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Valentina Parisse: «La musica nel cinema porta con sè il germe del live. Tutto è musica»

Valentina Parisse, è una cantante e autrice romana, da poco in radio con il suo nuovo singolo, Tutto cambia, che è anche la colonna sonora della commedia di Volfango De Biasi L’agenzia dei bugiardi. Un album alle porte, e forse un tour. Nel frattempo un live, a Milano, al Zio Live, domani sera. Un periodo intenso e impegnativo che però è “benzina” come dice lei. Un po’ come i quattro caffè bevuti prima della nostra chiacchierata, per riuscire a stare dietro ad ogni cosa ed esprimere al meglio il messaggio che questo nuovo percorso porta con sé.

Da Michele Zarrillo alla musica elettronica, come cambia il tuo approccio alla musica?
Cambia sicuramente. Per me fare musica con altri colleghi parte da un incontro e da un ascolto: a me piace molto mettermi a disposizione degli altri e lasciare che gli altri influenzino le mie visioni. Mi piace confrontare i diversi punti di vista perché penso ci sia sempre una ricchezza quando condividi un pensiero musica o melodia con qualcuno. Cambia l’approccio se questo viene fatto per un mio progetto o per gli altri. Nel caso di Michele, lui rientrava in scena dopo un suo periodo importante di vita e mi ha suggerito il messaggio da cui poi è nata Vivere e rinascere. Quando ci siamo incontrati, in macchina, per andare in studio è partita una lunga conversazione. Per questo penso che tutto sia musica, è un continuo connettersi. La musica elettronica, invece, non è il mio territorio, arrivo da una musica più organica che mi ha cresciuta e formata. Aprire gli orizzonti all’elettronica è un nuovo elemento che ho voluto abbracciare grazie anche a vari incontri tra cui sicuramente quello con Andrea dei Negramaro, con cui abbiamo fatto questa canzone (Bildfold), e non me lo sarei mai immaginata. Mi sono tuffata in questo mare, che ci sarà giù non lo so.

Essere colonna sonora di un film, come nel caso di Tutto Cambia in L’agenzia dei bugiardi, si avvicina più a un videoclip musicale oppure al trasporto di un concerto live?
Probabilmente la seconda che hai detto. È tutto molto emotivo, l’emozione e la sensazione e il messaggio che porta il brano con sé. Quando fai questo tipo di sincronizzazioni la canzone si porta con sé un germe del live dentro. Sono felice e orgogliosa di fare parte di questo film. Mi piace il linguaggio di questo film, è una commedia divertente e leggera senza giudizi morali. Gioca su queste debolezze dalle quali ci siamo passati tutti, che sia dire una bugia o fare qualche cazzata. Nessuno vuole dare lezioni ad altri né per ridere né per essere seri. Si guarda la vita, che ci mette davanti a tutta una serie di bivi e incroci e se sbagliamo non dobbiamo colpevolizzarci.

Domani ti esibirai a Milano, a Zio Live, che concerto sarà?
Mi aspetto tanta energia. Per me la dimensione live è benzina, qualcosa che mi ha sempre appassionato tantissimo. Mi piace giocare con formazioni molto più piccole, o con formazioni più strutturate, come quella del live di sabato, e quello che mi piace dire ai miei musicisti non è la tracklist, ma una condivisione di bagagli: passare il messaggio che nel mio concerto c’è spazio anche per mettere la loro parte artistica. È una mia filosofia, e domani ci sarà anche questa energia, questa passione. Spero sia una festa.

Sarà l’inizio di un tour?
Per parlare di tour è presto. Siamo partiti adesso con il primo singolo e il tour verrà. Ma ho la valigia sempre dietro la porta. Posso dirti che sono molto elastica nei miei live, quando programmo una serie di date. Sono partita dalla gavetta, quella vera, e quel mondo fatto di piccoli locali mi piace ancora molto: andare nei piccoli club o nei pub con voce e due chitarre, come tutto è iniziato. Nel mio tour vorrei conservare date in questi spazi più piccoli dove fare date acustiche alternate a situazioni più strutturate. Le canzoni sono belle anche quando sono spogliate di tante cose che hanno senso in studio o su un disco, ma che poi serve togliere per far emergere l’anima di quelli che hai da dire. È come quando cucini e togli la buccia, le foglie, che hanno la loro importanza, ma poi è il succo, la polpa, che interessa.

Qual è la parte che preferisci di più del percorso di un progetto musicale?
Non c’è una parte che preferisco in realtà. Non so se è una fortuna o meno ma la musica è il mio fuoco e la mia vita, è ciò che mi fa svegliare la mattina senza staccare mai. Penso che questo valga per chi ha una passione e ama il proprio lavoro: anche quando torni a casa non stacchi mai. Vivo molto in funzione della mia musica, non ti saprei dire, quindi, se preferisco l’aspetto live o quello in studio. Ogni passo ha il suo peso. Serve Levare gli ormeggi e lasciarsi andare.

Valentina Parisse_ foto di Luz Gallardo 4(1)(1).jpg

Hai fatto un progetto in lingua inglese, ora invece canti in italiano, quale lingua preferisci?
Sono due linguaggi diversi ma comuni, se hai qualcosa da dire lo dici, che sia in inglese o in italiano, lo dici comunque. Penso che la lingua sia come i tasti di un pianoforte, è uno strumento per veicolare un messaggio. Stando in Canada, e formandomi con un certo tipo di ascolti, sono arrivata a Vagabond dove è stato naturale esprimermi in quel modo. Adesso è l’italiano lo strumento per comunicare quel che ho da dire. Dipende dal momento.

Vanti già diverse collaborazioni, con chi ti piacerebbe lavorare?
Non saprei, mi piace molto lavorare con le donne, e per questo mi piacerebbe una collaborazione con artiste. Un’altra cosa che mi piacerebbe è continuare con le musiche per i film, sarebbe molto interessante perché quando penso a un film è inevitabile pensare anche alla musica. Quello tra musica e cinema è un matrimonio esplosivo.

Mai come lo scorso anno si è parlato di sessismo nel mondo della musica. Pensi che le donne, soprattutto in Italia, facciano più fatica ad affermarsi come artisti rispetto agli uomini?
È un tema lungo, che mi sta molto a cuore. Immagina che 10 volte su 10 sono da sola e viaggio da: prendo la mia valigia parto e vado, sono molto indipendente e avventurosa. Questo ti porta a tanti incontri, a tanti scambi, collaborazioni. Sono stata molto fortunata nel mio percorso fino ad oggi. Non posso dirti di essere stata discriminata, però c’è ancora tanto da fare in generale sulla situazione delle donne. Sono d’accordo su tutte le battaglie che le donne vogliono fare: si deve fare tanto di più, nella musica ma anche in altri ambiti, perché se non c’è parità di diritti per tutti, è una sconfitta per tutti. Una cosa che per me è un diritto non deve togliere qualcosa a te. Probabilmente dovrebbe esserci più spazio sia per la musica, che per le donne nella musica.

Foto di Luz Gallardo