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«È il tour che volevamo fare da tempo»: Paolo Benvegnù e Marina Rei ci raccontano il loro nuovo live

Un’amicizia che diventa un tour: inizia domani ad Agliana, in provincia di Pistoia, Canzoni contro la disattenzione, tournée che racchiude tutta la stima e la complementarietà artistica tra Paolo Benvegnù e Marina Rei. Del resto, come dice qualcuno, l’affinità con una persona si può capire dalla maniera in cui affronta alcune cose: una giornata piovosa, la perdita del bagaglio, l’intrico delle luci dell’albero di Natale. E il viaggio. Così diversi così uguali, Paolo e Marina hanno sviluppato questo progetto con quel senso di reciprocità che appartiene solo alle coppie più affiatate, condividendo tutto: dal repertorio alla scaletta, fino alle argomentazioni per spiegare la loro idea. Siamo andati a trovare i due musicisti durante gli ultimi giorni di prove, ed ecco cosa ci hanno raccontato in questa intervista per due.

Quando e come vi siete conosciuti?
B: Da premettere che Marina è giovanissima e io sono un tirannosauro, il primo incontro credo sia avvenuto intorno al 2008/09. Lei è stata inspiegabilmente gentile con me, che invece sono un essere orrendo (ride), trovandomi meno orrendo di quello che sono. Negli anni, poi, abbiamo collaborato a vari concerti e brani, come Nei fiori infranti pezzo che ho avuto l’onore di comporre con lei.
R: Ci siamo conosciuti anni fa. Io avevo deciso di riproporre “Il mare verticale” e chiamai Paolo per cantarlo con lui ad Arezzo in occasione dell’Italia Wave Love Festival del 2009, anno in cui si celebravano anche i 40 da Woodstock. Appena conosciuti, ci buttammo subito sul palco anche in senso fisico. 

Che particolare ricordi del primo incontro?
B: Quando la sentii cantare, ebbi subito la sensazione di sentir cantare una vera donna. Una donna al 100%; una donna che ha vissuto e che sta vivendo: una donna viva. Con la femminilità di una madre che accudisce un infante e il coraggio di un’artista che non ha bisogno di seguire nessun cliché. Pensai: “Finalmente una donna!”.
R: Di Paolo ho avuto un’impressione chiara sin dai primi contatti telefonici: disponibilità, bontà d’animo e sincerità, valori che ho ritrovato quando ci siamo conosciuti di persona e che mi hanno fatto venire subito voglia di suonarci assieme.

Rei Benvegnù

Quale è stato il primo brano dell’altro che hai ascoltato?
B: A parte i brani che si sentivano ovunque, il primo che mi colpì fu un pezzo suonato a Sanremo nel ’99, mentre, lo ripeto, lei era piccolina e io ero già anziano (è così: sono senile e finalmente non ho più problemi, ride). Il titolo era Un inverno da baciare e notai l’arrangiamento particolare, la scrittura con più chiavi di lettura, il vissuto molto profondo ma mai superficiale.
R: Ascoltai tutto Piccoli fragilissimi film.

Quale è, secondo te, la qualità principale dell’altro?
B: Marina è attenta a ogni particolare ma, al tempo stesso, se la vive con serenità e leggerezza. È una meravigliosa cantante e una donna con la quale puoi parlare di qualsiasi argomento. È, insieme, impetuosa e calma.
R: Paolo è un uomo d’altri tempi: gentile, cortese, accorto. Sono qualità che non riscontri quasi più nell’uomo contemporaneo, ma forse nemmeno nell’essere umano contemporaneo. Ha una generosità d’animo speciale, unica e soprattutto vera; si può imparare tanto da Paolo, sia dal punto di vista artistico che umano. C’è una stima reciproca incredibile.

Come è nata l’idea di Canzoni contro la disattenzione?
B: L’anno scorso dovevamo esibirci assieme al Primo Maggio, poi io ho avuto un problema e non ho potuto essere presente. Nell’autunno scorso l’idea di collaborare si è ripresentata, stavolta sottoforma di un tour da condividere.
R: A gennaio l’ho richiamato dicendogli: «Finalmente è arrivato il momento di farlo». Ci siamo visti un po’ di volte a casa mia, abbiamo scritto questo progetto assieme e adesso, dopo gli ultimi giorni di prove, inizieremo il tour.

Quali sono i tuoi consigli per sopravvivere a un tour?
B:
Intanto devi farlo, il tour. E poi il consiglio è uno solo: vivere le differenze dei luoghi con la serenità di chi legge un libro: con tranquillità e voracità. In questo modo non ci si annoierà mai.
R: Innanzitutto cercare di suonare qualcosa che ci piace tanto e ci fa divertire, con cuore, anima ed emozione: la musica non è meccanica. La seconda cosa è quasi impossibile: dati gli orari strampalati, cercare di darsi delle regole, altrimenti impazzisci! Infine, portare in viaggio con sé qualcosa che ci fa sentire a casa: musica, libri, qualcosa che ci dia una carezza prima di andare a dormire e che non ci faccia sentire troppo lontani dai nostri luoghi.

Come si manifesta la disattenzione nei live?
B: Faccio due esempi. Nel primo sei ad un concerto intimo e lui inizia a cercare di sedurre lei urlando. Nel secondo, ai grandi concerti, quando vai per farti gli autoscatti invece che per ascoltare la musica.
R: Sicuramente nell’uso dei telefonini. La tecnologia ci ha dato grandi risorse, ma ci ha tolto la possibilità di goderci il momento.

Chi sono i responsabili di questa disattenzione? Contro chi protestate?
B: Contro gli ultimi 30 anni di devastazione culturale in Italia, ma questo è un argomento troppo lungo, e a parlare delle cause faremmo notte. Una forma di responsabilità sta nel fatto che i professori e i maestri di scuola vengono pagati così poco, e se i bambini, a quattro o cinque anni, perdono di vista il senso dell’autorevolezza, è finita.
R: C’è disattenzione in generale. Su quella sociale ha già risposto Paolo. Su quella musicale, protesto contro chi non ha attenzione verso quegli artisti che dedicano la propria vita al 100% alla musica, con grande purezza e lontano dai meccanismi mediatici. Dal punto di vista politico, i responsabili della disattenzione sono invece coloro i quali negano ogni possibilità a chi ha diritto di farsi (o rifarsi) una vita come noi. A chi chiede di sbarcare, ma viene rifiutato, ad esempio.

Quale sarà il repertorio? Sappiamo che ci saranno anche alcuni classici, oltre ai vostri rispettivi brani…
B: Esatto, faremo brani miei e brani di Marina. E poi pezzi di De Andrè, Dalla, Battiato, Conte, Fossati. Abbiamo scelto quelli che ci hanno sempre emozionato, e li riproporremo in maniera diversa, centellinandone la dimensione semantica e letteraria alla riscoperta di ogni singola parola. Ti faccio un esempio: "Io e te un amore infinito". Di questa semplice frase bisogna cogliere il vero significato, concentrandosi su due parole chiave: amore, come non morte, il tutto; infinito, ossia non finito, non immaginabile.
R: L’idea è proprio questa: costruire una scaletta della quale io e Paolo saremo i primi fruitori, con attenzione verso la musica e verso le parole. Lui ha scelto quali tra i miei brani inserire, e io ho fatto lo stesso con i suoi; insieme abbiamo individuato, poi, alcune grandi canzoni di grandi autori italiani, per farle nostre e rivisitarle. Ci auguriamo che quello che creeremo sarà, appunto, un momento di attenzione musicale.

Rei Benvegnù

Che tipo di concerto avranno voglia di vedere le persone, dopo aver visto il vostro?
B: Un concerto di musica classica, so che è ambizioso (ride).
R: Già il fatto che avranno voglia di vedere un altro concerto in generale è importante, perché manifesta inclinazione al dialogo, all’arte, alla musica.

Paolo, con i social siamo diventati ancora più Suggestionabili?
Proprio così. Io gli ammonimenti li do, se poi gli altri non li colgono…

Marina, nel ’97 per te la musica era “una grande emozione, un istinto naturale”. E ora?
È stata la mia grande passione anche prima del ’97: da bambina dicevo a mia madre che volevo cantare. Allo stesso tempo, però, non la interpreto come un lavoro, e questo faccio fatica a spiegarlo a chi non ha a che fare con la musica come me. È la mia vita, e per me i momenti emotivamente bui sono quelli in cui non riesco a dare vita a questa mia necessità. La musica è anche coraggio: il coraggio di realizzare con le proprie forze ciò che, semplicemente, sappiamo fare, e senza cui non potremmo essere noi stessi.