’ meno comoda rispetto a quelle standard. È giallo e ricorda le grafiche del disco ma costruirlo ogni volta per un fonico abituato ad altro è difficile.

Gli scherzi telefonici

Si va in hotel a riposare: io alloggio insieme a Lorenzo Federici e nella noia del pomeriggio ci è capitato un paio di volte di fare scherzi telefonici. Con la televisione accesa sui programmi delle tv locali arriva il momento delle televendite, ed è lì che chiamiamo e facciamo le voci strane: ci divertiamo con poco. Alla fine del pomeriggio si torna nel locale e si gioca un po’ a scopa. Di solito facciamo dei gran tornei di scopone scientifico con penitenze annesse: non ci facciamo mancare nulla.

Il rito simil Maori

Prima di salire sul palco facciamo un rito, che forse non dovrei dire perché è una cosa segreta, un po’ come il rito dei giocatori di rugby neozelandesi. Facciamo una cosa nostra, tipo quella, che ci dà un’energia tale che sembriamo drogati, ma in realtà è solo frutto della nostra carica. Un po’ come i Looney Tunes in Space Jam. Si tratta di una filastrocca che ripetiamo e che ci porta forza per tutto il live. Finito il concerto cerchiamo di stare il più possibile con il pubblico, per raccontarci cose e, ovviamente, ricevere altro cibo.