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Margherita Gualino: «La grande voglia di live in Italia sta portando le grandi produzioni»

Nel mondo della musica dal vivo le professioni coinvolte sono davvero molte. La nostra lente di ingrandimento si è già focalizzata su alcuni ruoli, e questa volta è andata a concentrarsi sulla produzione: la parte più pratica di un live, che ruota attorno a tutto ciò che riguarda l’artista all’interno della sua esperienza di vita giù dal palco in una determinata data. In questo Margherita Gualino, socio di Doc Servizi, può vantare un’esperienza internazionale molto importante. Tra le band con cui ha lavorato spiccano, tra gli altri, AC/DC, Bruce Springsteen, Kiss, The Cure, Eminem, Queen, Lenny Kravitz. Ma, nel suo caso, al lavoro di produzione si affianca anche una passione per la fotografia che l’ha portata a vivere le esperienze live di altri grandi nomi della musica, come Robbie Williams, Arctic Monkeys, Mumford&Sons, Liam Gallagher, Gorillaz, Florence & The Machine, Alt-J. Due ruoli in un’unica persona, per una visione ancor più completa di quel che significa organizzare e vivere un concerto.

Come descriveresti il tuo lavoro a chi non sa cosa c’è dietro un evento live?
Il mio lavoro dal punto di vista di produzione è sicuramente fornire dei servizi alle band che vengono a suonare in Italia, dai trasporti, al personale, a tutto quello che serve all’artista e alla sua crew quando vengono qui in Italia. Al 90% il mio lavoro di produzione è con le band.

Quanto è cambiata l’organizzazione di un live negli ultimi 3 anni?
Diciamo che c’è più attenzione verso i dettagli, anche extra musicali. Per fortuna c’è anche sempre più attenzione alla sicurezza di chi lavora e di chi viene per vedere un concerto. Ci sono sempre più eventi, anche più piccoli e di nicchia e, con sollievo, ultimamente vedo che sono tutti ben frequentati. C’è una sorta di aumento dell’attenzione verso la musica dal vivo, non posso certo fare un discorso assoluto ma a pelle è una percezione che ho. Per quanto riguarda il mio lavoro in senso stretto, da quando ho iniziato, non ho visto molte differenze, certo ogni artista è diverso, ma non c’è stato un cambio di atteggiamento da parte delle band.



Alla luce di questa crescita, l’Italia è davvero pronta per stare al passo con l’Europa?
Ni, ancora oggi ci sono tante cose che all’estero funzionano e noi non sappiamo ancora cosa sono o le vanno a vedere in dieci persone. È una cosa che però non so dire se sia negativa. Noi abbiamo una grande cultura, o meglio una scena musicale italiana ben definita, ed è comprensibile che la gente si concentri su quello che viene dall’interno piuttosto che sulla musica straniera. Questo discorso non è da intendere a livello di costi di produzione, ma come riscontro della gente. Spesso il pubblico preferisce concentrarsi su quello che è italiano. Se dobbiamo parlare di qualità delle prodizioni, in ogni caso, anche quella dei progetti italiani è valida.

produzione Gualino

È stata un’estate di grandi produzioni, e anche di grandi nomi, merito delle agenzie o della voglia di live del pubblico?
Io direi entrambe le cose, perché per quanto un promoter possa portare in Italia qualcuno anche di molto grande, se poi il pubblico non ci va, sappiamo bene che l’evento non funziona. Questo mi fa dire che valgono entrambe. Certo la voglia della gente di andare a un concerto vale anche perché più c’è voglia, più puoi fare un grande concerto.

C’è un aspetto del tuo lavoro più delicato di altri? Quello che ogni volta, anche se fa parte quasi della routine, ti lascia un po’ di agitazione fino a quando non è tutto fatto?
In realtà no, più che altro, soprattutto sui grandi eventi, quando ci sono tante cose da fare, e su cui prestare attenzione, ci si muove in anticipo. Ecco, un momento di sollievo è quando apri i cancelli ed entra il pubblico, perchè vuol dire che gran parte del lavoro è stato fatto ed è andato tutto bene. Oppure l’inizio dello show se si tratta di qualcosa di piccolo: le prime note sono quello che ti fanno dire che lo hai portato a casa e devi solo sistemare alla fine. Certo ci sono gli imprevisti ma le cose particolari a cui prestare attenzione si sanno con largo anticipo puoi gestire tutto senza ansie o preoccupazioni.

Eppure tu non ti occupi solo di produzione, allo Sziget avevi un altro strumento del mestiere…
Esatto, la fotografia è più che altro quasi più un hobby che un lavoro. Purtroppo lo faccio sempre meno durante l’anno, è una cosa che mi piace tenere separata dal resto. I miei genitori sono entrambi fotografi, ed è stato abbastanza naturale avvinarmi a questa arte. Nel frattempo ho iniziato a frequentare i concerti e niente, è stato abbastanza automatico mettere insieme le due cose.

Il tuo lavoro principale ti aiuta in questa passione per la fotografia? Ti permette di avere un punto di vista differente?
Aiuta, forse, perché a differenza di una persona che si è appena avvicinata alla fotografia, non sei distratto dalle luci scenografie e altro: riesco a concentrarmi sul dettaglio e capire cosa sta per succedere. È un ambiente che non mi impressiona più, da questo punto di vista. Sono abituata a stare sotto e sopra i palchi, ma penso che lo possa dire lo stesso un fotografo di professione. Non so quanto queste due cose si concilino oppure dipenda solo dall’esperienza, ma nel mio caso è servito.

Margherita Gualino

Potrebbe migliorare l’esperienza di un fotografo all’interno di un live o con la formula del foto alle prime tre canzoni e poi fuori tutti siamo arrivati a una sorta di compromesso che rende felici entrambe le parti?
Secondo me è la formula giusta: tre canzoni sembrano poche ma nella maggior parte dei casi se non è troppo è giusto. Fai in tempo a fare un sacco di foto. A volte le situazioni sono più difficili anche perché lo show cambia di pezzo in pezzo e vorresti avere più tempo per catturare momenti diversi dello spettacolo, dall’altra parte per agevolare le persone che lavorano attorno al palco è meglio che i fotografi non siano lì durante lo show, rischiando di diventare un ostacolo.

Qual è il tuo live della vita?
Bruce Springsteen, perché non sono mai stata una fan esagerata, conosco i grandi classici, però quando lo vedi dal vivo è un’altra cosa. Anche se sono 4 ore di concerto non ti passa nemmeno per la testa che quella non la conosci e vai a prenderti una birra, sei lì attaccato a lui e basta. Il suo pubblico è chiunque, è un’atmosfera molto carina, in uno stadio che sembra piccolissimo quando c’è lui.

C’è un artista che vorresti fotografare?
Direi Lady Gaga, sì. Sia perché mi piace come artista che per la qualità dello show. Mi piace prima di tutto come personaggio diciamo. Non sono una grande fan anche in questo caso, non è da ascolti di tutti i giorni ma penso che oltre che essere un ottimo artista trasmetta messaggi positivi anche fuori dalla musica.