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Road to Albori Music Festival @ Latteria Molloy – Brescia

Foto di Elena Pagnoni


Dopo il successo dell'appuntamento estivo e delle manifestazioni organizzate in autunno, ALBORI Music Festival sbarca in città, a Brescia, più esattamente alla Latteria Molloy.

Albori d'Inverno: Due giorni di happening, concerti ed esclusivi dj set, che vedrà il 07 febbraio PALETTI presentare il suo nuovo album, in apertura PIETRO BERSELLI. Il 09 febbraio invece sarà il release party del primo album dei DUNK, neonato progetto che unisce i fratelli Giuradei, Carmelo Pipitone (Marta sui tubi/O_R_k) e Luca Ferrari (Verdena) che vedrà in apertura il live di EFFE PUNTO, in tour con il nuovo album.

Albori d'Autunno, tenutosi invece al  Belleville Rendezvous di Paratico, oltre a workshop, mostre e live painting, ha visto i live di Eugenio in Via Di Gioia, Maru, Dino Fumaretto/Elia Billoni, Mapuche e Liede.

Abbiamo raggiunto Luca Borsetti, Direttore Artistico di Albori Music Festival, per fargli qualche domanda:

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Da qualche anno i Festival hanno adottato la formula di tracciare la loro strada attraverso piccoli eventi spalmati durante il periodo invernale, voi invece avete deciso di fare una tre giorni autunnale ed una due giorni invernale del Festival, una bella scommessa...

È sicuramente finita l’epoca in cui la programmazione di eventi musicali può funzionare se scollegata da una politica territoriale e di programmazione a cadenza regolare.

Il concetto di festival, oggi, dev’essere collegato ad un progetto strutturato, per far capire che esiste una continuità che esplode in un grosso evento estivo non fine a sé stesso, ma che rappresenta il culmine di un percorso.

In Albori, cerchiamo di organizzare più eventi durante l’anno proprio per tenere alto il nostro format, per sviluppare un progetto che si basa sulla ricerca di qualità della proposta artistica.

 

Avete raccolto l'eredità del Forest Summer Fest in scioltezza, organizzando tre giorni di musica, tre palchi e 23 artisti/band per una prima edizione che ha lasciato tutti contenti. Mettere insieme La Tempesta Dischi, Woodworm e Locusta è stata solo un'esigenza necessaria a coprire gli ambiti organizzativi del Festival a 360°? Quanto ha influito, ed influisce, il “fattore umano” in questa collaborazione?

La Tempesta Dischi, Woodworm, Locusta, Ronzinante, Libellula… per noi non sono solo dei nomi ma dei volti. Dal Forest a oggi il nostro percorso è lungo 15 anni: il rapporto umano tra noi e queste persone è basilare!

Ad esempio, il passaggio di Tempesta e altri booking/etichette ad Albori non è stato solo un “brandizzare un evento” ma proprio creare qualcosa insieme, cooperare in un appuntamento strutturato.

Si voleva far nascere un evento di richiamo nazionale a cavallo tra due importanti province, quelle di Bergamo e Brescia, che hanno una storia musicale molto sviluppata ma che che non hanno mai avuto eventi di questa portata.

I 13 anni di Forest ci hanno permesso di creare con queste realtà un rapporto solido, creando una collaborazione credibile per strutturare un iter comune: dietro i nomi che citavamo prima ci sono persone in gamba, in cui crediamo e che ci sostengono nella logica di una cooperazione costruttiva.

 

Da Direttore Artistico sia di Albori che del Belleville Rendezvous ed in parte della Latteria Molloy, quanto pesa sul risultato finale del Festival fare programmazione invernale in un Live Club?

Non mi vedo in un ruolo specifico in queste tre realtà ma sento l’esigenza di farne parte in modo costruttivo perché la loro esistenza crea un vero e proprio circuito credibile, sia a livello qualitativo, che di fiducia e rispetto negli operatori.

Avere creato una rete di realtà, che all'interno del territorio collaborano e cooperano per far crescere ogni luogo nel suo spazio e con la sua proposta, fa sì che si sviluppi una proposta artistica completa ed esclusiva, che invoglia l’utente a partecipare ad un circuito di nicchia come quello della musica indipendente.
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Quanto è importante nell’economia e nell’organizzazione di Albori il rapporto con il territorio? Quanto incide nella sostenibilità dello stesso?

Il territorio è la chiave di tutto. Il territorio deve sostenere e comprendere il valore di quello che si sta costruendo, non basta buona volontà o fiuto in campo artistico. Purtroppo, spesso mancano politiche territoriali che capiscano, sostengano e valorizzino le proposte culturali e sappiano inoltre valutare l’indotto di questo tipo di operazioni in termini economico-turistici.

La miopia delle istituzioni territoriali spesso non garantisce la sostenibilità di attività come Festival, Club di musica live etc.


I promoter/direttori artistici di Festival e concerti spesso vengono considerati dalle istituzioni “alieni”. Quali consigli ti senti di dare agli enti locali nel venire incontro a chi organizza eventi artistico/culturali?

Il consiglio è, sicuramente, quello di imparare a valutare con maggiore attenzione l’economia correlata ad eventi di questo tipo: se fosse chiaro che un Festival di caratura nazionale non è una seccatura ma piuttosto un motivo di forte promozione del territorio e di concreto ritorno economico (alberghi pieni, ristoranti che lavorano etc), probabilmente le istituzioni sarebbero più lungimiranti e proattive nei confronti delle manifestazioni culturali e dei locali che fanno musica.

Spesso, nelle nostre piccole città, capita che chi gestisce le politiche culturali non sia perfettamente preparato al ruolo: i direttori artistici, per questo motivo, sono spesso visti come “disturbatori”, persone che creano potenzialmente situazioni portatrici di problemi.

Un altro consiglio, in questo senso, è quello di aprire un tavolo di discussione con le nostre realtà: quello a cui si dovrebbe mirare è di avere finanziamenti statali, aiuti per le associazioni, paracaduti che tutelino le realtà di nicchia perché il valore che queste strutture portano spesso va al di là del mero rientro economico.


All'interno di Albori d'Inverno, oltre ai concerti, si terrà l'incontro “ALBORI MEETS THE MUSIC INDUSTRY”: un tavolo di discussione aperto agli operatori del settore. Qual è l'obiettivo?

Albori Meets the music Industry è una chiave di lettura del momento che stiamo vivendo.

La scena artistica ha preso consapevolezza di sé e sta avvicinandosi agli utenti, sta diventando una macchina di condivisione, un co-working: il dialogo è sicuramente un motivo di crescita sia per il pubblico che per gli artisti.

Venerdì sera avremo un ospite speciale, che ancora non posso svelare, che parlerà con le band ed il pubblico, raccontando i retroscena dell’industria musicale italiana.

Questo smitizzare i musicisti, mostrando l’uomo oltre l’artista, e rivelare la macchina che “sta dietro”, credo sia un valore aggiunto alla proposta di Albori d’Inverno e a tutto il percorso di crescita del Festival.

 

L'edizione 2018 del Festival riserverà qualche sorpresa? Indiscrezioni?

Per il 2018 stiamo preparando una grande sorpresa per coniugare in maniera ancora più simbiotica la nostra proposta culturale al territorio. Stiamo aspettando le ultime delibere ma siamo certi che, se tutto andrà in porto, vi vedremo tutti ad Albori!

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Nell'edizione 2017 hanno suonato:

Samuel (Subsonica) | Bruno Belissimo | Don Turbolento | Mulai | Le Luci Della Centrale Elettrica | Tre allegri ragazzi morti | Pan del Diavolo | Aucan | Giorgio Canali | Umberto Maria Giardini | Maria Antonietta | Sorge | Blindur | Godblesscomputers | The Zen Circus | Fast Animals and Slow Kids | EDDA | Spartiti - Jukka Reverberi | Max Collini | Le Capre a Sonagli | Verano