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The Zen Circus: cinque buoni motivi per andare in tour

Questa sera parte da Bologna il tour di presentazione de Il fuoco in una stanza, il loro nuovo album. Quale miglior occasione per chiedere a Ufo degli Zen Circus i cinque motivi per cui, dopo più di vent’anni di carriera, vale ancora la pena andare in tour. Tra trattorie e mappe immaginarie fantastiche, ecco cosa ci ha risposto.


Gli amici

Di motivi per continuare a fare i tour ce ne sono molti. Uno è, a mio malgrado, l’amicizia che mi lega a queste persone (ride). Scherzi a parte, io sono una persona incredibilmente pigra, mi piace fare i concerti - da morire - però non sono un grande promotore di me stesso. L’armonia che si è creata tra di noi è stata fondamentale: il fatto che nello stesso gruppo ci fosse un maniaco della precisione come lo può essere Karim, una persona iper-creativa come Appino e uno come me che, invece, dà tutto nel live, ecco, l’unione di tre caratteri così diversi si è rivelata davvero vincente. Si è creata una sinergia tale per cui, nonostante la mia pigrizia, non potessi più farne a meno.

La curiosità

“Se noi non si va non si vede”, l’ho sempre detto, fin da quando eravamo ai ragazzi, quando facevamo ancora gli artisti di strada. Molti dei nostri fan più giovani non lo sanno, ma noi eravamo dei busker, una specie di madonnari dell’indie-rock (ride), e suonavano in ogni situazione possibile. Se ci dicevano “ci volete andare a Monteprandone?” noi rispondevamo di sì - detto con tutto il rispetto, ma chi ci è mai voluto andare a Monteprandone? - perché se non sai cosa c’è in un posto devi andare a scoprilo di persona. I nostri inizi sono stati sconfortanti: non c’era cachet, non c’era pubblico, non c’era certo questo mito del soldout che ora  imperversa in lungo e in largo per la penisola, non c’era la possibilità - anche la più remota - che potessimo fare successo. Dovevamo crearcelo noi il pubblico, andarci a presentare in ogni paese d’Italia e per farlo devi essere, necessariamente, curioso. È molto importante.

Il live

Il terzo motivo è il live stesso. Io a casa suono pochissimo mentre ho proprio il bisogno di stare in giro con i ragazzi. Una band come la nostra non sta a casa, non siamo fatti per registrare i dischi e gustarceli in salotto. Una carriera come quella di Mina per me è impensabile, è da fuori di testa. E pure quelli che stanno fermi tutto l’anno e poi fanno il maxi-evento non li capisco. Anche noi adesso cominciamo con le grandi città, ma poi con l’estete accontenteremo anche i club più piccoli e le situazioni più diverse.

Le trattorie

Un altro buona ragione per fare i tour sono i ristoranti. Sono un fissato con il patrimonio che c’ha l’Italia a livello culinario. Voglio sapere cosa c’è nel Paese, dal ristorante piccolino fino alla trattoria per camionisti. Spesso diciamo che da vecchi finiremo a fare le tournée come l’indimenticabile Carlo Monni, che con la sua compagnia teatrale organizzava le date in base alla sue trattorie preferite.

Zen Circus

Sentirsi a casa ovunque

L’ultima che voglio dirti, ed è davvero una motivazione fantastica, è sentirsi a proprio agio dappertutto. Se, ad esempio, devo fare un concerto a Catania nel mentre mi si apre tutta una mappatura dei mie posti preferiti: il mercato, Via Etnea, quel locale particolare, quell’altro posto dove mangiammo quella volta, ecc. Puoi essere come un barbone in borghese, fare una vita raminga ma stando bene in qualsiasi città. In più puoi far pace con posti che, magari per molto tempo hai ignorato. Per dire, quando ero studente Bologna non la sopportavo proprio, negli anni ’90 si atteggiava come se fosse la Berlino d’Italia e, da bastian contrario quale sono sempre stato, mi stava sui coglioni. Ora ci vado volentieri e ho la mia mappa dei miei posti preferiti. Insomma, ti fai la tua guida personale, che spesso non coincide con quella che seguono i turisti. Ti assicuro che sentirsi a casa ovunque è il più grande dono che ti fa questo lavoro.


Tutte le foto sono di Ilaria Magliocchetti Lombi