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Un ritorno alle proprie radici: intervista a Giorgio Poi

Fino a poco fa era di stanza a Berlino e aveva suonato nei Cairobi e nei Vadoinmessico. Giorgio Poi è una delle rivelazioni di questi primi mesi del 2017. Il suo disco, "Fa niente", è uscito a febbraio per Bomba Dischi. L'abbiamo intervistato durante il suo tour, che toccherà in estate alcuni dei maggiori festival italiani.


Ciao Giorgio, quali sensazioni ti ha dato il tour finora? Cosa ti aspetti dalla stagione estiva e dai festival?
Fin qui è stato davvero bellissimo. Stiamo suonando abbastanza, ogni fine settimana siamo da qualche parte e ci stiamo divertendo un sacco. A breve annunceremo un sacco di cose interessanti tra l'altro.

Quali differenze principali hai notato tra i club europei e i club italiani?
Devo dirti che non ho notato grandissime differenze tra Italia e resto d’Europa. In Europa quando arrivo al locale trovo tutto già pronto, perché hanno avuto la scheda tecnica; in Italia però l'accoglienza è sicuramente migliore, anche per quanto riguarda la cena e le ore precedenti alla performance.

Cosa ti ha spinto a scrivere brani in italiano? Che differenze trovi a livello di scrittura e composizione tra le due lingue?
Vivevo fuori da un paio d'anni e scrivevo in lingua inglese, pur ascoltando musica italiana. Avevo un rapporto particolare con la lingua italiana, guardavo anche film in lingua e a un certo punto mi è venuta voglia di far parte di questo linguaggio. Avevo anche una certa voglia di girare un po' per l'italia. 
L'italiano è un linguaggio con cui per la prima volta mi sono sentito esposto a livello emotivo, nudo in un certo senso: è una cosa positiva, perché mi ha dato la possibilità di esprimermi a pieno.

Hai registrato il tuo disco interamente da solo. Cosa è cambiato nella resa live per i concerti? Come ti trovi con i turnisti che ti accompagnano?
Mi sento molto fortunato perché ho due musicisti fantastici, Matteo Domenichelli e Francesco Aprili, che mi accompagnano e che sono entrati perfettamente dentro il progetto. Abbiamo lavorato insieme agli arrangiamenti di qualche brano e sono davvero contento della resa che hanno dal vivo.


PoiLive

In qualche modo sei parte di quel gran calderone che è l'indie italiano e il nuovo cantautorato; nonostante ciò, suoni in maniera diversa, mescolando uno stile riconducibile più ad artisti come Mac Demarco e i Diiv a una voce che richiama molto il cantautorato d'altri tempi. Da dove nasce questo mix di generi?
Volevo fare una cosa molto italiana, anche a livello melodico: volevo inserirmi in una tradizione. Da qui il fatto che le canzoni hanno quel tocco prettamente italiano. D'altro canto, c’è stata comunque una ricerca di suoni e di arrangiamenti, una sorta di esplorazione. Credo che il disco sia il risultato di tutti questi fattori.

Negli ultimi anni, per quanto riguarda i festival internazionali, si è vista la tendenza ad invitare gruppi italiani che si esibiscono in lingua madre; penso allo Sziget o al Primavera. Quali sono secondo te gli elementi che portano artisti di questo tipo ad essere chiamato da questi festival?
Spero che si stia risvegliando una certa attenzione nei nostri confronti: è sicuramente positiva questa curiosità che hanno i festival per quello che abbiamo da dire.

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