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Intervista a Giorgieness

Chi di voi si è imbattuto durante questo 2016 nel progetto della cantante e chitarrista valtellinese Giorgie D'Eraclea, sarà stato colpito dalla grande carica rock che lo accompagna, ben canalizzata nel suo disco d'esordio "La Giusta Distanza". Registrato da Davide Lasala (Edda, Dellera, Nic Cester dei Jet, Bocephus King…) è infatti un concentrato di chitarre e dolcezza che ha stregato e intrigato il pubblico sia in cuffia, sia nella sua veste live.

In occasione dell’uscita del suo singolo K2 abbiamo sentito proprio Giorgie, che è impegnata in questi giorni nelle ultime date prima del nuovo anno e che è tra le vincitrici della nostra Live Parade di novembre.

Giorgie, il tuo primo full length "La Giusta Distanza" ha ricevuto subito buoni riscontri. Il disco già dimostra una buona dose di maturità . Cos'è cambiato rispetto ai tuoi precedenti lavori, l'EP d'esordio "Noianess" e il successivo "K2"?

Sono cambiate moltissime cose, soprattutto da Noianess che non era proprio un EP ma piuttosto una demo che serviva per proporsi in giro. Rispetto a ciò che era stato realizzato in precedenza, per "La Giusta Distanza" è stato fatto con Davide un gran lavoro sulla scelta dei suoni. Si può dire che è un disco più ragionato e pensato con brani rivisti e pezzi inediti.

Il tuo disco è un forte bilanciamento tra melodie, tensioni rock e sonorità dure, cosa che si trova davvero raramente in Italia. Da cosa nasce questo tuo approccio? e quali artisti italiani e internazionali ti hanno ispirato maggiormente?
Ho sempre ascoltato tanta musica, fin da ragazzina, ma questo disco è influenzato soprattutto da  un certo punk californiano, in cui si trova sempre una parte più melodica e una più sporca, più punk appunto.
Anche la mia voce che è abbastanza pulita -tranne quando vengo da 3 o 4 concerti di fila ( ride ndr)- si sposa con questo mix, dove la melodia incontra quello che mi piace avere sul palco, un po' il casino di distorsioni, batteria ecc ecc...
Non è stata questa una cosa sulla quale abbiamo riflettuto quando stavamo facendo il disco, ma a posteriori posso dire che è stata una scelta coraggiosa rispetto a quello che si sente di solito.

Da Milano oltre al tuo progetto stanno uscendo tante proposte interessanti. Cosa e come sta cambiando la scena di questa città?
Esco poco e non mi accorgo molto di tutto questo. Però ritengo che con internet sia più facile non solo accedere alla musica, ma anche proporsi. In generale c'è una grande quantità di musica in giro e anch'io mi sento parte di questo movimento. Vedo inoltre che la distanza tra certe categorie anche in Italia si sta assottigliano, anzi non ce n'è più molta. Ad esempio a mia mamma che ascolta Radio Due, può capitare di trovare lì sia Giorgia che Calcutta.

Parlando invece del tuo rapporto col palco, hai già aperto i concerti di nomi importanti, italiani (Tre Allegri Ragazzi Morti, Pan del Diavolo e altri) e internazionali come i Garbage. In che modo questo ha influito sul tuo processo di crescita?
Suonare prima di questi artisti mi ha lasciato sempre tre cose, dal primo concerto con i Tre Allegri Ragazzi Morti, le due date con i Garbage, all’apertura ai Ministri a Milano.

  • Il rapporto umano che si è creato con persone che stimi
  • L’approccio sempre umile con cui si pongono queste persone a te che stai aprendo i loro concerti
  • Il  rapporto abbastanza strano con un pubblico che vedi lì in silenzio e non sai se sta apprezzando o meno la tua musica finché non finisce il pezzo!

Per il tour de "La Giusta Distanza" quali sono le date che ti sono rimaste più impresse? Hai un aneddoto singolare da raccontarci?
Per il tour abbiamo fatto in estate 53 date, dopo siamo ripartiti con altri 10 concerti.
Ricordo bene tutti gli spettacoli e soprattutto tutta la strada e l’autostrada che abbiamo fatto! (ride ndr).
Un episodio che è accaduto è legato a una data sfortunata: ci trovavamo in un festival e improvvisamente il nostro concerto è stato tagliato.
Una ragazza è venuta timidamente a dirci che gli organizzatori volevano che ci calmassimo, non facessimo le rockstar e non spaccassimo la stanza d'albergo. Non abbiamo capito perché ci dicessero questo, ma da quella volta in poi questa cosa di non spaccare la stanza d'albergo è diventata una cosa ironica che ci diciamo per scherzare tra di noi.

Quali sono i tipi di concerti che ti piace fare di più? E quali sono invece i concerti che ti sono piaciuti di più quest'anno da spettatrice?
A parte l'atto fisico di suonare, i live che mi piace fare di più sono quelli nei posti per così dire più piccoli o comunque medi, in cui la gente viene lì per te appositamente per ascoltarti. Sono quelle le occasioni in cui puoi realizzare un vero bilancio sul tuo live. Tra i concerti che ho visto quest'anno mi è piaciuto tantissimo quello di PJ Harvey a Milano, perché in quel caso ho imparato moltissime cose, semplicemente guardando la sua esibizione.