Live People

IL PASSAGGIO DA EMERGENTE A INDIPENDENTE: INTERVISTA AI Mòn

Abbiamo intervistato i Mòn, giovane realtà alternative rock italiana che in brevissimo tempo è riuscita a farsi conoscere ed apprezzare da critica e pubblico. La band, ci racconta del loro album di debutto e di quanto sia stato bello farsi conoscere soprattutto dal vivo in un periodo in cui la componente live diventa sempre più importante nella carriera di una giovane band come i Mòn.

Ciao ragazzi, come prima domanda rompi ghiaccio volevo chiedervi quale fosse il significato del vostro nome che sembra semplice ma sicuramente non lo è.
“Mon” senza accento è una parola che ha moltissimi significati in lingue e culture diverse (è mio in francese, è un'isola danese, un portale giapponese, un popolo del sud-est asiatico, un acronimo militare americano che sta per “above moutains”, etc.). Quello che abbiamo voluto fare aggiungendo un accento apparentemente inutile, è stato di svuotare la parola di tutti i suoi significati per riempirla con qualcosa di nostro. Inoltre avevamo intenzione di legarci a un suono, piuttosto che a un significato.


Il vostro genere non è assolutamente etichettabile e probabilmente questa è la vostra vera forza, come siete arrivati a creare qualcosa di così originale? Il processo è stato lungo e difficile o abbastanza spontaneo?
Sono state entrambe le cose. Spontaneo nel modo in cui nascevano le idee, senza limiti né forzature; lungo e difficile nel periodo in cui queste idee sono state limate, perfezionate e incastrate insieme.
Zama è stato l'unione dei nostri interessi musicali, probabilmente è originale perché ognuno di noi aveva qualcosa di diverso da dire, anche per questo probabilmente è così eterogeneo. La difficoltà è stata nel trovare soluzioni che mettessero tutti d’accordo.


Se devo associarvi a qualcuno vi direi ai Foals, gruppo che negli anni ha quasi totalmente cambiato il proprio sound, ovviamente in meglio, anche voi avete in mente di sperimentare e cambiare quasi totalmente il vostro sound nel prossimo album?
L'idea è quella, stiamo cercando di liberarci il più possibile dai preconcetti che abbiamo avuto fino ad ora nella composizione d’insieme. Zama è un disco fortemente inconscio, uno sfogo, una cosa di cui ci dovevamo liberare. Consci di questo, nella composizione del secondo disco, a cui stiamo lavorando già da un po’, stiamo cercando di scremare tutto ciò che in Zama era superfluo, liberandoci faticosamente anche dai nostri ascolti. Il lavoro è sicuramente meno ossessivo e più ragionato, sia musicalmente (stiamo infatti provando a dimenticarci dei generi e a concentrarci sulla linearità dei brani e sugli incastri melodici degli strumenti) che nei testi (in cui ci sarà un filo conduttore), anche se ci rendiamo conto che di strada ne dobbiamo fare ancora molta. Dopotutto la ricerca di un sound personale nella composizione collettiva è molto faticosa.


Siete stati identificati come una delle rivelazioni di questo 2017 ed avete suonato davvero molto, vi sareste mai aspettati tanto?
In realtà no, non ci abbiamo neanche pensato un granché. Il disco l’abbiamo scritto l'abbiamo registrato e abbiamo trovato qualcuno che lo pubblicasse, è stato tutto piuttosto naturale, non pensavamo molto a quello che sarebbe successo dopo.


Quali sono i progetti italiani che seguite con più attenzione

In qualche modo ci sono vostri colleghi che ascoltate e con cui magari vorreste collaborare?
In realtà non siamo dei grandi cultori della scena italiana, specialmente di quella cantautoriale. Forse gli unici artisti di cui riconosciamo la qualità e su cui siamo tutti abbastanza d’accordo sono Iosonouncane e i Verdena. Per quanto riguarda i gruppi italiani che cantano in inglese, ci piacciono molto i C'mon Tigre e insieme a loro il collettivo di artisti che ruota intorno alla Tempesta international.

Dal punto di vista del live, quale dei concerti che avete fatto durante l'anno ricordate con più piacere?
Sicuramente di quest'anno il concerto più memorabile è stato il release party di Zama che abbiamo tenuto il 13 maggio al Monk in concomitanza con la serata organizzata dai ragazzi di “Sei tutto l'indie di cui ho bisogno”, dove abbiamo conosciuto un sacco di bellissime persone, molte delle quali in questi giorni hanno continuato a seguirci e ci sono rimaste molto vicine. Poi il live è andato bene perché c'era un mare di gente e per questo ci siamo molto divertiti. Inoltre era la prima volta che portavamo con noi i nostri dischi e quella sera ne abbiamo venduti quasi 100, quindi insomma, in poche parole è stata una serata che ci ha segnato e ha segnato una nuova era per noi.


Suonate parecchio in giro, che consigli dareste ad una band che vorrebbe iniziare girare?
Trovate qualcuno che vi regali o vi presti un furgone, oppure siate ricchi. Per il resto cercate di divertirvi il più possibile, questa è la cosa più importante.


Qual è stata la risposta del vostro pubblico al vostro primo concerto?
Il primo concerto fu un azzardo. Fu 3 anni fa a una festa di scuole al Circolo degli Artisti di Roma, avevamo solo 5 brani e non ci aspettavamo nulla. Al primo accordo non c'era nessuno, alla fine sembrava di essere finiti a un rave. Mammamia, solo il ricordo ci fa venire la pelle d’oca!


Quando suonate in Italia, la lingua inglese può essere un impedimento?
Si, è uno degli elementi che ci viene più criticato. Nei live il fatto che in pochissimi capiscano i testi è effettivamente un impedimento. però fin'ora non ci ha mai fermato. Ne abbiamo discusso a lungo, la scelta dell’inglese è venuta naturale al principio, inizialmente il problema non ce l’eravamo neanche posti, ma con l’entrata nella piazza la questione è spuntata fuori. E’ vero che una delle nostre paure per quanto riguarda l’uscire all’estero rimane la concorrenza spietata che c’è nel panorama musicale d’oltralpe, ma noi vorremmo continuare a seguire la strada per noi più naturale e sincera senza farci influenzare da timori o leggi di mercato.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Per ora stiamo pensando ad un terzo video per un terzo singolo del disco e intanto ci stiamo concentrando sulla scrittura del secondo disco. Per il resto sicuramente il piano è continuare a suonare live il più possibile!

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