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La mia vita in tour: intervista a Francesco Cerroni - (Come interpretare un rider tecnico e organizzarsi per un tour)

Ph. Tamara Casula
Francesco Cerroni è stato quella tipologia di ragazzo che all’interno delle band organizzava gli orari delle prove, gli allestimenti e il carico degli strumenti nei concerti. Grazie alla sua bravura è entrato nel mondo dei tour e dei concerti di alto livello iniziando a seguire le date italiane di diverse band straniere e nazionali. Visti i suoi 20 anni di carriera in cui ha seguito artisti come: Alt-J, Battles, Belle & Sebastian, Black Lips, Bonobo, Daughter, Fatboy Slim, Iggy Pop, Metronomy, Mumford and Sons, Tame Impala, The XX (la lista è davvero lunga), gli abbiamo chiesto qualche consiglio su come si entra in questo mondo, come interpretare un rider tecnico e come organizzarsi in tour.

Come si entra nel mondo della produzione dei concerti?
Ci sono diversi modi di arrivare nel mondo della produzione. Io ci sono arrivato suonando. Ero quello che a 16 anni aveva a casa la sala prove, ero quello che attaccava i microfoni, che organizzava le prove, che capiva qual era il modo migliore per caricare le auto, che quando si suonava dal vivo rompeva i coglioni sugli orari e la precisione. Poi ho lavorato in grandi service, piccoli service, ad allestimenti, a musical: ho fatto un sacco di lavori nell’ambiente. Tutto quanto è cominciato abbastanza casualmente. La mia fortuna è stata di essere notato da persone che vedendomi suonare e organizzare le cose per le mie band, mi hanno detto: “Ehi vedo che ci sai fare, perché non mi aiuti durante i concerti?”. Io a quei tempi neanche sapevo che esistesse un mondo professionale dietro la produzione dei concerti, ma da lì sono partito e mi è piaciuto. Poi era meglio retribuito di suonare e quindi all’inizio quando avevo vent’anni ho pensato: “mi pagano per stare sui palchi, per organizzare delle cose, mi piace”. Diciamo che ho iniziato a fare il direttore di palco grazie a Giuseppe Casa durante i primi MArte Live e poi mi è capitato che Giorgio Riccitelli (che al tempo aveva una piccola agenzia ora cresciuta molto e diventata tra le prime in Italia - Radar Concerti ndr) mi abbia chiesto di seguire alcuni gruppi come tour manager. Il primo gruppo sono stati i Kula Shaker, una delle mie band preferite negli anni ‘90, e seguirli è stato un grande impatto anche a livello emotivo: quando me l’ha proposto ho sgranato gli occhi. All’inizio non ne ero molto capace, dato che all’epoca avevo un po’ di difficoltà a parlare in maniera sciolta l’inglese e alcuni termini tecnici sembravano arabo, quindi ho dovuto imparare sul campo perché lavoravo solo con gruppi stranieri. Ho iniziato a fare una vita completamente diversa, viaggiando continuamente, facendo 15 concerti al mese (e ogni concerto facevo una cazzata che poi non ripetevo nel concerto successivo), parlando al telefono in inglese, mandando mail in inglese. Però era un’opportunità importante e ho cercato di fare il mio meglio. Ho lavorato con lui per 10 anni, quindi direi che è andata bene.

Ma secondo te c’è ancora possibilità di lavorare sui tour in Italia?
In questo momento ho un po’ allentato la presa perché avendo aperto un locale (il Monk a Roma ndr) ho meno tempo e prendo solo produzioni grandi. Però la richiesta c’è e c’è spazio per fare questa cosa, anche se non è facilissimo entrare in questo mondo. Io ci sono entrato quasi per caso e ora c’è tantissima gente che me lo chiede, perché tutti pensano che sia una vita fichissima. Lo è, ma è molto dura: io facevo 80 mila chilometri all’anno in macchina che sono davvero tantissimi. Però non è un mondo in cui mandi il curriculum e ti fanno fare il tour manager. S’impara tutto sul campo, puoi avere studiato quello che vuoi, ma le persone e i gruppi che devi seguire sono diversi l’uno dall’altro ed impari ad interagirci solo con l’esperienza. Comunque la richiesta c’è, ma c’è anche bisogno di persone che all’inizio sappiano essere umili, mettersi dietro a qualcuno e chiedere le cose. Io ancora oggi cerco sempre di imparare, perché c'è sempre qualcosa di nuovo da sapere. Ci sono tante piccole agenzie con buone prospettive di crescita e bisognerebbe iniziare proprio da queste, perché la grande agenzia non prende il primo arrivato e lo mette a seguire gruppi importanti. Poi bisogna andare ai concerti, conoscere le persone, farsi conoscere per far capire di aver voglia di fare. Poi da cosa nasce cosa.

Andiamo un po’ più sul tecnico: ci parli un po’ dei rider tecnici? 
È il documento più importante per la realizzazione di un concerto, ma molte volte può creare diversi problemi o fraintendimenti.
Il rider è sempre da interpretare perché non è detto che sia fatto pensando alle misure o alle potenzialità del club in cui il gruppo va a suonare. In genere, i gruppi fanno un rider standard in cui chiedono determinate cose, quindi bisogna saperlo interpretare bene perché è necessario incrociare l’esigenza delle band con le caratteristiche del locale senza che nessuna delle due parti vada in difficoltà. Quando vedo che il rider della venue è più attrezzato del rider tecnico della band, so di essere coperto. Quando il rider della band invece è superiore a quello della venue ci si deve attrezzare: lì inizia il lavoro vero perché si cerca di far funzionare le due cose. Ad esempio, ci sono band che girano in macchina o in aereo e richiedono tutto sul posto, chi invece gira in furgone o tour-bus e ha tutto al seguito. Molto spesso, una produzione che sulla carta sembra difficile, diventa molto facile da gestire perché ti richiede solo il palco vuoto e la corrente. Tuttavia può anche accadere il contrario. Poi magari ci sono locali molto piccoli ma super attrezzati che possono accogliere qualsiasi produzione o locali molto grandi, come le discoteche che organizzano concerti che hanno una grandissima capienza e un ottimo impianto, ma non hanno la parte tecnica necessaria per i concerti. Di conseguenza questi ultimi si possono permettere grandi concerti con cachet altissimi che riescono a ripagare con gli ingressi, ma hanno delle mancanze tecniche che aumentano i costi per adattare il club alle esigenze delle band.

In base a quale criterio bisogna seguire più o meno fedelmente un rider tecnico?
Lo so che è un po’ brutale, ma a volte è necessario partire dal costo della band. Se paghi molto la band, la scheda tecnica va seguita come la Bibbia. Se la band costa poco, non puoi pagare più la scheda tecnica della band. Ovviamente ci sono cose a cui si può rinunciare, altre invece sono imprescindibili. Uno dei più grossi errori infatti, è prendere la scheda tecnica e rispettarla per filo e per segno senza confrontarsi. Bisogna sempre confrontarsi su tutti gli aspetti e andare a fondo su ogni questione.
Molto spesso infatti le band mandano schede tecniche più complicate quando in realtà hanno realmente bisogno del 50% di quello che hanno scritto. Però, invece di spaventarsi e bloccarsi per trovarsi all’ultimo momento con una situazione irrecuperabile e di disagio per tutti, è fondamentale parlarne e trovare un punto d’incontro.

Quanto è importante la comunicazione tra chi organizza il concerto e chi segue il tour di una band/artista?
Nella produzione la comunicazione fra il club e lo staff è fondamentale. Mai bypassare l'agenzia senza farglielo sapere, però è necessario parlare con chi è davvero sul campo, a seconda del tipo di produzione può essere un membro della band, il fonico, il tour manager o il production manager. Spesso si è troppo condiscendenti su determinate cose e si sbaglia su questioni che sono più importanti. Bisogna sempre parlare con chi è sul posto perché a volte i rider sono scritti prima del tour o prima dell’allestimento e di conseguenza presentano cose che non rappresentano più la realtà. Molte volte ad esempio, dopo le prime date del tour, ci si rende conto di alcune questioni: banalmente al momento del primo carico ci si rende conto di non aver spazio per portare tutto il materiale previsto o di aver spazio per portare più cose del previsto. Oppure a volte ti arrivano rider di mesi prima o anni prima: non bisogna dare per scontato che le informazioni del rider sono quelle che effettivamente servono. Io cerco di parlare con la persona che può darmi le informazioni più fedeli alla realtà, quello che ti sa dire le cose come stanno agli ultimi sviluppi.

Anche per le band di fascia alta?
Davvero, più del 50% delle volte la scheda tecnica non corrisponde a quello che effettivamente serve, anche per gruppi di alto livello. Poi ci possono essere piccoli cambiamenti che si risolvono lì sul posto, ma a volte ce ne possono essere di molto più grandi che creano situazioni non felici durante la serata ed è molto comune. Magari prepari il palco come indicato nella scheda tecnica e ti senti rispondere “ah ma questa è vecchia, sono tre mesi che non facciamo più questo spettacolo”. Queste cose succedono in continuazione e vanno risolte. L’atteggiamento corretto è portare a casa lo spettacolo al meglio possibile con la collaborazione di tutti. Per questo parlare solo con l’agente può essere dannoso, non sempre è aggiornato sui cambiamenti che avvengono in tour.

Qualche consiglio su come organizzare un tour invece? 
(Abbiamo organizzato le risposte in maniera schematica per renderle il più chiare possibili ndr)

 • Organizzarsi realizzando un tour book
Le priorità in un tour innanzitutto è avere tutte le cose che funzionano e i contatti di tutti. Una cosa molto funzionale è avere un tour-book, un libricino con tutte le informazioni giorno per giorno, compresi magari i day off: c’è scritto dove sono gli alberghi, i locali in cui suonano, i contatti delle persone in loco, gli orari del check, dell’apertura delle porte, l’inizio dello show, dove si mangia. Sono poche informazioni ma servono per organizzarsi come sapere le distanze tra le città in cui si suona. Se si hanno queste informazioni diventa tutto più facile, anche banalmente per regolarsi con le sveglie. Ovviamente il libricino non deve per forza essere cartaceo, ora esistono varie app che rendono il lavoro ancora più facile, tipo Master Tour, che ti permette di vedere in tempo reale gli aggiornamenti dei tour, una sorta di Google Drive per gestire le informazioni tra tour manager, musicisti, fonico, cosicché tutti, giorno per giorno, sanno cosa fare e hanno il programma per tutto il tour. Sono tutte cose basic, banali, ma le fanno in pochi. Spesso arriva gente sprovveduta. 
• Saper organizzare il proprio live in base al locale dove andrai a suonare
Quando progetti un tour la cosa più importante è semplificare e rendere il set up della band malleabile a seconda delle caratteristiche del locale. I locali in Italia ad esempio sono quasi sempre gli stessi: sono una cinquantina e si conoscono. Quindi, in primis, bisogna organizzare un database delle schede tecniche di tutti i locali. Io ne ho uno aggiornato anno per anno. Addirittura alcune schede tecniche che ricevevo le re-impaginavo e gliele rimandavo dicendogli “usa questa che è più comprensibile”. Sono un po’ un maniaco della formattazione... In base a queste caratteristiche capisci già come muoverti. Poi bisogna fare una scheda tecnica chiara e lo si capisce già da come si chiama il file. Ad esempio mi arrivano delle schede tecniche che si chiamano “scheda tecnica”, senza il nome del gruppo e io le devo rinominare, altrimenti mi ritrovo con 10 file che si chiamano “scheda tecnica”.
• Dare ai promoter informazioni semplici e chiare affrontando più aspetti possibili
Ci devono essere informazioni minime e chiare. Fondamentale ad esempio è sapere quante persone sono in totale: membri del gruppo, fonico, tecnico luci, driver, se c’è uno al merch, sapere come si viaggia: perché, ad esempio, se scrivi che viaggi con un furgone, allora chi organizza il concerto sa che deve prenotare un hotel con uno spazio adatto per poterllo parcheggiare.
• Porto tutta la mia backline?
Un'altra cosa è capire come si gira: porto tutta la mia backline? Amplificatori, batteria, etc.
Vanno sempre specificate le cose che si hanno al seguito (come ad esempio i microfoni), perché magari chi vede le esigenze che hai, e magari non ha delle cose le noleggia e spende soldi inutilmente. Poi serve una lista di canali semplice che possa adattarsi ad ogni tipo di locale della fascia nel quale è organizzato il tour. Inoltre, mettere un contatto di chi conosce davvero le esigenze del gruppo: o il fonico, il tour manager o uno dei musicisti (se non si hanno i primi due) Tutte queste cose che ti dico sembrano banalità, ma difficilmente arrivano schede tecniche chiare.

Ultima domanda: vivere sempre in tour può comportare anche molti sacrifici a livello personale, per te è o è stato così?
Guarda io non ho mai avuto grossi problemi. Molti amici mi chiamano “robot” perché sono molto rigoroso nell’organizzare tutto e raramente faccio trasparire le mie emozioni, però pur seguendo tanti concerti sono riuscito comunque a coltivare una vita privata. Tuttavia molte persone che conosco e fanno il mio stesso lavoro, non sono riuscite ad avere una relazione stabile e questo può essere un problema. Io adesso ho quaranta anni, e dopo aver girato tanto per dieci anni in tour ho diminuito molto. Però non ho mai dovuto fare grandi rinunce e non ho mai fatto questo lavoro controvoglia. Diciamo che bisogna anche sapersi trovare delle alternative quando uno si stanca, magari diminuisce il ritmo. Alla fine è un bel lavoro, che ti salva da ambienti come l’ufficio. Magari ci sono anche dei lati negativi, come fare orari impossibili, però ad esempio sono riuscito a conoscere di persona tanti miei miti anche nel loro lato personale.