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Gio Evan torna in tour e ci invita a “tornare sovrumani”

Cantautore, poeta, scrittore, Gio Evan è un essere umano che ha dell’incredibile, del sovrumano, oserei dire, proprio come il nome del suo nuovo tour, “CAPTA – tornate sovrumani”. Seguitissimo sui social, con le parole ci sa decisamente fare, sia in musica che senza eventuale tappeto sonoro; tappeto che stenderà per tutta l’estate in giro per lo stivale.

Nonostante riuscire a trovarne cinque sia stato un po’ difficoltoso (e mi scuserete le deviazioni dal percorso principale, ma Gio Evan sa come suscitare la mia curiosità e sorprendermi con le sue risposte, quindi le domande sono letteralmente fioccate come i pioppi in pieno momento allergia), siamo riusciti, in una chiacchierata telefonica prima delle date di Potenza e Roma, a trovare insieme a Gio Evan, i suoi cinque buoni motivi per andare in tour.

Trasferirsi con la nuova famiglia, il gruppo, il manager

… adesso, io dico “manager”, ma siamo fratelli, è sempre un piacere stare con lui, con gli altri. Lasciare casa per andare in tour significa appoggiarsi a un’altra famiglia, convivere con loro… e mi piace tantissimo. In questo tour in particolare cambierà che ci sarà veramente una sensazione fortissima di famiglia dentro: abbiamo fatto questa piccola orchestrina di complicità. Abbiamo scelto le persone dagli occhi e non dal voto al conservatorio: è molto particolare… in più si ballerà, ci sarà proprio un’energia ballabile. Di solito mi si conosceva per essere abbastanza da mood lacrime: “Sono andato a vedere Gio Evan e ho pianto!”… bello, però no, cavoli! Adesso abbiamo fatto lo stesso lavoro di profondità però ci siamo detti che visto che il periodo è già abbastanza cupo, se ci mettiamo anche il carico che sono abituato a fare, qua rischiamo il ritorno dell’eroina! Bisogna che qualcuno diventi felice, è importante… e quindi ho iniziato da me, che poi sono sempre stato felice, però la densità delle parole mi portava a creare quel mood diciamo “parrocchiale”, perdonami il termine. Invece adesso siamo più freschi, più frizzanti, ci saranno tante canzoni belle, delle poesie belle selezionate con cura, monologhi interessanti… si sentirà qualche anticipazione del disco che uscirà in autunno, a dispetto di tutti quelli che non volevano, manager compreso! Abbiamo lottato per fare quello che volevamo noi: ci saranno più inediti che editi, sarà più da ascoltare che da cantare da sotto palco, però sono canzoni che ne valevano la pena di essere portate in giro in estate.

Com’è andata a Taranto al Medimex?
A Taranto è andata bene, è stato veramente emozionante perché abbiamo questo organico nuovo, poi c’era Dellera degli Afterhours con noi sul palco e al basso c’era Enrico dei Calibro35, avevamo una squadra veramente grande. Per me è bello condividere il palco con le persone che ascoltavi fino all’altroieri: è tanto, è tanto! Ho bisogno ancora di assimilare bene queste cose!

L’urgenza di volersi bene “a cazzo”

So che è un po’ volgare, ma è un rafforzativo gigante: è un volersi bene senza più pretendere, senza dimostrarsi che puoi fidarti di me… iniziare a elargire questo sentimento, questo stato d’animo a cazzo, proprio. Come chi butta i semi nel giardino, senza algoritmo, senza premeditazione.

Le scomodità nutrienti del viaggiare

Il terzo… io con il secondo che è bello corposo avrei già finito! Il terzo è perché mi piace e ho bisogno per nutrire la mia poetica interiore, di viaggiare, delle scomodità di viaggiare. Ho bisogno dei treni, dei ritardi, delle apparizioni casuali, di fermarmi, di farmi fermare per fare una foto… ho bisogno di queste cose per creare una rete sociale, perché io tendenzialmente sono molto asociale, invece questo gancio qui mi permette di non cambiare del tutto pelle, di non diventare una quercia, mi leva la corteccia che ogni volta che mi rifugio nei boschi metto.

Hai un rapporto particolare con le parole che declini in musica, poesie e libri (l’ultimo, “Cento cuori dentro” è uscito da poco per Fabbri, ndr.), ma come cambia la tua scrittura mentre sei in tour?

Guarda, mi hai fatto una domanda sulla quale ho riflettuto tantissimo stanotte: abbiamo iniziato il tour, prima del tour abbiamo chiuso anche il disco, quindi prima siamo stati quindici giorni a Torino, poi siamo andati a Roma a fare l’allestimento del live, poi siamo andati a Taranto a fare il live e durante tutto questo periodo non ho scritto, proprio per niente… avevo dei foglietti, gli scontrini dell’Autogrill… scrivo pochissimo sul telefono: quando viaggi tanto non devi scaricare la batteria e non sono uno di quelli con sempre il carica batterie dietro. Ho bisogno di scrivere sui foglietti: scrivo tantissime idee, ma proprio tantissime… ma per stendere bene giù e mettermi a scrivere un pezzo di romanzo, una canzone, ho bisogno di avere i miei tempi super super lenti e calmi. Il live mi permette di accumulare idee, poi ho bisogno della mia casa per scrivere: ieri quando sono rientrato a casa, ieri notte ho scritto. In realtà, questo è un concetto che ho scoperto da poco, perché pensavo di poter scrivere ovunque, e invece non è vero: in treno non ci riesco per esempio, già di mio mi sento sempre indifeso, mi sento che mi sta arrivando un tornado addosso da qualche parte! Quindi, se arriva un tornado e io sto scrivendo, quando cazzo me ne accorgo che sta arrivando un tornado? Quando entro in quella dimensione là davvero possono violentarmi e io neanche me ne accorgo: ho bisogno di permettere al mio essere di sentirsi indifeso. Io scrivo in un agguato indifeso, ho la necessità di essere super vulnerabile e non mi viene bene di fronte agli altri: mi sento nudo e in treno non è propriamente consigliabile come sensazione.

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Vedere le persone in ricerca di sé

Perché presuntuosamente proprio sono convinto, so anzi, come diceva Jung, so che il nostro pubblico non è un pubblico di ragazzi che ascoltano l’indie e basta, che vanno ai concerti e si devastano. Abbiamo questo pubblico sempre sobrio, pronto agli occhi lucidi, pronto alla ricerca, pronto a pensare a sé e questo mi riempie di una cosa potente dentro che non so descrivere bene e non so spiegare bene il perché. Sicuramente perché io sono una persona fortemente introspettiva e questa cosa fa da specchio e arrivano queste persone meravigliose. Per me ne vale sempre la pena di evidenziare le sensibilità che sono rimaste in giro per le città e questo mi fa tanta bellezza!

L’invito che faccio con questo tour a tornare sovrumani è un invito a fare lo step successivo al percorso evolutivo umano: questa elaborazione mi è capitata perché iniziavo a farci caso a tutte le volte che si associa la reazione “Eh, vabbè ma siamo umani!” ogni volta che si facevano degli errori. Si dice sempre, no?
Ho pensato ad allargare quest’errore: cosa succede quando allarghi il margine di errore?
Si crea la guerra, si crea il razzismo, si crea l’omofobia: essere razzisti è un errore, è un bug di anima, un difetto, una malattia di sistema. È possibile che l’uomo si possa infettare di queste cose: basta una mala informazione, basta un finto terrorismo e tu diventi razzista perché pensi che vengono e ti distruggono perché la televisione dice questo, quindi ti fai ammalare. Questo farsi ammalare dipende dal fatto che siamo umani, allora ho bisogno di fare un passaggio successivo, di accettare il nostro incredibile, il sovrumano: andare sopra, diventare supereroi. Io sono a favore dell’essere super, dell’essere oltre… siamo fatti per superarci. Lo vediamo con la tecnologia, con tutto il nostro tipo di quotidiano: cerchiamo sempre di andare oltre, ce lo abbiamo dentro, è di default. C’è sempre la voglia di avere di più, a me interessa alimentare l’essere di più: accumulare, quello che l’uomo materialista fa con le case, noi dobbiamo iniziare a farlo con le case interiori.

Il Camogli dell’Autogrill

Il quinto… finalmente siamo arrivati al Camogli dell’Autogrill!
O alle scritte nei bagni degli Autogrill: anche quelle sanno essere poesia!
Belle, è vero!

Quali sono i tuoi ascolti mentre ti sposti in tour?

Se sono in macchina in viaggio e devo scrivere o sto piazzando un’idea vado sempre, solo ed esclusivamente di jazz, da Billie Holiday a Thelonious Monk, Chet Baker, qualsiasi cosa purché sia jazz, ma anche Nina Simone, un po’ più soul… Se invece devo viaggiare, pensare, aprire il finestrino e godermi il vento ultimamente sto ascoltando tanto Patrick Watson e ne sono innamoratissimo, di Benjamin Clementine che mi sta facendo impazzire, lui lo amo proprio a livelli inverosimili! Un altro artista che ascolto moltissimo è Rubel, lui è sudamericano, fantastico anche lui… per il momento sono questi i miei ascolti, cambieranno sicuro, eh!

Le prossime date del tour:

4 luglio - Milano (Castello Sforzesco)

5 luglio - Montecampano di Amelia – TR (Arde Rocche)

19 luglio - Rosolina Mare – RO (Voci per la Libertà)

28 luglio - Cittadella – PD (Into the wild Music Festival)

22 agosto - Castelbuono – PA (Musaic-On Festival)

31 agosto - Venaus – TO (Borgate dal vivo Festival)