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Lello Vannoli del Contestaccio di Roma: «prima di un organizzatore, devi essere un talent scout»

Il Contestaccio di Roma può essere definito forse uno dei veri live club romani, almeno prendendo come metro di paragone quelli che, Lello Vannoli, direttore artistico del locale underground della capitale, definisce i “format club”. Adattamenti di una scena musicale che richiede sempre più spazi dove potersi esibire e di un pubblico onnivoro di generi e situazioni che possano davvero coinvolgerlo. In tutto questo non va persa di vista la strada maestra di un organizzatore di concerti che deve aver ben chiaro il suo percorso e investire in un progetto che possa diventare il più credibile possibile.

Autopromozione

Io dico sempre ai ragazzi che il primo consiglio è l’autopromozione: bisogna crederci. Mai fare un concerto senza aver fatto l’evento sui social o senza mettere diversi mi piace che possano attirare l’attenzione. Se non sei tu locale il primo a crederci, non riuscirai ad importi: lo stesso poi vale con le band. Ormai se non fai sponsorizzate su Facebook e Instagram non vai da nessuna parte. La promozione web è fondamentale oggi. Quando ho iniziato avevo l’agendina e i gettoni, adesso purtroppo se non metti video e non fai capire il tuo suono, le persone non capiscono perché dovrebbero uscire di casa per sentire la musica che fai tu. Non è facile vendere un progetto live musicale se non sei un nome grosso. E questo vale sia per chi fa musica come artista, sia per chi lo fa come organizzatore. Poi certo, chiami figure come Filippo Gatti, The Niro, che con il loro evento fanno muovere le persone grazie alla loro forza.

Contestaccio Roma

Avere una backline

È fondamentale trovare un luogo dove, davvero, è possibile suonare: è fondamentale che ci sia un palco, un fonico e una backline. Io non andrei a suonare in un locale dove ti dicono di portare tutti gli strumenti e tutta la strumentazione necessaria anche per l’amplificazione. Se io vado dal fornaio non mi porto la farina da casa. Se sei un live club devi avere tutto: devi fare degli investimenti in un locale che vuole fare musica dal vivo, è il minimo. Mettere ogni cosa in sicurezza, con le disponibilità di strumenti necessari alle band. Faccio musica, e quindi mi preparo con quel che potrebbe venirmi chiesto. Purtroppo in Italia non è sempre così. Quando vengono qui e scoprono che possono fare il soundcheck alcuni si meravigliano. Pensa che la discussione principale che ho con le band, dopo 25 anni che faccio questo lavoro, è perché io ho la backline e i musicisti invece vogliono la loro a tutti i costi, con tutti i fastidi che ne conseguono. Io lo faccio per loro, mica per me, cerco di venirgli incontro: fa quasi ridere trovarsi a discutere di questo, nella follia di posti dove non c’è nulla e tu invece hai tutto, ma succede. Loro sono in tour con tutta la strumentazione e vogliono ogni volta caricare e scaricare. Ma non è una roba normale, deve finire questa cosa. Fai una programmazione di tre giorni a settimana, avere la backline è il minimo: insomma, ognuno faccia il suo. 
Adesso a Roma ha preso piede il filone dei live club: prima c’ero solo io a fare indie, oggi invece di Disco Live, Bistrot, tavola calda con live music, ce ne sono una marea, anche se molti si improvvisano. Ad ingresso gratuito e attrezzati ne restano pochi. Ci sono posti piccoli dove fanno dei format acustici con diretta web perché non hanno la possibilità di suonare elettrico. Contesti dove inviti e vendi la cena. La musica diventa quasi una scusa. I grandi artisti che vanno in questi posti fanno un’intervista, qualche pezzo voce e chitarra, e i locali possono dire di essersi fatti la serata con il nome grosso senza farlo suonare. È un concetto più che un vero live. 

Ochestraccia

Progetti originali, ma con medley finali

Alle band consiglio spesso di proporre, alla fine del loro progetto originale, un medley con cover o cose che coinvolgono. Con 15-20 minuti di musica che tutti conoscono: se lo fai, hai vinto e potrai vendere tutti i cd. Lasci un buon sapore. La formula è questa: 40 minuti del tuo album e alla fine medley che faccia ballare e che lasci un senso di divertimento che di sicuro poi ti porta a qualche vendita. È statistica. Qualcuno lo programma già, ad altri glielo consiglio io. È successo che in alcuni casi li ho convinti, ed è andata effettivamente bene. Poi così sono contenti tutti, la band, il pubblico, il locale. 

Guardarsi intorno come un talent scout

Se vuoi capire che artisti chiamare devi seguire Keepon. Perché puoi informarti su quelli che sono i locali che fanno questo lavoro, ma anche gli artisti che girano. Dipende cosa vuoi fare da grande. Se vuoi fare musica live, originale, devi guardarti attorno e capire le band. Anche se io non l’ho mai fatto, perché ho questa fissa che più sono sconosciuti, più li faccio suonare. Posso dire, in questi anni, di aver fatto suonare artisti come Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Max Gazzè. Nello specifico al Contestaccio sono passati Mannarino, Arsia, Nobraino, Diodato, quando erano agli inizi. Poi certo ci sono le etichette, le case discografiche, e qualcuno su cui si punta in modo particolare e capsici che può avere un seguito come carriera. Il segreto è cercare di anticipare i tempi, con l’organizzatore che diventa uno scouting. Per farlo devi andare a sentire gli artisti, fare una ricerca. Se non hai un’email, perché magari hai appena aperto, ti muovi tra siti e riviste e ti fai uno storico tuo, per poi sceglierti una linea. Il mischione di generi porta solo al mischione in generale: non ti fai né un pubblico né una clientela. Il giovedì salsa, sabato karaoke e venerdì indie, secondo me non è il massimo, potrò sbagliare, però preferisco dare un certo stampo, così la gente sa che se faccio musica nel mio locale c’è un percorso chiaro: rock e cantautori indie.