Live People

Il valore aggiunto nella vita delle persone: l’importanza dei concerti secondo il Mob di Palermo

Confronto, scambio, integrazione: sono le parole d’ordine del Mob di Palermo, un live club che non è solo un locale. Dinamica per definizione, eclettica per indole, questa “casa dell’artista” si trova da due anni nella nuova sede di Via San Lorenzo. Qui il quotidiano è fatto di reciproca contaminazione tra generi, esperienze e percorsi diversi; e se la multidisciplinarietà è la prassi, l’effetto più immediato è la rete tra addetti ai lavori e appassionati. Abbiamo fatto una chiacchierata con Raffaele, 22 anni, graphic designer e addetto ai social e alla logistica del Mob. 

Ci racconti la storia del locale?
Originariamente il Mob si trovava nella zona di piazzale Giotto ed era più piccolo: c’erano tre sale prova e uno spazio per piccoli live. Da due anni, invece, ci siamo trasferiti nella nuova sede di via San Lorenzo e ospitiamo svariate attività: scuola di musica, sala prove, corsi di formazione per tecnici del suono, live, attività culturali in genere. 

Ce ne parli nello specifico?
La scuola di musica conta circa 60 allievi e corsi di jazz per tutti gli strumenti, rock e musica elettronica; attorno alla sala prove, invece, gravitano una trentina di band, oltre ad artisti palermitani più noti come Carnesi o Bondì, che a volte sono venuti a provare qui i loro spettacoli. I tecnici del suono, formati con l’aiuto di Gaetano Leonardi, spesso poi confluiscono nella nostra squadra di supporto tecnico per piccoli e grandi eventi, come la gestione di due palchi di Ypsigrock in collaborazione con “Sinergie”. Per quanto riguarda i live, lavoriamo in due direzioni: in alcuni casi ci occupiamo noi dell’organizzazione, in altri ospitiamo promoter esterni che utilizzano i nostri spazi per i loro eventi. Per noi la sala concerti è un po’ come una sala prove: un luogo aperto e condiviso, dove si sperimenta attraverso le sinergie. 

Da chi è composto lo staff?
Marco e Saro sono i proprietari e si occupano della gestione generale e dell’aspetto tecnico, io e Federico curiamo la logistica delle varie attività. Il locale è aperto dal lunedì al sabato, dalla mattina alla notte: c’è sempre un gran movimento, e di conseguenza tanto lavoro per noi. 

Mob Palermo

Come va con i live?
Da ottobre ad ora abbiamo proposto circa 15 concerti con artisti siciliani e non. Da oltre lo Stretto, ad esempio, sono venuti i One Dimensional Man, mentre tra gli stranieri cito lo spagnolo Vurro. 

Su che generi ricade la vostra scelta artistica, e da chi è composto il pubblico del Mob?
Noi siamo proiettati sul rock e sulla scena indipendente; tendenzialmente evitiamo le tribute band, non per discriminazione, ma per scelta. Il pubblico è eterogeneo, varia a seconda dell’artista e della produzione del concerto: dai metallari agli amanti del jazz, fino a chi viene semplicemente per bere una birra e rimane anche per il live. 

Non pensi che questo vi possa creare difficoltà nell’affermare un’identità unitaria?
Credo proprio di no: la nostra identità è la trasversalità; siamo un minimo comune denominatore e, insieme, un anello di congiunzione tra mondi diversi.

Ci racconti un concerto memorabile?
Sicuramente quello dei Goblin: abbiamo registrato un’altissima affluenza, e poi ritrovarsi sul palco una band storica che passa da noi proprio all’indomani del tour americano, capitanata da un artista come Claudio Simonetti, è stata veramente una bella esperienza. 

Mob Palermo

Quali sono stati gli effetti di Palermo Capitale della Cultura 2018 sul vostro lavoro?
Sicuramente la maggiore spinta e promozione delle attività culturali – e in questo caso musicali –, anche da parte degli enti pubblici che hanno finanziato varie iniziative, ha fatto aumentare l’interesse del pubblico. 

Cosa ne pensi del panorama attuale della musica dal vivo?
Penso sia in crescita e c’è più interesse per gli artisti meno mainstream. Credo sia anche merito di tanti club che sono riusciti a guadagnarsi la fiducia del proprio pubblico, mi riferisco a realtà come il Locomotiv di Bologna o gli stessi Candelai di Palermo, ma l’elenco è lungo. La gente ormai si fida, vedendoli come istituzioni del settore, e va ai live anche se non conosce gli artisti che si esibiranno. 

Come vedi la mission di KeepOn Live?
L’unione fa la forza. Trovo sia utile perché crea coesione, condivisione e sinergia tra le realtà che si occupano di organizzazione di eventi musicali, sia per ciò che attiene alla scelta artistica che per aspetti più propriamente logistici. 

Perché è importante continuare a proporre musica dal vivo, anche se non è un lavoro semplice?
Organizzare i live è fondamentale per portare valore aggiunto nella vita delle persone. Non si devono proporre esclusivamente i concerti che in quel momento fanno contento il pubblico, altrimenti si crea una situazione di stallo e appiattimento che, a lungo andare, influenza anche gli artisti, i quali inizieranno a porsi limiti e a propendere per generi e scelte artistiche che magari non li rispecchiano. 

Quali sono i vostri “concerti nel cassetto”?
Con il budget dei sogni sarebbe bello organizzare un live di Ben Harper, ma, per l’appunto, è solo un sogno (ride). Tra gli italiani ti direi MottaThe Zen CircusI Cani. Staremo a vedere.