Live Report

Irene Ghiotto @ Opificio dei Sensi – Ferrazze di San Martino Buon Albergo (VR)

È tragicomico come il titolo del suo ultimo album il pop di Irene Ghiotto, l'artista vicentina che si è esibita sabato 25 novembre sera nell'Opificio dei Sensi. La 33enne ne è così cosciente che lo dice chiaro e tondo, presentando le canzoni come “pesanti”. Effettivamente nella veste intimista, accompagnata dalla sola chitarra acustica o tastiera, i brani perdono i deliziosi cori ascoltabili nelle incisioni contenute in “Pop simpatico con venature tragiche”. “Le sentirete come sono nate”, ha dichiarato la Ghiotto prima di cominciare, “d'altronde le canzoni che funzionano così possono avere qualsiasi vestito, qualsiasi arrangiamento”. E hanno funzionato.

 

Il disco pubblicato ad inizio 2016 le ha permesso di suonare oltre 40 concerti in mezza penisola. In questo lungo viaggio ha imparato a liberarsi dagli imbarazzi, estetizzando il suo piglio guascone. Cosa che è accaduta anche nella calda biblioteca dell'Opificio, gremita da un pubblico attento e composto. Forse troppo per la Ghiotto, molto più sanguigna, che aveva dichiarato prima dell'evento di volere pogo ed headbanging. Ha confermato il suo non allineamento salutando in modo ironico qualsiasi nuovo arrivato, ponendo domande, parlando senza filtri della sua esperienza e – infine – ringraziando prima, e obbligando poi a coinvolgere le loro amiche, due ragazze che si erano avventurate dal piano inferiore del locale per curiosare.

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Tra gli highlights della serata è da citare “La strada sbagliata”, proposta su richiesta anche come bis, con un ritornello catchy anticipato da un crescendo nel bridge che innalza una strofa compita ma più minimale. Durante la canzone la Ghiotto riesce persino a parlare mentre suona, prima dell'ultimo ritornello dicendo “ce ne vuole un altro perché il ritornello è la parte della canzone pop che più si ricorda”. Tutto fatto dando la sensazione di non faticare. Ed è proprio l'istinività che traspare dal suo operare che è valore aggiunto di questa artista che, come tanti altri, meriterebbe più considerazione. Che fortunati gli allievi della sua scuola Altramusica!

 

Restano nella mente anche la dolce “La filastrocca della sera”, “Cinque anni”, “La sposa” e la sanremese “Baciami?”. A conferma della sua trasparenza la Ghiotto ha raccontato: “Quando sono uscita sul palco di Sanremo non riuscivo a respirare per l'emozione. Mentre cantavo mi sembrava che il pubblico fosse di plastica. Mi guardavano come fossi un alieno, semi-addormentati. L'unica che urlava e mi sosteneva era mia madre”. Presente alla serata con il marito.
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