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Notti Brave a teatro: report da Bologna One Way Ticket to Bravelandia

Il teatro Celebrazioni a Bologna non lo avevo mai sentito nominare, ma sono ancora una novellina della città e il panico da “non trovo parcheggio” condiviso con l’amica che ha pazientemente guidato ha fatto assumere all’ingresso nel teatro un senso di revanche contro il karma che ci ha fatto sentire (quasi) sicure del fatto che non avremmo trovato alcuna multa sulla macchina alla fine del concerto.

In pieno mood “Professoré” quando sono suonate le campanelle che indicavano l’avvicinarsi dell’inizio del concerto eravamo in bagno, ma siamo riuscite ad accomodarci nei nostri posti quando ancora le luci erano accese in sala.

Davanti agli occhi un palco allestito con uno skyline, una tenda semitrasparente che annulla il gioco delle quinte, uno schermo, gli strumenti dei musicisti (scorro velocemente le postazioni e mi rendo conto che saranno una decina su quel palco… e io che non mi ero voluta fare alcuno spoiler, evitando video e recensioni, inizio a capire che quello spettacolo sarebbe stato davvero uno Spettacolo, io che mi credevo che il palco sarebbe stato spoglia… “che regazzina”!), un frigo con delle Polaroid attaccate con delle calamite e l’immersione in quella terra di mezzo che si rivelerà essere “Bravelandia” si fa completa con degli spot che iniziano a farci ridacchiare già prima dell’ingresso in scena di Carl Brave.

Carl Brave Bologna

Partiamo con “Romolino, il motorino che va a acqua di fontanella: funziona solo nel Raccordo Anulare!”, passiamo per i “Bravecoin” con cui acquistare il cambio di segno zodiacale temporaneo e arriviamo all’accendino Pietro, con la funzione boomerang per tornare al legittimo proprietario: sono cresciuta anche nella capitale e quei modi di dire, quegli spot creati per far sorridere nell’attesa dell’inizio del concerto, mi stavano facendo salire la nostalgia delle serate a Trastevere, ma sapevo che eravamo solo all’inizio ed ero pronta ai “lacrimoni”, per continuare sulla scia delle citazioni.

La mia amica si è avvicinata all’immaginario di Carl Brave grazie ai video delle Coliche e posso orgogliosamente dire di averle fatto scoprire “Notti Brave”, “Notti Brave (After)” e “Polaroid 2.0” in un infinito viaggio in macchina verso casa per colpa del traffico congestionato, quindi oltre a essere curiosa di capire come avevano deciso di declinare il repertorio di Carlo Coraggio (il genio, signori, il genio: uno dei nomi d’arte più riusciti degli ultimi anni, credo) in un contesto teatrale, ero curiosa di vedere la reazione della mia amica. Un esperimento all’interno dell’esperimento, insomma: sono fan dai tempi del connubio con Franco 126, ma sono spudoratamente #TeamCarletto, quindi ero alquanto in tensione per l’impatto del concerto, ma le mie aspettative sono state ampiamente superate.

L’alchimia che si è creata sul palco tra i nove musicisti e Carl Brave è qualcosa di così sciolto e potente che non sembrava di essere in un contesto “tirato” come quello di un teatro, ma a un incontro con una cerchia allargata di amici. Molto allargata, visto il sold out della data, in buona compagnia dei sold out della stragrande maggioranza delle tappe del “Notti Brave a Teatro” tour, ma comunque tra amici, in una dimensione goliardica estremamente scialla.
Il pubblico non si è fatto pregare: sin dalla prima canzone i cori e gli applausi sono stati fortissimi, dando il via a una serie di battute che al palco tornavano ingigantite da una platea e una galleria gremite di persone costantemente coinvolte da un Carl Brave che, con il suo aplomb romano, ha saputo tenere il suo pubblico costantemente presente nella sua Bravelandia, tra commozione, risate ed episodi di ragazzine urlanti sottopalco.
Gli addetti alla sicurezza del teatro sicuramente non sono stati molto contenti di vedere una fiumana di persone riversarsi sotto palco a un cenno di Carl Brave, ma le frange più giovani del pubblico non stavano aspettando altro: innumerevoli le stories di mani sfiorate dal palco al sottopalco e i cellulari alzati durante le canzoni erano direttamente proporzionali all’interesse verso i social del proprietario di suddetto cellulare alzato.

Pubblico Carl Brave

Le canzoni di Carl Brave del resto parlano direttamente a due generazioni: quella di chi è adolescente adesso e quella di chi è stato adolescente da (relativamente) poco, parlando di cose apparentemente banali che però sono il pane quotidiano di chi deve sopravvivere in una giungla di “letto e non risposto” e di piccoli gesti quotidiani all’apparenza scontati ma carichi di significati se guardati da lontano. Carl Brave riesce ad allontanarsi dal suo vissuto, parlando così a livello personale di tematiche universalmente condivisibili, un moderno vate di generazioni in balia di social e di tradizioni reali che non si perderanno mai.

La scaletta attinge ovviamente a piene mani dal repertorio solista di Carl Brave, ma non mancano anche le canzoni di “Polaroid 2.0”, album d’esordio con Franco 126, compagno delle sue prime avventure sui palchi, del periodo in cui le loro due voci trasportavano a Roma gli ascoltatori di tutta Italia, facendo concentrare l’attenzione nazionale sulla scena capitolina, fervente di vecchie/nuove leve artistiche. Se incontrate ragazzini nati e cresciuti nel profondo Nord e nel profondo Sud che parlano romanaccio (o almeno ci provano) è anche merito loro.

Tra autocitazioni incredibili (“Ho fatto una battuta e non faceva ride/di colpo il gelo: non sapevo più che dire” dopo una battuta un po’ pessima, in effetti) e ammissioni di colpa dopo sketch non riuscitissimi (“Regà, scusate, ‘sto sketch è uscito fòri ‘na mezza monnezza, ce ne semo resi conto…”) la distanza palco/pubblico è stata praticamente annullata e alla fine del concerto, sulle note dell’inflazionatissima “Posso”, il featuring con Max Gazzè che ha reso noto Carl Brave anche alle mamme di buona parte dei presenti al concerto, anche i più timidi o restii erano già praticamente lanciatissimi sotto palco a ballare e cantare senza più alcuna remora. Applausi a scena aperta, ovviamente, anche per tutti i musicisti non solo dal punto di vista artistico/professionale, ma anche per prestarsi ai giochi e ai dialoghi un po’ surreali che prendono vita sul palco: “Chapeau”!

Carl Brave Bologna

Lo spettacolo non sarebbe sicuramente stato lo stesso senza i visual che hanno incantato il pubblico, opera di Andrea Avesani ed Eric Righetti, ma la standing ovation va anche al regista Giancarlo Sforza e alla sua assistente Viola Francesca Coletti, che hanno sapientemente reso reale, per due orette, “Bravelandia”, accogliendo figlioli prodighi da tutte le parti d’Italia, tutti figli di un’unica grande mamma Roma, leghisti compresi, che si sa che i romani non si legano le cose al dito, purtroppo e per fortuna.

Al rientro in macchina la mia amica mi ha chiesto di collegare il cellulare al sistema audio della macchina per riascoltare “Vita” e io ho imposto “Malibu” senza trovare nessuna opposizione… metaesperimento brillantemente riuscito, direi.
Grazie, karma: nessuna multa una volta tornate al parcheggio e, soprattutto, un biglietto in tasca sempre valido per “Bravelandia”, lasciando fuori qualsiasi altro tipo di caciara.