Live Report

Cosmo @ Land, Catania 12.05.2018

In questo sabato catanese di inizio estate, l’odore di doposole si mischia al sudore della musica; Cosmo dà il cambio a Jovanotti, che dopo un paio di vassoi di granita (vedi su Instagram se non ci credi), fa un selfie con Colapesce e lascia l’Isola; nel frattempo Cesare Basile dal Coppola inizia a scaldare i motori per il Primavera Sound e tutto è pronto per il 25-26 maggio, quando la festa sarà per il trentennale degli Uzeda.

Arriviamo a Catania da Ragusa a sera inoltrata. La città si presenta bella come al solito, intuitiva e dinamica; scura come pietra lavica, ma rossa di vivacità. Dopo gli hamburger di cavallo e le immancabili “cipolline”, siamo pronti per un concerto a suon di “vodka tronic”. Il live si terrà all’interno di uno spazio ricavato dai fabbricati dell’antica dogana di Catania, adesso ribattezzato appunto “Land – La Nuova Dogana”. È l’ultima data indoor del Cosmotronic Tour, e si preannuncia il pienone nonostante per alcuni il mantra pre-concerto sia: “Si riempie o non si riempie?”. 

Cosmo

Il pubblico, definito negli ultimi live report di sul sito della Molinari, “diverso, nuovo e più numeroso”, è eterogeneo sia per età che per stili, ed inizia ad ancheggiare già dal warm up. Sono tutti gasatissimi. Sul palco, al centro c’è la consolle di Cosmo, mentre ai lati sono piazzate le due postazioni dei percussionisti che lo accompagnano. Pian piano la sala si riempie, la temperatura sale e la gente comincia a ballare, fino a quando si abbassano le luci e risuona il jingle di Radio DeeJay: “Il momento che stavate aspettando, finalmente è arrivato”. Da qui all’entrata in scena dell’artista è tutto un susseguirsi di boati e cori. Finalmente ci siamo, in alto i cellulari: entrano i musicisti. Sparacoriandoli e si parte. 

Dopo Bentornato, per Cosmo è già il momento di stabilire un contatto (fisico) con il pubblico e scende a cantare Le voci appoggiato alla transenna, davanti alle fan in visibilio. Lunghi momenti strumentali, adrenalina, ed è la volta di Dicembre: l’impressione è che l’inizio del cantato di ogni brano sia uno sfogo per l’artista e, al tempo stesso, un’esplosione di gioia per il pubblico. Con Quando ho incontrato te tutto si trasforma definitivamente in un enorme karaoke elettronico, che continua con Tristan Zarra, mentre Cosmo infiamma la sua gente: “Lo facciamo venire giù questo coso?”, riferendosi alla grande installazione attaccata al soffitto. “Bum cha cha”, delirio. 

Cosmo

Il frontman si prende una pausa, lasciando i due percussionisti sul palco a intrattenere un pubblico ormai totalmente esaltato: peccato che in questo frangente i musicisti non colgano l’occasione per scatenare ancor di più la folla, limitandosi invece ad andare a tempo con la base. Rientra Cosmo. La sua consolle adesso è frontale rispetto al parterre e lui rimane solo sul palco: tocca a Le cose più rare, prima di uno spazio molto ampio (e infatti la cosa un po’ disorienta), interamente dedicato al dj set. Con Sei la mia città sul palco torna la band, che poi suona L’amore mentre Cosmo canta e grida: “Balliamo, basta cazzate e via sti cellulari!”. 

Sta per iniziare L’ultima festa, la scenografia di luci raggiunge livelli altissimi e arriva il momento catartico e oramai rituale del live. Prima, però, la premessa di Cosmo, che ricorda quanto accaduto al Primo Maggio e chiede al suo pubblico di prenderlo e, almeno stavolta, non farlo finire a terra e, di conseguenza, su Striscia. Ma niente: l’amore viscerale del pubblico per il suo beniamino è inversamente proporzionale alla voglia di vederlo fluttuare sulla folla anziché capitombolare. Il primo giro va malissimo: Cosmo casca due o tre volte e quando risale sul palco, divertitissimo, fa finta di sbottare: “Tutti col telefono in mano! Dovevo cadere io, non voi. Probabilmente non ci siete abituati, io non peso neanche 80 kili ed è impossibile che faccia cadere dieci persone. Siete tutti fatti e ubriachi, e che cazzo!”. E riprende: “Mi allaccio la scarpa e lo rifacciamo; ci siamo riscaldati e adesso avete capito come funziona: io mi butto e da un momento all’altro posso arrivare nella vostra zona”. È una questione di principio: questo stage diving s’ha da fare. Rullo di tamburi, via: Cosmo è di nuovo sul pubblico, mentre suggerisce, di volta in volta in base alla sua posizione, come è bene trasportarlo: “Prendimi dalla spalla”, “Buttami di là”, e così via. Stavolta va meglio, e l’artista torna sul palco soddisfatto, grazie agli uomini della sicurezza che lo prendono in consegna. 

Cosmo

Con questa immagine finisce il live e inizia un altro dj set. I volti delle persone sono soddisfattissimi, e in attesa di un bis che alla fine non arriverà. La carica è ancora tanta, ma resta un po’ di perplessità, provocata forse dal fatto che quello a cui si è assistito è il sovvertimento della tradizionale impostazione di un live, lo stravolgimento dei momenti cardine di una scaletta: il tutto immerso in atmosfere più da club berlinese, che da live club nostrano. 

Ma forse in fondo all’ultimo drink, come molto spesso accade, c’è la risposta a tutto: in un momento in cui ancora in molti si interrogano sull’identità di Liberato (come se fosse questa la questione principale), con Cosmo siamo davanti a un artista che fa della propria identità il suo manifesto artistico, e lo trasmette emozionando con potenza e intensità. Cosmo prende tutti: sia chi lo ascolta, sia chi lo canta, sia chi lo balla. In definitiva, il punto non è se lo spettacolo di Cosmo sia classificabile come un concerto o come un dj set: a prescindere dalle definizioni, questo live è una festa. E di sicuro non sarà l’ultima. 


Le foto sono di Federica Vero