Live People

Il giardino segreto: tiriamo le somme sull'ultima stagione del gArten di Correggio

Abbiamo intervistato Cristina Severi, direttore artistico del gARTen di Correggio, conclusosi il primo Luglio dopo un mese di iniziative artistiche, eventi musicali e proiezioni. Il festival parte da una mostra di sculture in una villa dell'800, a cielo aperto e si mescola con il cinema, la musica e la narrativa. Abbiamo parlato del suo ruolo di direttore artistico ma nelle chiacchierata sono usciti fuori spunti e riflessioni molto interessanti su come le emozioni e le sensazioni personali guidino un  nella scelta degli artisti o delle band da far esibire alla rassegna.

Terminata questa quinta edizione del gARTen, possiamo tirare le somme e fare un bilancio conclusivo?
In generale direi che è andata bene. Lo dico ormai ogni anno ma ogni anno siamo sempre in crescita, anche se non velocissima. Abbiamo consolidato ulteriormente altri discorsi. Fa piacere che ci sia stata molta approvazione sul lato artistico. Pubblico e organizzazione sono stati ottimi. Anche la sezione dei nuovi arrivati di quest'anno ha avuto un riscontro positivo.

Ci puoi raccontare dal punto di vista del direttore artistico in che modo ti ha impegnato l'organizzazione e la gestione del festival? Quali sono gli aspetti negativi, quali invece quelli gratificanti? 
Più che festival, sarebbe giusto chiamarla rassegna. Partiamo da una mostra di arte contemporanea in un parco con Villa dell'800. Le sculture sono al centro di tutto il progetto: senza le sculture non esiste gARTen. Tutti gli altri eventi sono funzionali a questo. E' arte che aiuta l'arte. Dal punto di vista della scultura non ci sono stati aspetti negativi, il nostro approccio di comunicazione diretta e meno aulica funziona e piace molto al pubblico. Stanno andando molto bene le collaborazioni artistiche: per il cinema c'è una persona che fa la sezione, io curo tutto il lato musicale. La location, poi, fa la sua parte. E' una situazione molto intima, cerco sempre band o cantautori di atmosfera, che non siano invadenti perché si suona senza palco in un bosco di noccioli. Risulta essere un'esibizione  diversa...A detta di chi guarda. È iniziato tutto grazie al bando Imaie che ho conosciuto grazie a KeepOn al Lanificio. La difficoltà maggiore, però, è parlare con artisti e agenzie e spiegare tutto il lato burocratico dell'organizzazione.

Da cosa nasce quest'idea di rassegna artistica con contaminazione tra scultura, narrativa, musica e cinema? 
Come dicevo prima, l'idea di partenza è quella della scultura. La contaminazione è anche ad immagine dell'associazione che mette insieme diverse generazione. Andiamo dai 20 ai 60 anni e questa diversità ha contribuito a far si che si creasse un evento eterogeneo,  ognuno con le proprie competenze. A questo si aggiunge che c'era l'esigenza di far sopravvivere un mese di sculture a Correggio. Era necessario fare qualcosa per rendere il più possibile visibile il tutto. 

Joan Thiele

Hai appena citato Correggio, il comune che vi ospita. Quanto aiuta Correggio il gARTen festival e quanto, invece, il gARTen aiuta Correggio?
L'amministrazione comunale ha sempre appoggiato il progetto senza ricevere agevolazioni ma partecipando come comune cittadino. Anche se siamo nati quando c'era il commissario, la collaborazione è andata avanti quindi il lato burocratico-amministrativo è sempre stato abbastanza tranquillo. Per quanto riguarda gli abitanti, invece, abbiamo notato che arrivano tantissime persone da comuni vicini, o anche lontani, mentre la popolazione locale è un po' restia a partecipare. E ci stiamo ponendo questo problema.

Come si svolge l'installazione delle opere scultoree? Sarebbe interessante conoscere, se c'è, qualche episodio particolare legato a questo aspetto.
Quest'anno c'è stata una performance molto interessante che ha visto un artista tessere una tela tra gli alberi, in tempo reale. Noi solitamente invitiamo ogni artista e scultore a visitare prima il parco. Il luogo è bello c'è una ghiacciaia che somiglia ad un trullo sotterrato, molto suggestivo e tutti rimangono affascinati. Da qui poi parte la sfida con la natura: devono rapportarsi con un luogo molto diverso rispetto ad un museo asettico con la natura che rischia di divorare l'opera. Quindi viene esaltata, in particolar modo la scelta della posizione dell'opera e l'effetto che ha sul pubblico.

Giovanni Menada

In che modo hanno partecipato gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, Brera e Urbino? Come si è arrivati a questa collaborazione?
La prima a partecipare è stata quella di Bologna anche perché fa parte della nostra regione. Tutto parte con il dialogo con un Professore che ci sostiene e che è il nostro referente all'interno delle Accademie. Lui seleziona le opere, ci invia gli schizzi di studenti che ritiene validi e ci si prova ad organizzare al meglio. Non hanno ancora i ritmi per produrre, installare, sono artisti in erba. Tendenzialmente accettiamo sempre, è un tuffo alla cieca rispetto allo scultore che scegliamo noi. Con lo studente ti fidi del Professore però è molto bello perché i giovani stupiscono. Molto spesso è difficile da distinguere l'opera dello studente o dell'artista affermato. 

Passando al lato musicale, ho notato che la line up del festival non segue tanto le mode musicali del momento. C'è un filone preciso che seguite nella scelta degli artisti oltre a quello dell'atmosfera?
In questi anni ho avuto sempre una grande richiesta di musica manuche. Però non mi andava di ripetere le stesse band, anche se si ripropongono. Quindi, esaurita la fonte manuche, sto optando per una scelta molto personale, orientandomi su quello che c'è in circuito, cerco progetti interessanti con un occhio sempre al cantautorato. La scelta la faccio a pelle, seguo il mio gusto.

Credo che Emanuele Colandrea, ospite lo scorso 10 giugno, sia uno dei più sottovalutati nel suo genere. Com'è andata la serata?
Bravissimo. È andata benissimo. Ho anche un racconto di un fruitore ideale da concerto. Lui vive a un'ora da Correggio, è arrivato a sentire Colandrea con il cane e mi ha detto che, pur non conoscendolo, è venuto sulla fiducia perché il resto della programmazione era valida. Stimabile. Larga parte del pubblico che non lo conosceva ha apprezzato il suo modo di comporre, soprattutto, i testi. Per quanto riguarda il suo essere sottovalutato, sono d'accordo anche se forse è per il suo approccio poco commerciale. E anche lui ha smesso un po' di lottare.

Perché, dal tuo punto di vista, un giovane sceglie di partecipare al vostro festival? Quali sono i vostri punti di forza e dove, invece, ritieni si possa ancora migliorare? 
Secondo me c'è sempre da migliorare. Sicuramente possiamo migliorare sulla comunicazione e il sistema di rete sul territorio. All'interno della rassegna ci sono altre iniziative come il circo alla francese. Stiamo cercando di entrare in sintonia e fare rete con le associazioni attive sul territorio per non pestarsi i piedi. Il giovane spero che sia animato dalla curiosità e dal partecipare a qualcosa con un valore culturale rispetto al semplice bere e fare niente. Per quanto riguarda la comunicazione, abbiamo anche un po' la confezione molto accattivante della villa privata gestita per un mese all'anno ma diventa difficile da sponsorizzare quando ci sono tanti eventi così eterogenei tra loro. Puntiamo sempre forte su chi è stanco della monotonia.

capra

Alla fine dei lavori ti puoi sbilanciare: qual è stata la serata che ti ha emozionato di più e che ricorderai con più piacere in questa edizione?
Per motivi personali, emotivi, la “Tortellata di San Giovanni”. Abbiamo ospitato un progetto di musica originale pugliese Pagliara e Muci che hanno fatto ballare tutti. E' stato molto emozionante portare la tradizione di una regione diversa qui e vedere gente divertirsi e ballare. E poi sono un po' di parte ma Capra - il leader dei Gazebo Penguins - con i racconti della montagna era una scommessa e posso dire che è stata pienamente vinta. Sia per il tipo di narrativa non convenzionale ma, soprattutto, perché ho visto Capra dialogare con generazioni diverse che non lo conoscevano neanche come cantante e hanno apprezzato.