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Concerti storici: tutti al Circo del Diavolo

I Rolling Stones, a causa di qualche problema con la legge, per alcuni periodi sono stati costretti a non lasciare i confini nazionali, a non poter andare oltre la Manica, e in alcuni casi questi periodi di restrizione hanno coinciso con la stagione dei grandi concerti, dei live che hanno segnato un’epoca. Ma non erano certo inventiva, spirito di iniziativa e possibilità che mancavano alla band inglese, che a un certo punto si rende protagonista dell’oragnizzazione di un live molto particolare, un concerto al chiuso, in un circo, con ospiti importantissimi e addirittura una superband costruita per l’occasione. Tra il 10 e il 12 di Dicembre del 1968 presso gli Inteltel Studios di Londra hanno luogo le registrazioni dello show Rock and Roll Circus. Sono anni importanti per il rapporto tra televisione e musica rock in particolare. Negli anni precedenti i Beatles avevano aperto la strada realizzando il primo show satellitare in mondovisione con All You Need is Love, cominciando a superare ed arricchire la funzione che la televisione aveva avuto negli anni precedenti a scopo quasi solo promozionale, proviamo solo a pensare cosa rappresentava negli Stati Uniti l’Ed Sullivan Show , che proiettava in milioni di case le esibizioni live di band fino a quel momento semisconosciute, o comunque conosciute solo al pubblico musicale. Gli Stones mettono in piedi questo show, che prenderà in seguito le forme in seguito di un album live e di un dvd. Inizialmente fu ideato come spettacolo da mandare in onda per Natale sulla BBC, ed eventualemnte altre tv estere. Ciò non accade e il live sarà commercializzato solo una tentina di anni dopo, nell’ottobre del 1996. Tanto ritardo pare a causa del fatto che i Rolling Stones non fossero pienamente soddisfatti della propria performance al di sotto delle aspettative o forse non ritenuta da loro stessi a livello di altre performance delle band loro ospiti, degli Who in particolare.

Come se la passavano gli Stones?

Da pochi giorni era uscito Beggars Banquet, probabilmente la miglior opera degli Stones, disco con il quale provarono anche a mettersi alle spalle un periodo complicato, non ultimi i suddetti processi per droga. Il disco riprende la vena fortemente blues che ha caratterizzato dall’inizio la band inglese, dopo l’esperienza del precedente Their Satanic Majesties Request, figlio anche dei tempi e dell’onda psichedelica esplosa nel ’67. Il Sessantotto segnò un abbandono della psichedelia per un ritorno a sonorità folk, blues e country, sulla scia anche delle decisive virate in tal senso sia di Dylan che dei Beatles col White Album. Beggars Banquet contiene tracce memorabili, da Sympathy for the Devil, a Stray Cat Blues, fino a No Expetations e Street Fight Ma sarà soprattutto la collaborazione in studio col produttore Jimmy Miller (già collaboratore dei Traffic) a guidare la svolta di Jagger e soci di quegli anni, infatti quel sodalizio durerà fino al’73, realizzando probabilmente il meglio della produzione della band, usciranno uno dopo l’altro Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers, e Exile on Main St.

Clown, trapezisti e rockstar

In un ‘atmosfera circense tra clown, mangiatori di fuoco e trapezisti hanno inizio le esibizioni. Parte della scaletta sono band come The Who, una potenza dal vivo riconosciuta ormai da tutti, gli esordienti Jethro Tull, e ancora Mariane Faithfull e il bluesman americano Taj Mahal, oltre naturalemte agli Stones padroni di casa e alla chicca del live, la superband messa insieme per l’occasione con alla batteria Mitch Mitchel direttamente dalla Jimi Hendrix Exparience, Keith Richards che lascia momentaneamente la chitarra per imbracciare il basso, Eric Clapton alla chitarra, e John Lennon a voce e altra chitarra, tutti sotto il nome di Dirty Mac.

Mick Jagger introduce i Jethro Tull, che, con una splendida esecuzione di "A Song For Jeffrey”, aprono la parte musicale dello spettacolo, con uno Ian Anderson in splendida forma e in perenne equilibrio su una sola gamba mentre sembra arrampicarsi sul suo flauto traverso. È poi la volta dei Who, introdotti da Keith Richards. La band è nel pieno della sua vigoria fisica e musicale e non delude le aspettative con il funambolico batterista Keith Moon mattatore delle performance live, senza dimenticare la chitarra di Pete Townshend e la trascinante voce di Roger Daltrey e il marmoreo bassista John Entwistle a completare la formazione, sulle note “A Quick One, While He's Away”. La scaletta continua con “Ain't That A Lot Of Love" di Taj Mahal, uno splendido tocco di blues statunitense a ritessere quel filo mai spezzato tra gli Stones e la musica del diavolo, e con quel mondo americano, fonte di ispirazione di tutta la generazione rocchettara inglese a partire dai Beatles. La splendida voce di Marianne Faithful, all’epoca legata a Mick Jagger, la si apprezza in “Something Better”. In un siparietto ch resta indelebile nella memoria di questo live sono proprio Jagger e Lennon a introdurre la superband Dirty Mac, che si prodiga nell’esecuzione di Yer Blues, brano di Lennon estratto dal beatlesiano White Album. La scelta di questa canzone non è affatto un caso perché tratta, in qualche modo, proprio di quella giovane generazione inglese, che, in adolescenza, scoprì il blues e la musica nera americana. Scritta da Lennon in India è anch’essa un ritorno alle sue radici musicali dopo la sbornia psichedelica e sperimentale che invase tutti qualche anno prima. A seguire i Dirty Mac sostengono musicalmente la performance di Yoko Ono, artista concettuale e d’avanguardia legata a Lennon. Fondamentalmente dei vocailzzi, dal titolo “Whole Lotta Yoko” a cui fa da supporto anche il violinista Ivry Gitlis.

Tocca finalmente ai padroni di casa, tocca agli Stones. A introdurli è proprio John Lennon, chi altri sennò? Aprono con Jumpin' Jack Flash, uscito come singolo da poco, prima di dedicarsi al piatto forte, vale a dire agli estratti del recentissimo Beggars Banquet. Vengono eseguite “Parachute Woman", "No Expectations", "You Can't Always Get What You Want", "Sympathy For The Devil", "Salt Of The Earth". Come detto l’esuberante esecuzione di Sympathy For The Devil resterà impressa a chi ha avuto la possibilità di assistere sin da allora, invece a tutti gli altri qualche decennio dopo, all’uscita dell’audio e del video di quel memorabile evento.

Curiosità

Alcune curiosità “storiche” vanno evidenziate. Come Beggars Banquet sarà l’ultimo lavoro a cui prenderà attivamente parte Brian Jones, così rock and Roll Circus sarà anche l’ultima sua apparizione live con gli Stones. John Lennon non suonava in pubblico da quando i Beatles nel ’66 decisero di farla finita con i live, e in più dal ’62 non suonò mai in pubblico separato da loro. I Jethro Tull per l’occasione alla chitarra avevano Tony Iommi, pronto, di lì a poco, a decollare con i Black Sabbath.