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Satourday: cinque domande ai Blindur

Che i Blindur fossero generosi, si sapeva già. Ma in questo caso – dato anche il periodo – si tratta di un vero e proprio regalo ai loro fan siculi: tre degli ultimi quattro concerti in assoluto del tour sono stati, infatti, dedicati all’Isola. Prima Area di Sosta a Capo D’Orlando, quindi OpenSpace Theater ad Agrigento e infine Lebowski on Stage allo Spazio 87 di Ragusa. Con loro anche il cantautore Pedar, che ha aperto tutti i live siciliani. Tra una risata e l’altra, abbiamo fatto cinque domande a Massimo De Vita durante la permanenza nella Città dei Templi.

 

Ci fai un bilancio del disco e del tour?

Beh, adesso siamo stanchi e poco lucidi per fare un bilancio chiaro, però vi posso dire che è stato tutto emotivamente supersonico: 95 date in 11 mesi, condividendo il palco con grandissimi artisti, come Damien Rice, Zen Circus, Niccolò Fabi, Tre Allegri Ragazzi Morti. Anche il disco è andato strabene: la prima stampa è già esaurita. Dunque, anche dal punto di vista del cuore, è un bilancio più che positivo.

 

Come è andato il live alla Flog di Firenze con Cristina Donà?

È stata una delle date più belle del giro invernale: la Flog era piena e noi carichi ed esplosivi; il duetto con Cristina, poi, è stato fantastico, tanto che ci ha voluto con lei anche per la data successiva a Caserta, nonostante non fosse previsto.

 

Quale è stato il primo concerto in assoluto dei Blindur?

Era il 2 maggio 2014 in un piccolissimo pub di Cervia: il Matisse. Il concerto era organizzato dal fan club nazionale dei Sigur Rós, ed è stato indimenticabile. Ancora mancavano tanti pezzi in scaletta, ma alla fine del live io e Michelangelo ci siamo fatti una serie di promesse che poi abbiamo mantenuto.

 

Quale è la prima cosa che fate quando finisce il live e scendete dal palco?

Ci abbracciamo. Specialmente se la serata è stata particolarmente bella e se il contesto non è caotico, ci facciamo i complimenti e ci vogliamo bene.

 

Quale è il vostro rapporto con Napoli e con l’Islanda?

In questi ultimi tre anni Napoli è stato il posto da dove scappare e l’Islanda il luogo da raggiungere. Senza una connotazione geografica, ma con la prospettiva dell’anima: Napoli è dove siamo sempre stati, l’Islanda il lido irraggiungibile. Adesso la visione sembra capovolta: vogliamo tornare nella nostra città, partendo dal Nord Europa, per rimettere le idee in ordine e avere un luogo da chiamare casa. Non significa che il prossimo disco sarà voce, pizza e mandolino, eh.