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Nerone: cinque concerti che mi hanno cambiato la vita

Con Entertainer, il suo nuovo album uscito il mese scorso, Nerone si pone l'obiettivo di voler intrattenere l’ascoltatore, sempre più distratto dalle dinamiche usa e getta della musica, ricordando, con molta umiltà,  che un intrattenitore  non sarebbe nulla senza il suo pubblico. Allo stesso modo, un live, è il momento del confronto diretto. Porta con sé emozioni che ti lasciano un segno: così, se è vero, che «il migliore concerto sarà sempre il prossimo, perché vorrei riuscire a fidelizzare il mio pubblico, piuttosto che fare subito 100mila persone e poi crollare», è anche vero che ci sono concerti che hanno cambiato la vita del rapper milanese, nel bene e nel male. Tra concerti suoi e altri con gli amici di sempre, come Nitro. Un rapporto che va oltre la musica: «Non lo abbiamo mai dato a vedere in modo eclatante, non passa fuori come se fosse un collettivo. Abbiamo questo codice di amicizia che fa in modo che nessuno intacchi il piacere di fare musica dell’altro. Siamo prima di tutto persone che si vogliono bene. A noi basta esserci quando l’altro ha bisogno».

Il primo freestyle

Ero piccino, ed ero in un centro sociale a Milano ed è andata esattamente come 8Mile ma a rovescio. Io salgo sul palco e il mio sfidante si fa prendere dal panico e va a vomitare. Così io ho passato il turno. È stata una cosa da “grazie mille, molto veloce, è stata una bella sfida”. Ha dell’incredibile e la ricordo con piacere perché è stata comunque la mia prima volta sul palco.

Il Forum

Al secondo posto metto la seconda volta che ho suonato all’Hip Hop Tv B-Day, al Forum di Assago, perché comunque al primo anno avevo avuto un piccolo spazietto per fare un po’ di freestyle, e mi ero divertito un sacco, ma il secondo anno mi sono proprio esibito e sono riuscito a portare i miei amici, quelli con cui ho iniziato a suonare in cameretta. Eravamo lì, su un palco, davanti a 10mila persone, è stato disarmante, non ce lo saremmo mai aspettato, dieci anni fa, di finire lì sopra: invece poi, a cazzo duro, siamo riusciti a conquistare tutto quello che siamo riusciti a fare ed è andata benino direi.


Nitro

Mi ricordo un concerto di Nitro al Leoncavallo, il primo live dove Nitro si è consacrato, lì. Io e lui siamo da sempre tanto amici e averlo visto lì sopra mi ha dato speranza, mi ha fatto pensare che forse un giorno saremmo riusciti ad arrivare tutti lì, tutti insieme, come vedevamo noi i grandi, come Le leggende non muoiono mai. Di nuovo, dalla cameretta con la playstation al disastro mediatico che hanno fatto gli altri. Quel concerto mi ha toccato perché è come se l’avessimo fatto tutti.

Action Bronson

A questo concerto ci sono andato con Nitro, Action Bronson è partito da dietro al palco si è trascinato tutta la folla sulla schiena con due canne di un metro appoggiate dietro l’orecchio, facendosi portare sul palco: ed è lì che ho pensato: «io voglio fare questo». Quando ho visto lui suonare così ho detto che è così che si fa. Il problema è che devi sempre contestualizzarti alla nazione dove suoni. Io vorrei tanto dirti che il mio live più bello è stato quando ho aperto un rapper americano. Ma purtroppo quando vai ad aprire un rapper americano il pubblico è il suo e se tu suoni in apertura non gliene frega un cazzo a nessuno.

Kid Ink

Quindi come quinto concerto metto proprio l’apertura a Kid Ink all’Alcatraz di Milano. Io mi trovo lì per fare il mio live, davanti a me un pubblico morto. Mi ricordo che avevo portato Fred De Palma insieme a me per fare un po’ di freestyle e chiesi: volete un po’ di freestyle insieme a me e mio fratello Fred De Palma? Silenzio totale e dal fondo «No, vogliamo Kid Ink», giustamente però eh. È esattamente come il pubblico di Vasco Rossi, è una cosa che rispetto e apprezzo, è un’esperienza formativa, come nella scena dei Blues Brothers. Non sarà stato tra i live più belli della mia vita, ma è stato davvero formativo.