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Magia, demoni, rap e musica dal vivo: lo spettacolo totale di Rancore

Foto: Simone Bureca
Rancore è sicuramente uno dei rapper più importanti della sua generazione. Per festeggiare i dieci anni dal suo primo disco, ristampato per l'occasione, è appena tornato sulla scena con "The Super GusBumps Show", uno spettacolo unico nel suo genere, in cui si incontrano musica dal vivo, teatro, magia, illusionismo. In vista della sua ultima data del tour all'Atlantico di Roma, abbiamo incontrato Tarek ed ecco cosa ci ha raccontato.

La tua traiettoria artistica è iniziata alcuni anni fa durante le gare di freestyle, con importanti collaborazioni e un grande successo nelle classifiche e nelle trasmissioni dedicate da MTV all' Hip Hop. Ora che il rap in Italia è alla ribalta, ci dici com'era quando tu hai iniziato a rappare?
Ho fatto il mio primo disco 10 anni fa, all'età di 15 anni, prima dell'esplosione del rap così come è avvenuta dopo sui grandi media. Rispetto ad allora, nel periodo in cui ho scritto "SeguiMe", devo dire che molte cose sono cambiate parecchio e che altre invece sono rimaste le stesse. Nel senso che non sono più gli stessi i mezzi e le prospettive che uno ha ed è cambiata anche la qualità con cui i mass media parlano del rap, che in generale si è alzata. Mentre non sempre è accaduta la stessa cosa al rap: in certi casi la qualità è aumentata, in altri casi no.

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Tu sei nato e cresciuto a Roma. Ci puoi dire qualcosa rispetto al tuo rapporto con la città? per te quanto è importante, in un mondo così interconnesso e globale, rapportarsi con altre culture, ma mantenere allo stesso tempo alcune suggestioni forti che vengono da ciò in cui per più tempo sei rimasto immerso?
Il rap per me è senza dubbio esplorazione. Questo è un dato che rimane nel mio rap: ho origini non italiane e ho esplorato con grande passione la mia eredità culturale originaria. Allo stesso tempo però racconto Roma e il mio quartiere, Tufello, anche se non sto sempre sulla strada. Quello che succede è questo: dal mio quartiere esploro il mondo, perché si può stare fermi nel proprio mondo e contemporaneamente essere in movimento; creare il proprio movimento con il rap. Viceversa però, ci si può spostare realmente e fare come non ci fosse movimento, e restare fermi nel proprio mondo.

Pur rimanendo un rapper, hai esplorato molte soluzioni musicali diverse, con una certa attitudine alla sperimentazione. Che importanza ha questa dimensione per il tuo modo di fare rap, insieme a molte altre che spaziano anche oltre l'ambito strettamente musicale (si pensi al teatro per esempio)? In questo senso il lungo sodalizio con DJ Myke credo abbia influito...
Sì, ha influito... in questi anni ho fatto una vera e propria esplorazione, che chiamerei, anzi, navigazione: ho visto tante isole, sono stato nelle tempeste, ho visto tanti orizzonti. Eppure, facendo questo, conosco sì tanti approcci diversi, ma in realtà non sto sperimentando, bensì sto solo facendo quello che voglio fare.
Il rap è già teatro, c'è dentro la poesia, c'è della magia ed è nel momento in cui si prende coscienza di questo, che si raggiunge la massima potenza comunicativa. Prendi per esempio il cinema: è l'arte che unisce tutte le altre in una sola, unisce la fotografia con il teatro, la letteratura e la musica ed è per questo motivo che è l'arte in assoluto più potente al mondo.

Parliamo appunto dello spettacolo "The Super GusBumps Show", in cui c’è proprio una fusione tra diverse arti. Cosa ti proponevi di realizzare quando ti sei messo a lavorare su questo nuovo progetto, che si presenta così ricco di spunti e di idee?
Lo spettacolo nasce dal fatto che volevo mettere in una veste live i pezzi del primo disco, anche se poi durante lo show faccio pure pezzi che sono venuti dopo, durante questi 10 anni. 
In "The Super GusBumps Show" mi porto dietro i miei demoni e li vedi proprio fisicamente sul palco insieme a me. Li vedi con le loro maschere e con tutta la dimensione teatrale che è collegata allo strumento della maschera. Questi stessi demoni formano una vera orchestra, che mi accompagna suonando durante lo spettacolo, che suona per me e che però nello stesso tempo mi controlla ed è controllata da un "Ente" il quale, come un burattinaio, ha potere su ogni cosa, anche sullo spettacolo stesso. Lo show si è costruito nel tempo e si è ampliato con maghi e molti altri elementi fino a prendere la forma dello spettacolo attuale che ho portato in giro per l’Italia.

Il concerto all'Atlantico è, se vogliamo, l'apice promozionale per questo spettacolo che hai portato in tour. A ridosso di questo evento davvero importante e atteso, che sensazioni hai? e in generale cosa significa per te stare sul palco davanti al tuo pubblico?
Riguardo allo show ti posso dire che tutto è stato studiato in ogni minimo dettaglio e che ci sono mille cose folli. In più tu considera che per me salire sul palco significa proprio che tutta la tua anima viene trasformata. Per me è come essere un servo rispetto a chi sta sotto, che è in realtà molto più sopra di te spiritualmente: in quel momento sono al servizio di tutti quegli occhi che mi stanno guardando. Tuttavia, c'è anche da dire che mentre sto sul palco, sono servo pure di me stesso ed è come stare davanti a uno specchio. Quando finisco lo spettacolo alla fine sono stravolto!