Live People

Un caffè col direttore artistico: Bruna Natoli di Circolo Lebowski (Ragusa)

Al Circolo Lebowski di Ragusa succedono tante cose, anche quando non sei al Lebowski. E anche quando non ti trovi a Ragusa.

L’aspetto interessante della provincia iblea è proprio questo: si fa rete. In una terra, la Sicilia, dove collaborare, fidarsi e progettare assieme non sono attività scontate, la provincia più a sud di Tunisi costituisce senza dubbio un esempio virtuoso. Se lavori nella musica nel ragusano, potresti svegliarti a Comiso perché è li che curi una rassegna, prendere un caffè dopo pranzo a Chiaramonte per le prove della tua band e la sera spostarti a Scicli, sulla costa, per un concerto che hai organizzato.

È quello che succede anche ai ragazzi del Lebowski, che si occupano di musica dal vivo in tutte le sue manifestazioni, sostenendo, uniti, il peso delle situazioni difficili e condividendo fino all’ultima goccia i brindisi dei piccoli e dei grandi traguardi raggiunti assieme.

Il Lebowski un mese fa spegneva le sue prime otto candeline e noi abbiamo preso un caffè con Bruna Natoli, rappresentante del circolo, in un luogo simbolo del melting pot ibleo: l’Ippopotamo, sala prove della storica band Baciamolemani e spazio dove è stato concepito “Miramare Grand Hotel”, spettacolo scritto dai ragusani a 20 mani con i modicani VeiveCura.

 

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Quale è la linea che seguite nella programmazione?

Sostanzialmente inseriamo in rassegna quello che ci piace: l’importante è che sia musica indipendente e non troppo mainstream. Si tratta molto spesso di date uniche in provincia e di progetti che hanno costi contenuti per il pubblico.


I live memorabili? 

Di sicuro i Calibro 35. Ma anche Marta sui Tubi, A Toys Orchestra, Emidio Clementi, Meganoidi.


Quelli che sognate di programmare? 

Da anni proviamo a organizzare il concerto de Il Pan del Diavolo, mentre i The Zen Circus sono saltati due volte.

 

I prossimi appuntamenti? 

Sabato 10 marzo ci saranno Al The Coordinator, poi…sorpresa.

 

Come mai avete scelto il sabato per i concerti? 

Prima facevamo i live durante tutta la settimana, indipendentemente dai giorni, poi la situazione economica ci ha suggerito di puntare su un giorno in cui sia più facile che la gente esca di per sé. Considera che qui il venerdì si fa l’aperitivo, mentre la domenica le persone si curcano (vanno a dormire, ndr). Organizzare live non è semplice; fare concerti oggigiorno non conviene, economicamente parlando. Quello che va di più sono ancora le cover band.


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 Come si può vincere la concorrenza delle cover band? 

È difficile. Potresti bluffare – ride – e pubblicizzare il live di una cover band, salvo poi far trovare alla gente un progetto di inediti. Oppure fare i concerti gratis; o ancora, organizzarli in un posto che non sia esclusivamente un live club, ma un locale già frequentato dai propri clienti, i quali in occasione dei concerti si possano trasformare in pubblico, se ben indirizzati.

 

Che posto è il Lebowski?

Al circolo c’è tutto ciò che serve ai musicisti in tour: non abbiamo grossi budget, ma compensiamo con accomodation, vitto, amicizia; insomma, tutto quello che spesso, nei locali, non c’è. Siamo il circolo degli amici, tenuti in considerazione da molti gruppi italiani – anche grossi – perché di noi ti puoi fidare: quello che diciamo poi lo facciamo veramente, anche a costo di rimetterci.


Ci racconti la storia del circolo? 

Nel 2009 io e gli altri ragazzi del collettivo La Fabbrica cercavamo un posto dove organizzare attività culturali e, data l’assenza di disponibilità del Comune, abbiamo occupato un vecchio motel dell’INPDAP. Dopo la condanna per questa nostra azione non ci siamo sentiti per niente pentiti, anzi, essendo ancora “agitati”, abbiamo deciso di creare un’associazione: i fondatori siamo io, Erri e Sergio Occhipinti. Il nome prende spunto dal libro e dal film, e si rifà allo stile di vita del Drugo: vivi e lascia vivere; in una parola: futtitinni.

Quella attuale è la nostra terza sede invernale; per i primi tre anni abbiamo avuto anche una location estiva fissa, mentre negli ultimi tre abbiamo realizzato eventi esterni con il marchio Lebowski.

I nostri soci più operativi sono: Giuliana al bar, Donatella e Stefania all’ingresso e Andrea “Uovo” come dj resident. Ah, poi c’è Viviana ai cicchetti, Alessandro alla grafica e io che faccio il fonico. Come ti dicevo, attualmente collaboriamo per mutuo soccorso con altre associazioni e organizziamo eventi presso le loro sedi: è il caso di Spazio87 e Rivendita Carnelocale.

 

Come si svolge la settimana al Lebowski? 

Io sto tutto il giorno al pc: arrivano in media 25 mail al giorno; cerco di rispondere a tutti, e quando non riesco c’è qualcuno che mi manda a cacare ma non ci posso fare niente!

Poi c’è la manutenzione, la spesa, la gestione dei social, la promozione degli eventi. A proposito di questo aspetto, le attività che svolgiamo sono: l’evento Facebook ogni settimana, l’invio di comunicati ai principali siti, le locandine ed il più classico degli inviti: esci e prendi le persone a una a una.

 

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E il giorno del concerto? 

Il gruppo arriva nel pomeriggio in tranquillità, lo accogliamo con caffè e birra. Si fa il check e inizia l’aperitivo, che equivale a una sorta di cena sociale nel corso della quale la band incontra il pubblico che la ascolterà. Poi, intorno alle 22.30, inizia il live.

 

Sappiamo che uno dei momenti principali dei concerti al Lebowski è quello della tua presentazione…

Eh si, è una cosa nata per gioco quando venivano a esibirsi le band di amici, come gli Od Fulmine. In quel caso molti non sapevano che buona parte del gruppo suona o ha suonato nei Meganoidi. Lì ho scoperto quella che poi è diventata una vera e propria passione, oltre che un momento utile a far capire che i concerti non sono solo “bere birra e fare casino” ma anche attività culturale e partecipativa a tutti gli effetti. Un live non è solo “un pubblico che assiste a un concerto”; non è un’azione passiva.

 

Cosa ne pensi delle band che girano in questo periodo?

Al momento avverto un po’ di piattume nel circuito indipendente. Continuano a moltiplicarsi i cantautori ma ritengo che dipenda da ragioni pratiche: muoversi in cinque-sei elementi è difficile. Per altro verso, sono ricomparsi i synth ma spesso sono utilizzati in modo approssimativo: sembra che servano soltanto ad eliminare le armonie, come basso, chitarra e batteria.

 

E i live club, come funzionano per ora? 

Noto che più o meno tutti hanno problemi con l’affluenza di pubblico, soprattutto le associazioni culturali, dove non c’è speculazione. Si cercano costantemente soluzioni, ma ritrovarsi isolati rimane il vero problema. Come ti dicevo, noi organizziamo alcuni eventi in collaborazione con altre realtà, come il Primo Maggio assieme alla Vineria e altri soggetti, e lo Stone Cake Festival. Quest’ultima è una manifestazione che a parere nostro incontra la giusta definizione di festival: suonano più gruppi e si ripete; dura due giorni e va avanti per tutta la giornata. Nell’ultima edizione abbiamo avuto 1000 presenze.

 

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Che ci dici di KeepOn Live?

Ci abbiamo creduto fin dall’inizio, infatti ne facciamo parte dal 2011. Abbiamo accettato subito di arruolarci perché – a parte l’idea super figa e durevole nel tempo – è un progetto che si concentra, per la prima volta nella storia della musica indipendente italiana, sui live club e non sugli artisti.

Anche KeepOn Festival Experience è una bella iniziativa, infatti noi siamo presenti con “Indian Summercamp”, che quest’anno arriva alla sua 15esima edizione. Grazie al circuito, in questo caso, abbiamo potuto conferire rilevanza nazionale ad un evento che, diversamente, sarebbe rimasto in una sorta di ghetto. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che per KeepOn Live non contano tanto i numeri, ma la qualità.