Live Report

Gazzelle: con il Punk Tour a Bologna un po’ troppo poco “punk”

Il Palaestragon è praticamente l’Estragon moltiplicato per un tot di volte tali per cui i sold out dei concerti che si tengono in questo immenso capannone siano sold out di quelli sentiti, di quei concerti che quando iniziano sei distante dal resto delle persone e a poco più della seconda canzone ti ritrovi completamente circondata e non capisci neanche tu come mai sia successo.
Stavolta il parcheggio non è stato un problema e abbiamo avuto anche modo di prenderci una birra prima dell’inizio del concerto, che alle 21:01 è iniziato, con una puntualità quasi imbarazzante. Anche perché al concerto di un tour che si chiama “Punk Tour” tutto ti aspetteresti meno che una puntualità svizzera… o forse ormai essere puntuali e precisi in un mondo di casinisti è il cosiddetto “new punk”?
Fatto sta che Gazzelle, aka Flavio Bruno Pardini, è salito sul palco, accompagnato dai suoi 4 musicisti e dalle 4 musiciste che compongono il quartetto d’archi del tour, un minuto dopo lo scoccare delle 21, facendo andare in visibilio il pubblico presente e facendo iniziare a cantare tutti a squarciagola.

Il pubblico ricordava tantissimo l’olio quando lo si versa nell’acqua: gli adolescenti tutti sotto palco a pogare, cantare, urlare e non stare fermi un attimo; tutti coloro che non erano proprio più adolescenti un po’ più distanti dal palco, ma comunque impegnati a cantare e urlare (la maggior parte dei più “maturi”, diciamo, ecco) pigiati gli uni contro gli altri, ondeggianti ed esaltati a seconda dei ritornelli delle canzoni preferite che, a rotazione, facevano scuotere un’ala o l’altra del pubblico.

Il 7 dicembre, giorno del suo compleanno, è ancora abbastanza distante, ma l’ansia dei trent’anni si fa sentire, sia per Gazzelle che per la stragrande maggioranza dei presenti: uno dei momenti in cui si sono sentite più forti le voci del pubblico su canzoni che non sono singoli è stato su quel sentitissimo “ci arriveremo stanchi ai nostri primi 30 anni, condiviso da chi quel “30” lo vede ancora lontano, sia da chi invece lo sente che fa pressione sul collo.

Visual e scenografia pressoché inesistenti, minimali il giusto e coinvolgenti alla perfezione: l’attenzione è tutta su Gazzelle e sulle sue canzoni, diventati in poco tempo veri e propri inni generazionali, canzoni manifesto di un disagio di cui non sempre andar fieri, ma per cui non sentirsi almeno del tutto isolati e abbandonati dal resto del genere umano.

Avvistati Viito, Cimini, Fosco17 e Poggipollini nel pubblico, fermati dai fan sulla via del parcheggio per uno scatto a fine concerto (tra gli sguardi un po’ persi di fidanzati e accompagnatori ignari del volto dei Viito, di fronte al fangirling peso della propria ragazza o dell’amica con cui erano al concerto).

Pubblico Gazzelle Pala Estragon

Ora, mio caro Gazzelle, scapperemmo tutti volentieri in tour con te, figurati, però… che ne dici di diversificare un pochino (ino, ino, eh…) le interazioni con il pubblico? Molto divertente la romanità palesata in quei “Ciao regà” e “Grazie regà”, però… qualcosina in più, magari? Va bene non essere loquaci e va bene affidare tutta la comunicazione alle canzoni, però… a parte il tuffo nella folla delle prime file altri contatti con il pubblico non ci sono stati e ci è parso che salire sul palco, il 21 sera, per Gazzelle sia stato un semplice esercizio di esibizione un po’ sterile. Passi l’ora e un quarto di concerto, che personalmente però non capisco visti i due dischi all’attivo che potrebbero portare lo spettacolo a durare almeno almeno un’ora e mezza, ma la scarsa interazione con il pubblico ha lasciato alquanto delusi e un po’ in sbatti, continuando a cantare sulla strada del ritorno per cercare di soddisfare l’insoddisfatto bisogno di continuare a sventolare l’accendino (sì, avete letto bene: non c’erano solo torce dei cellulari) nel parterre.
Attacchi prima tu o attacco prima io? … che poi alla fine mi ci attacco solo io…
Gazzelle, ci hai scombussolato “ogni punto fermo, ogni punto saldo”!