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Guido Catalano: il poeta dalla “r” moscia e il calice di vino in mano

Sono le 22:00, la sala del Locomotiv di Bologna è piena, le persone sono sedute per terra e sorseggiano un buon calice di vino o una birra alla spina. Sono qui per scommessa, perché a dire la verità sono stata in questo posto solo per partecipare a dei concerti. Insolita questa storie di venire ad ascoltare poesie, mi è capitato di farlo poche volte nella mia vita e quindi non sono proprio a mio agio ma devo ambientarmi. Si spengono le luci e parte una vocina che introduce Guido Catalano, poeta contemporaneo, definendolo come un sex symbol.

“R” moscia, calice di vino a portata di mano, una grande capacità di rievocare immagini attraverso i versi delle sue poesie. Queste sono le caratteristiche principali che intravedo subito in Guido Catalano. Esordisce dicendo “il Locomotiv è un luogo che amo, ma sono piemontese e quindi falso e cortese, per definizione. In questo caso però sono sincero”. Bologna è una delle quattro città (insieme a Roma, Milano e Torino) in cui ha deciso di portare questo spettacolo in versione intima. Si potrebbe definire un reading in solitaria, diverso dal tour con il cantautore Dente che l’ha portato l’intera estate in giro per l’Italia.

Inizia con una poesia che si chiama “Una mattina di Settembre” e parla del suo mese preferito, l’ha scritta una mattina in cui era di cattivo umore. Prende in mano il libro “Ogni volta che mi baci muore un nazista” e inizia a recitare i versi. Si inizia con la tristezza, la successiva invece è una poesia che Guido stesso definisce “PFR”, cioè poesia di fine rapporto. Si chiama “Ieri sera” e parla d’amore, ma di quello che non ha un lieto fine.

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Lo spettacolo prosegue con una poesia di speranza, anche se il titolo non lo direbbe. Si chiama infatti “Ci lasciavamo ogni quarto d’ora” ed ha un livello di romanticismo 9.2, decisamente alto per la media europea.

Il pubblico è costretto ad alzarsi perché infondo alla sala ci sono troppe persone che non riescono ad avanzare e allora Guido esordisce dicendo “Se volete ballare o pogare mentre recito poesie, fate pure. Sarebbe figo”.

Si prosegue con un dialogo bucolico tratto da “Motosega”, un libro che ha scritto nel 2007. La successiva è una poesia che parla di donne ed è tratta dal libro “Ti amo ma posso spiegarti”, si ferma un attimo e racconta un aneddoto su quando la scrisse. Una ragazza gli aveva appena svelato un segreto su come le donne fanno pipì nei bagni pubblici, si intitola “Le carte in tavola”.

Guido è un poeta ironico, si prende in giro, interagisce con il pubblico, ogni tanto sembra anche imbarazzato. Si agita quando non riesce a trovare la poesia che stava cercando, Rizzoli ha cambiato infatti le copertine dei libri con le nuove edizioni e lui ancora non ha imparato a riconoscerle bene.

Tocca poi ad una poesia che parla di suicidio, di quando Catalano voleva uccidersi nel modo migliore e cioè mangiando una quantità sproporzionata di ciliegie, il suo frutto preferito.

Arriva un momento decisamente introspettivo, Catalano racconta le difficoltà iniziali di questo mestiere, quando doveva spiegare che lui voleva fare il poeta professionista e invece la mamma si preoccupava e lo voleva avvocato o dottore. Nel primo libro che ha scritto, “I cani hanno sempre ragione”, c’è una poesia che parla proprio di questo e si chiama “La mamma del poeta”.

Negli anni i social network hanno dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente, forse a volte troppo. Succede quando qualcuno arriva e decide di insultarti esprimendo la sua opinione non richiesta. Guido lo sa bene e ha esorcizzato questa cosa scrivendo una poesia che si chiama “Vado a capo a cazzo”. Si cambia genere e si passa ad “Api”, una poesia breve che il pubblico accoglie con entusiasmo.

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Immancabile la poesia sul Natale, visto il periodo. Guido ne approfitta per suggerire che al banchetto in fondo alla sala ci sono i suoi libri, qualora qualcuno stesse cercando il regalo adatto per Natale. Recita “Fiesta”, una poesia che parla proprio dell’attesa delle feste.

Catalano è offeso perché la Isoardi ha scelto una poesia di Gio Evan per dire addio a Salvini e invece lui aveva scritto la madre di tutte le “PFR”, si chiama “Tu” (poesia con finale di potenza).

“L’estate vi sembra lontana? Beh lo è”, il poeta introduce così una poesia che si chiama “L’amour, la plage, Cocciant”, in un finto francese. Tocca poi a “Ti ho vista”. Guido Catalano è appassionato di treni anche perché non ha la patente e infatti ha scritto una poesia che parla di una storia che ha vissuto (non in prima persona) proprio su un treno. Si chiama “Grazie Martina che mi”, e parla di questa dedica letta all’interno di un vagone, una dedica incompleta che un ragazzo aveva fatto alla sua amata. Si passa poi alle poesie psichedeliche e ineffetti questa è proprio strana, parla di quando il poeta voleva farsi una doccia e nella sua vasca da bagno ha incontrato un nano da giardino, si chiama “No”. Il pubblico esplode in una risata ogni minuto e mezzo circa, Catalano sa intrattenere e divertire, mantenendo quella giusta dose di malinconia che appartiene ad ogni poeta.

Guido ne approfitta anche per dire che il 12 Febbraio esce il suo nuovo libro che si chiama “Tu che non sei romantica”. Ultimo giro di poesie prima della conclusione, tocca ad una poesia dedicata ad una bellissima canzone d’amore di Cocciante e si intitola “Fuor di metafora”, poi ad una poesia dedicata ai numeri di telefono che si chiama “La ragazza dei 4 e dei 5”, un’altra dal titolo esemplificatorio “Il paradiso dei cazzi”, e infine “Arrivederci addio ragazza buonanotte”, “Teniamoci stretti che c’è vento forte” la poesia dedicata ai tempi difficili che stiamo vivendo e una poesia simpatica su una partita a carte con Gesù che si chiama “Sempre in buona compagnia, comunque”.

Catalano ringrazia tutti e conclude con una poesia dedicata alla buonanotte che fa così:

“dormire da solo, hai spazio
puoi rotolarti nel letto
puoi fare capriole
cunìculi sotto le coperte
metterti a sghimbescio
mangiare i crekers sbriciolosi
e altro

ma non puoi
accucchiaiarti a un corpo femmina
che gli fai quella cosa spaziale
da dietro
che con la mano le prendi la tetta superiore
e ti assopisci
con il calore
della sua schiena
sulla tua pancia

e se sei fortunato
i vostri respiri
andranno via all’unisono
la tua pancia
la sua schiena
la sua nuca
le tue braccia
i piedi nei piedi
che si carezzano
tenendo il tempo della notte
fottendosene del regno dei cieli”.

Prossimi appuntamenti live con “Le 4 città Tour”:

17-18/12: Lavanderia a vapore - Torino

21/12: Santeria Social Club - Milano

Le foto sono di Luigi Rizzo