Live Report

Galeffi al Fabrique una cartolina di auguri di buon anno alla musica dal vivo

Da tempo, ormai, si sente parlare di esplosione della musica dal vivo, di attenzione al live, e di esigenza di inquadramento legislativo dei live club. Ma nel concreto, di cosa si tratta? Potremmo stare qui a fare un trattato etico sociale sull’argomento, ma in fondo per capirlo basterebbe solo raccontare la serata che ha visto Brenneke e Galeffi protagonisti al Fabrique di Milano. Il motivo è un insieme di elementi concatenati che formano un puzzle molto bello da costruire, completare, ammirare ed esporre. Il primo, concreto quanto importante elemento, è l’ingresso. Dalla richiesta dei documenti alla cassa accrediti, alla domanda esplicita “Hai lo spray al peperoncino nello zaino?”. Certo, potrebbe sembrare come quando, dopo l’11 settembre, all’ingresso degli Stati Uniti ti veniva chiesto in un questionario se hai mai pensato di diventare un terrorista e se ti definisci nemico degli Usa e dell’occidente. Nessuna persona sana di mente avrebbe risposto sì. Però sentirsi fare quella domanda è la prima, fondamentale conferma che questo mondo vuole fare qualcosa per dare le prime risposte pratiche al problema e limitare i danni dopo la tragedia di Corinaldo. Il pubblico è quello dei giovanissimi, perché per quanto Indie e Trap vogliano mettersi uno contro l’altro ha ragione il buon Motta nella versione di personificazione dell’indie in un video meraviglioso delle Coliche (se non lo avete visto rimediato ORA). Indie e trap sono due generi figli della stessa madre, e anche di questo potremmo stare a disquisire per ore. Adesso è il momento di fermarsi sul qui e ora, dove qui e ora sono uno degli ultimi live del fortunatissimo tour di Galeffi, e una delle prime date di quello che sarà invece il tour di Brenneke, un artista davvero degno di essere tenuto in considerazione perché non è per niente folle pensare che possa fare gli stessi passi fatti in questo 2018 dall’autore di Uffa e Occhiaie.

Brenneke

Partiamo da Brenneke, quindi. Chitarra voce ed emozione. Sono questi gli elementi portati sul palco del Fabrique. Sono poco dopo le 20, lui è già sul palco, sotto di lui c’è già abbastanza pubblico da considerarla un’ottima opportunità per lasciare un segno. “Non suono da un anno e sono molto emozionato ma contento di essere qui”, dice il cantautore. Il pubblico applaude, e puoi anche pensare che sia per incoraggiamento e solidarietà. Ma basta poco per capire che nel pubblico di Galeffi c’è anche il pubblico di Brenneke, che è lì non solo per essere sicuro di un posto nelle prime file, ma proprio per ascoltare quel che Brenneke ha da cantare. E così se Piscine, il primo brano offerto, è un tuffo nel passato nel primo album proposto al pubblico, e Le cose lucenti mette in luce una capacità vocale del frontman davvero notevole, il momento che segna davvero un dettaglio degno di non passare inosservato arriva subito dopo. In scaletta c’è Lasciarsi alle spalle, il nuovo singolo, uscito da poche settimane. Il pubblico canta. Di fianco a me il discografico di Brenneke, socio di quella neonata Vetro Dischiche raccoglie le motivazioni e le fatiche di due giovani amanti della musica che vogliono fare qualcosa di bello e concreto. Gli faccio notare questa cosa e non vuole crederci: si avvicina ai ragazzi delle prime file, sta accadendo davvero. Il pubblico canta. Durante l’apertura, un singolo appena uscito, di un poco più che esordiente. E quindi sì, buon anno Brenneke. Ci rivedremo presto, ne sono abbastanza certo.

Galeffi Fabrique

Ma non c’è tempo per i sentimentalismi, c’è un Galeffi pronto a salire sul palco. Dicono non sia in forma, l’influenza e il freddo sembrano poter minare la sua performance. Ma tutto sommato i live di Galeffi sono abbastanza intimi, fatti di autoironia, come le sue canzoni. Il live allo Sziget di questa estate, con tutto il pubblico seduto ad ascoltare, è un piacevole ricordo. Inizia con Uffa, seduto comodo dietro la tastiera. Sì, peccato che seduto poi non c’è stato più. E da quel Galeffi tranquillo e malinconico ne emerge un ruggito di vibrati e salti per il palco che davvero stupisce e ammalia. Che Galeffi, in questo 2018, abbia trovato le strade per conquistare il suo pubblico e ampliarlo sempre di più è un dato di fatto. Non fai il Fabrique solo per sfida personale. È accaduto tutto molto velocemente, ma non ha mai subito il colpo di questi avvenimenti, anzi. Ha, in un certo senso, adattato il suo progetto al contesto che aveva di fronte. E se dal pubblico arrivano reggiseni, c’è anche spazio per un saluto alla mamma presente, un ricordo della sua timidezza che non lo fa essere un grande chiacchierone sul palco, e una pioggia di torce in occasione di Occhiaie. “Ci farebbe davvero piacere ed emozionare chiudere il live con le vostre torce e non solo con lo sguardo su Whatsapp”.

In mezzo a tutto questo c’è l’altro elemento di quel puzzle che fa di questo live una cartolina di auguri alla musica dal vivo per il 2019 che verrà. C’è un momento del concerto in cui sul palco restano solo Marco Galeffi e Gigi, la formazione da cui tutto è cominciato. Una voce e una chitarra. Una scelta fatta per celebrare il cammino che li ha portati fin lì. Dalle prime date in quei piccoli locali che costituiscono il substrato della musica dal vivo, lo scheletro semi invisibile che permette a questi artisti di farsi le ossa, crescere, affacciarsi al pubblico in modo vivo e non solo su Spotify, fino ad arrivare al Fabrique. La canzone scelta è una cover, One Day, di Asaf Avidan. Anche qui Galeffi mostra una resa vocale davvero graffiante, diversa da quella delle sue canzoni. È una metamorfosi continua di un percorso che potrebbe davvero portarlo a crescere ancora. Anche perché “adesso scriverò il secondo album” e questo è un to be continued abbastanza importante per i fan che si lasciano andare ad un’ovazione che sa di vedi di farlo in fretta.

Galeffi e Gigi

Così, alla fine di tutto questo, dall’ingresso all’uscita, da un artista che muove i primi passi già supportato dal pubblico, a uno che invece è pronto ad entrare nel gruppo di quelli che “stanno per accadere”, in un locale che non vuole mettere la sicurezza in secondo piano, passando attraverso un pubblico che vive tutto questo con una passione che difficilmente è riscontrabile in una bolla, una sola cosa emerge in modo chiaro: il 2019 sarà un buon anno per la musica dal vivo.

Le foto sono di quella gran figa di Ambra Parola.