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A un metro dal palco: intervista a Vincenzo Spera

Dietro le quinte, dentro la musica, e al centro di un sogno: fare di una passione il proprio lavoro. In 40 anni di carriera, Vincenzo Spera, storico promoter ed attuale presidente di Assomusica, è stato il protagonista di un viaggio professionale autentico e fuori dagli schemi. Il diario di bordo di questa avventura a suon di rock’n’roll è contenuto adesso in un’autobiografia scritta a quattro mani con il giornalista Renato Tortarolo: “A un metro dal palco”, edito da “Il Melangolo”.

Un cammino che ha conosciuto tante strade, ma che ha seguito una sola direzione: quella che porta al risultato attraverso il sacrificio. Tra Ligabue ed Ella Fitzgerald, passando per Frank Zappa, Spera ha dedicato tutta la propria vita all’organizzazione di concerti, molti dei quali hanno segnato il percorso di intere generazioni. Senza regole precise, senza copioni, prontuari o canovacci; senza una ricetta specifica, ma con migliaia di ingredienti a disposizione. Con velocità lucida, rispetto per il prossimo e sentimento. Nell’epoca del teorico, questa esperienza dimostra che il successo non ha soltanto una spiegazione, e che un traguardo molto spesso si raggiunge senza una rotta stabilita a tavolino, metodi stereotipati, coordinate uguali per tutti. Ma andando al cuore delle cose, e rimanendoci. Continuando ad alimentare il fuoco di una passione che, come in questo caso, diventa esempio per chi vuole intraprendere un mestiere difficile e magico come quello che trasforma la musica in spettacolo.

Com'è stato racchiudere così tanti anni di carriera in un libro? Quali messaggi porta "A un metro dal Palco"?
Scrivere questo libro non è stato assolutamente facile. Per fortuna ho potuto fare affidamento su Renato Tortarolo, il quale oltre ad essere uno dei maggiori esperti musicali, è stato un mio prezioso compagno di viaggio per questi 40 anni. Lui mi ha aiutato nell’impostare e nel creare una narrazione che non si riducesse al semplice gossip, o che potesse risultare troppo autocelebrativa e romanzata.Nel complesso ho voluto dare una visione più reale possibile di quello che è il lavoro del promoter. Molte persone sminuiscono quest’attività concentrandosi solo sull’artista che porti, oppure pensando che siano sempre soldi facili.
Ma la cosa più importante per me era trasmettere il mio vissuto ad altri, io posso ritenermi uno dei primi ad aver organizzato concerti di un certo tipo, in Italia quando ho iniziato non c’era quasi nessuno a fare questo lavoro. Volevo anche raccontare quella che è stata la mia crescita interiore, che è coincisa molto con quella professionale, soprattutto perché si ha a che fare con tante realtà e persone diverse.

Qual è lo stato della musica dal vivo in Italia? Ci sono stati dei miglioramenti negli ultimi 5 anni?
Dal mio punto di vista non tanto. Oramai si stanno creando due classi che tra l’altro riflettono anche la società di oggi: i ricchi sono sempre più ricchi, e i poveri sono sempre più poveri. Anche nella musica, non mi sembra che esistano mezze misure e per questo la maggior parte dei musicisti non può permettersi di avere una carriera che possa svilupparsi con calma e gradualità. Con la tecnologia e i ritmi di una vita così veloci non c’è più tempo per riflettere seriamente e quindi poter maturare davvero. Non c’è nulla di duraturo, se c'è qualche sprazzo di bellezza deve esplodere a tutti i costi e consumarsi velocemente.

Mi dica tre qualità che deve avere un buon promoter
Innanzitutto bisogna sempre avere rispetto per gli altri, anche se questa è una qualità che dovremmo avere tutti.
Poi bisogna essere lucido mentalmente e ben conscio di tutte le fasi e le attività necessarie per preparare uno spettacolo. Nel nostro lavoro bisogna saper risolvere i problemi nella fase di realizzazione di un concerto velocemente senza entrare nel panico. Sono eventi che devono essere pronti per quel giorno e quell’ora stabilita. Se tu sei il responsabile a tutti gli effetti e devi rispondere di tutto quello che succede a livello organizzativo, quindi devi aver ben chiaro ogni passaggio che ti porta a realizzare un concerto.
Ad esempio una volta, mentre stavo in viaggio in Tailandia, ho dovuto affrontare un problema riguardo a dei generatori alla vigilia di uno spettacolo che si stava allestendo in Italia. Ecco siamo riusciti a risolverlo perché ho sempre l’immagine ben definita di un palco nella mia testa. L’ultima qualità che si deve avere è la passione, se non ce l’hai davvero non vai da nessuna parte in questo lavoro.

Tra tutti i concerti che ha organizzato qual è stato quello che le ha lasciato più emozioni?
Ce ne sono tanti, uno di questi è l’inaugurazione dell’Esposizione Colombiana nel 1992 . L’abbiamo realizzata nel Porto Antico di Genova e suonarono Emerson Lake & Palmer, ELO, Sara Jane Morris,  Kriss Cross , Philip Glass, un giovanissimo Ligabue e tanti altri artisti. Conduceva Carlo Massarini ed ospite d’onore fu Vittorio Gassman In quell’occasione si sono esibiti su un palco in mezzo all’acqua. Anche le date con Ella Fitzgerald sono state bellissime.
Però direi che ogni  concerto che "ho portato a casa" è stata una grande emozione per me. Come vedevo partire l’ultimo camion che andava via e segnava la fine del disallestimento, cosa che può succedere anche la mattina dopo il concerto, credo di aver provato lo stesso sollievo di un artista alla fine di una performance. Il rilascio della tensione: è bellissimo sentire scorrere via ogni ansia, soprattutto se hai dato tutto te stesso e hai visto migliaia di persone ballare, saltare e tornarsene a casa felici.

Come si può portare la musica italiana all'estero e coinvolgere non solo le comunità italiane?
Questo è uno dei lavori che sto facendo come presidente di Assomusica. Stiamo realizzando dei progetti anche co-finanziati dalla Comunità Europea che hanno come obiettivo la circolazione di artisti italiani.
Stiamo provando a coinvolgere artisti che non necessariamente rispondano a quei canoni più tradizionali della musica italiana che potrebbero essere più associabili alle comunità italiane.  Vogliamo arrivare a un pubblico più ampio. Stiamo anche creando una piattaforma digitale che coinvolga una decina di Paesi e che quindi permetta una proliferazione facile della musica italiana a livello internazionale.

E il pubblico italiano come lo giudica?
Sono un po’ preoccupato.  La gente deve smettere di andare ai concerti solo per farsi i selfie, deve godersi la musica e basta.

L'aneddoto più rock‘n’roll della sua vita da promoter?
Non saprei, nel complesso direi che tutta la mia vita è stata all’insegna del rock ‘n’roll!