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FIORAMANTE: I 5 live che mi hanno cambiato la vita

FIORAMANTE, nome d'arte di Marco Alfano, è un cantautore classe '89 originario di Tradate (VA) con la passione per la musica che nasce in lui sin dalla tenera età. Dopo diverse esperienze con alcune band, attratto dalla possibilità che le nuove tecnologie danno per autoprodursi musica, nel 2017 scrive il suo album d'esordio in veste di FIORAMANTE "Ogni cosa è lì, esattamente dove deve stare". Questo lavoro attira l'attenzione dell'etichetta indipendente Grifo Dischi che, con grande entusiasmo, decide di far entrare il cantautore nel proprio roster.

"Pulp" è un album che si pone come un libretto delle istruzioni per chi ha compiuto (o sta per compiere) trent'anni, per chi è stato adolescente negli anni '00. Il sesso, l'amicizia, la mancanza d'equilibrio in un mondo che va troppo veloce, le piccole vittorie e le grandi sconfitte, queste e tante altre sono le tematiche che fanno parte del nuovo lavoro di FIORAMANTE, un LP che costruisce le sue sonorità su un cantautorato electro-pop sopraffino ed elegante, fatto di chitarre, synth e drum machine. Ad inizio giugno lo abbiamo visto in un live intimo, nel filone “Sottovoce” e gli abbiamo chiesto quali sono i live che gli hanno cambiato la vita.

RED HOT CHILI PEPPERS

Era l'8 Giugno del 2004, stadio San Siro di Milano e io avevo 15 anni. Fu per me e mio cugino il primo concerto in assoluto, ricordo che obbligammo i nostri padri a portarci, eravamo malati fino al midollo dei Red Hot. Avevamo i biglietti per il primo anello, ma ci mettemmo seduti su delle tettoie tipo quelle delle panchine, o una cosa del genere ed è stato davvero bellissimo. C’era Antony Kiedis che stonava come un Dio sotto effetto di eroina cosmica, ma nel complesso era tutto così mostruosamente potente e reale.

E' stato come il cosiddetto “primo contatto” (in ufologia), perchè era la prima volta che vedevo e sentivo dal vivo tutto ciò che avevo solo immaginato ascoltandomi a palla i cd, come se non ci fosse un domani. Insomma, fin da quando ho iniziato a premere il tasto play del mio stereo Kenwood anni 90 che avevo in cameretta.

INCUBUS

Gli Incubus sono il mio amore infinito, quello che ascolti e ami sempre più durante la vita, a fasi, a cicli, ma loro ci sono sempre e non stufano mai. E' incredibile, penso di non aver mai fatto passare mese senza mettermeli in cuffia. Li ho visti la prima volta nel 2007 e suonavano all'Alcatraz, era il compleanno di mio fratello Tain e potete immaginare come ci arrivammo messi a quel concerto. E' stato atomico, sono finito a petto nudo sulle spalle di un mio amico alto due metri a cantarmi Pardon Me, finche gola non ci separi. Troppo grandi gli Incubus, troppo troppo grandi.

SUBSONICA

Che bomba i subsonica live. Anche loro li ho visti molte volte, ma c'è stato un concerto inche ho apprezzato in particolare, quello per i 20 anni di carriera in cui iniziarono a luci accese tipo festa di paese, (proprio per ricordare gli inizi) e suonando tutto il primo album omonimo. Poi si spensero le luci e vennero giù megaschermi, piattaforme e luci laser, l'impianto si raddoppiò di potenza e cominciarono con “La Glaciazione” boom boom boom. Un concerto di quasi 3 ore, perfetto sotto tuti gli aspetti e che mi ha lasciato davvero senza parole.

Diagnosi post-concerto: Hangover, lividi sul settantacinque percento del corpo, caviglia slogata. Ma ragazzi... ero una bomba di gioia, appagato come un re.

MAX GAZZE'

Gazzè lo adoro ma questa volta a rendere il suo concerto indimemticabile non è stato solo lui, ma la location, il Teatro Antico di Taormina. Suddetto teatro Greco è qualcosa di divino, si erge in cima alla cittadina arroccata a 210 metri a strapiombo sul mar Ionio, da lì puoi ammirare contemporaneamente il concerto e dietro un paesaggio che lascia senza fiato, l'Etna e tutta la costa sud. Se ti giri vedi pure proseguire la costa verso nord, fino quasi Messina. Era Agosto 2013, ci andai con mio fratello Francesco, e fu una cosa commovente da ricordare nei secoli.

MANAGEMENT DEL DOLORE POST-OPERATORIO

Una cosa bella è godersi i concerti di chi spacca davvero ma non è seguito da milioni di persone. Arrivi all'ultimo, bevi le birre che vuoi, ti godi un bel concertone con soli altri 500 o 1000 cristiani e poi ti fai pure due chiacchere con gli artisti. I Management sono dei miti, spettacolari in concerto, a parer mio tra le più grandi band di questo decennio, e io me li sono goduti parecchie volte per fortuna. I loro concerti forse sono stati quelli che mi hanno spinto di più al cambiamento, è la mia epoca, il movimento artistico a cui appartengo, in cui credo e desidero far parte. La loro grinta rivoluzionaria e intelligente, rabbiosa e tenera. Ero rassegnato a vivere di altro e fare dischi in cantina fino a quel momento. Con loro ho visto nascere in diretta un movimento, ne sono stati tra i pionieri. Per la prima volta, ho sentito e sento di vivere un periodo di musica italiana molto figo.