Live Report

Julia Holter @ Ferrara Sotto Le Stelle

Secondo appuntamento con Ferrara Sotto Le Stelle, il primo al femminile dopo la data di apertura del festival ad opera dei Teenage Funclub, ora è il turno di Julia Holter. Anche se non dovrei scriverlo (mi è stato più o meno indirettamente vietato da un amico presente al concerto), per me è l'ennesimo concerto a scatola chiusa, senza informazione e preparazione; d'altra parte però, è anche un motivo per lanciare il messaggio di andare a vedere concerti di artisti che si conoscono poco o che addirittura non si conoscono, scoprire musica nuova dal vivo vale molto più di un ascolto random su Spotify o Youtube, e rischia di provocare emozioni molto più forti. Devo dirlo sinceramente, è il caso di Julia Holter.

Il cortile del Castello Estense si riempie lentamente, è presto, le casse dell'impianto audio ci fanno sentire il disco di Billie Eilish a volume d'ascolto, e le pubblicità di Spotify vengono occultate dai messaggi sulla sicurezza. In attesa dell'opening act, mi soffermo a scambiare due chiacchere con alcuni amici, riflettendo un po' su come sono cambiate le cose negli anni per quanto riguarda i live, non solo a Ferrara, ma più in generale in Italia: ci facciamo tante domande, troviamo poche risposte, sorseggiamo una birra, ed all'improvviso sale sul palco Ginevra. Voce, chitarra e piano elettrico, la giovane torinese intrattiene il pubblico in maniera soave e con la sua bella voce contribuisce a rendere magica l'atmosfera in attesa del main act, anche se personalmente la vedrei meglio in contesti ancora più intimi. Attorno alle 22:00, accompagnata dai suoi musicisti, sale sul palco Julia, pronta ad incantare il pubblico accorso con la sua esibizione: è un live nel quale bisogna immergersi completamente, abbandonarsi alla voce ed al susseguirsi di un sacco di strumenti (violino, contrabbasso, tromba, cornamusa, nacchere, sintetizzatori) che in un perfetto equilibrio ricreano in maniera impeccabile alcuni dei momenti della discografia della statunitense. Non dev'essere facile per una ragazza cresciuta tra Los Angeles ed il Michigan, suonare tra le mura di un castello medievale, anche se alcuni brani sembrano creati ad hoc per essere suonati nella cornice ospitante, ed è lei stessa a sottolinearlo. Lungo tutta l'ora e mezza di concerto, che scorre liscia come l'olio, si fortifica una sorta di legame tra Julia ed i suoi musicisti, il pubblico che la ammira e si lascia trasportare, ed ovviamente l'ambiente circostante, e l'ingrediente principale di questa alchimia è proprio la musica dell'artista. Il suo sguardo è spesso rivolto alle stelle, se non nei momenti più intimi durante i quali gli occhi socchiusi accarezzano i tasti del piano elettrico; il pubblico, formato per lo più da una componente maschile, accompagna lo sguardo osservando le mura della dimora estense, alcuni ballano delicatamente sulle note dei brani più ritmati, altri si lasciano cullare ad occhi chiusi durante le canzoni più intime. Il picco viene raggiunto probabilmente durante la cover di Chiamami Adesso di Paolo Conte, omaggio riuscitissimo all'Italia che la sta ospitando in questo piccolo tour di due date. La Holter regala infine un encore di un paio di brani davvero emozionanti, ma per riassumere tutto il concerto è permeato da una stranezza affascinante, una mescola che spazia tra momenti jazz ad altri più classici, si alternano brani molto complessi ad altri permeati di una semplicità quasi straniante, il tutto a valorizzare l'autenticità di un'artista che ha davvero tanto da dire. Lei ringrazia per la possibilità di essersi esibita nella meravigliosa cornice di Ferrara (sottolineando continuamente la bellezza della città), e Ferrara ringrazia Julia Holter per aver impreziosito un anonimo e caldo lunedì estivo. Stasera tocca a Soap & Skin, ennesima gemma del programma di Ferrara Sotto le Stelle, a domani quindi per un nuovo report.

Foto di Sara Tosi.