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Moondog Coronation Ball, 21 marzo 1952 la primavera del Rock

All’inizio degli anni Cinquanta negli Stati Uniti d’America, la radio era un riferimento importante per scoprire ed ascoltare musica, un mondo di suoni a cui avvicinarsi per esserne rapiti per sempre. Chi parlava in radio e sceglieva la musica da trasmettere aveva inevitabilmente un potere enorme nella diffusione, scoperta e creazione di nuove tendenze. In un paese diviso tra bianche e neri, talvolta anche fisicamente, con bagni e sale da ballo separate, la musica era un terreno borderline. Molta di quella che piaceva ai bianchi la suonavano i neri. Si stava appena superando il periodo delle race record, della musica incisa dai neri per i neri. Ricostruire un po’ di questo background storico è decisivo per comprendere il processo precedente all’esplosione di quello che sarà definito rock’n’roll, e che passerà alla storia come un fenomeno “bianco”, troppo bianco, rispetto alla sua vera genesi. E pensare che a inizio Novecento i dischi, si stampavano solo per incrementare la vendita dei fonografi che ne potevano riprodurre il suono. Quando il costo di questi antenati dei moderni giradischi calarono di prezzo, e una fetta crescente di afroamericani potevano permetterseli, le race record, che spopolavano soprattutto tra gli anni Venti e Quaranta, si accaparrarono i migliori artisti neri da mettere sotto contratto, spaziando dal jazz, al folk, al blues. Ma come detto questa musica nera piaceva anche ai bianchi che ne acquistavano i dischi tanto da incrementarne notevolmente le vendite già dalla metà degli anni Venti. Un duro colpo al mondo delle race record lo assestò la Grande Depressione, la crisi economica che partì dall’America per raggiungere tutto il mondo, che ne distrusse quasi completamente le possibilità di resistere sui mercati. Intanto, qualche anno dopo, la Seconda Guerra Mondiale aveva mescolato le carte, anche musicali. Tutto quel mondo afroamericano delle record race sempre più convergeva sotto il più accettabile termine di rhythm and blues. Le città di mare, soprattutto europee divennero porti privilegiati per accogliere le nuove sonorità rhythm and blues, non a caso Amburgo Liverpool e la stessa Napoli, dove erano di stanza le navi americane cariche anche di dischi, saranno più importanti inizialmente delle proprie stesse capitali, qui infatti succederanno le cose più interessanti, a livello di influenze musicali.

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Per farsi un’idea precisa sulle origini nere del rock, a volte troppo imbiancate dalla storia commerciale successivamente intrapresa, basta sfogliare le biografie delle principali rockstar bianche degli annni Sessanta e Settanta, per capire da dove hanno attinto a piene mani, a partire dai Beatles e dagli Stones, che ben lungi dal negarlo, lo hanno sempre sostenuto come un vanto. Senza nulla togliere alla fortissima influenza di Elvis Presley. Ma torniamo alle radio, anzi meglio, alle voci radiofoniche, e ad Alan Freed in particolare che pare abbia avuto il merito di pronunciare per la prima volta il termine rock and roll, riferendolo a “una strana forma di rhythm and blues”. Non è questa la sede per descrivere nei dettagli l’impatto complessivo avuto dal rock and roll da metà anni Cinquanta in avanti, a livello musicale, politico, sociale, commerciale, culturale e di costume. Vogliamo solo sottolineare e descrivere uno dei primi momenti in cui questo fenomeno comincia a essere gente in carne e ossa sotto un palco. Il primo concerto rock della storia. Alan Feed lavora e vive a Cleveland, e dal suo programma radiofonico molto seguito lancia un appuntamento per una serata dal vivo, con lo slogan “most terrible ball of all” , il ballo più terribile di tutti. La sera di venerdì 21 marzo 1952, alla Cleveland Arena, in Ohio, si tenne il Moondog Coronation Ball. I primi biglietti andarono a ruba, tanto che se ne stamparono altri per una nuova serata. Non si sa quanrto volutamente, fu commesso un errore clamoroso. Nella stampa dei biglietti, tutti venduti a un dollaro e mezzo, non c’era differenza tra una serata e l’altra, per cui, all’Arena, la sera dell’equinozio di primavera, si presentò moltissima più gente di quantro ne potesse contenere, alcune migliaia in più. Stime dell’epoca parlano di diecimila spettatori all’interno e altrettanti fuori. La prima sorpresa della serata ci fu quando “Moondog” o “King of the Moondoggers” , questi i soprannomi di Alan Freed, si presentò sul palco. Il noto presentatore, che al suo programma passava solo musica nera, era davanti a una platea per la maggior parte di afroamericani, e fino a quel momento era solo una voce, molto familiare ma una voce, in pochissimi sapevano fosse bianco. In molti lo scoprirono solo in quell’istante. La serata doveva avere inizio, la band di punta era quella di Paul Williams and his Hucklebuckers, sostenuti da altre band Tiny Grimes and his Rockin’ Highlanders e i Dominoes and Varetta Dillard. Ma questo rimase il programma solo sulla carta, perchè poco dopo l’inizio, venne giù la vetrata d’ingresso sotto la calca delle migliaia che rimasero fuori, che al sentire le prime note provarono a farsi spazio verso l’interno. Accorse la polizia, gli idranti dispersero la folla a fatica, in quello che di fatto fu l’esordio del rock nella storia dei live. Il bello doveva ancora venire.