Live Report

La chiusura del tour degli Zen Circus è stata una festa fottutamente rock

La festa di Radio Popolare, la festa per la fine di un tour degli Zen Circus. L’ultima tappa del Fuoco in una stanza, ieri, al Carroponte di Sesto san Giovanni a Milano, è stata davvero una festa fottutamente rock. Lo dico mentre tiro su col naso dopo una serata a saltare, ballare, cantare, sotto la pioggia, per gran parte del tempo. Ma per capire fino in fondo il clima che si è respirato nelle quasi due ore di live senza soste, serve spogliarsi dell’idea normale di un concerto ed entrare nell’ottica dell’analisi di un una di quelle serate a tema a casa degli amici. In questo caso la location è la splendida cornice a led rossi del Carroponte, i padroni di casa Radio Popolare e Gli Zen Circus. La voglia di mettere a proprio agio gli ospiti è al primo posto per ogni festeggiato: per questo ognuno ha fatto il suo. Gli Zen, dal canto loro, hanno assicurato il live fin dal pomeriggio, quando già le previsioni non lasciavano intendere nulla di buono. Radio Popolare, dall’apertura dei cancelli, ha iniziato a distribuire, gratuitamente, le mantelline anti pioggia gialle, griffate Radio Pop. E la gente le ha prese, col sorriso, ingresso dopo ingresso, fino a quando sono terminate: le mantelline. Non le persone, quelle non hanno mai finito di arrivare, ingegnandosi in ogni modo e facendo la coda in cucina non solo per panini e pizza, ma anche per poter prendere un sacchetto della spazzatura e farlo diventare un k-way improvvisato.

Zen carroponte

Troppa la voglia di esserci, di festeggiare, di urlare verso il palco il ritornello di Catene, il brano che ha aperto il live dopo la performance del giovane rapper Garfo che ha scaldato un pubblico che non si è tirato indietro dall’applaudire la sua musica, nonostante il genere fosse lontano dalle note degli Zen. La pioggia scende, le persone se ne fregano: scoccano le 21.55, il live inizia e non si fermerà più. Non serve molto tempo per rodare, il primo pogo parte praticamente subito. Certo, niente di memorabile, si è solo all’inizio. Ma sul palco Appino e Ufo hanno un’adrenalina particolare. Non sembra lo spettacolo a cui i fan sono abituati, si capisce fin da subito che la gioia è condivisa. È l’ultima data per tutti, per chi c’è sul palco, ma anche per chi sta sotto. E va resa memorabile. Perché piove e la gente è lì, perché piove e il concerto si fa, perché piove, fanno 17 gradi, e la gente è a petto nudo. Pioggia, sudore e lacrime: «È tutto talmente bello che potrei quasi piangere», svela una ragazza accanto a me durante il live. Lo dice con orgoglio, lo stesso con cui, poco dopo, lascerà davvero scorrere qualche lacrima sul suo volto. Sul palco intanto parte Ilenia, e con lei compare anche il primo stage diving. «Ragazzi devo andare sotto al palco, lo devo fare», urla la ragazza dalle retrovie. Detto fatto, sollevata sulle teste urlanti il suo percorso è stato netto quanto inesorabile. Le sue braccia tese verso Appino che risponde con un sorriso.

Zen Carroponte

È il segnale che vale davvero tutto. C’è chi corre avanti vedendo poghi sempre più ampi. Parte anche il primo circle pit. Sul palco cadono casse, «stiamo spaccando tutto, è una cosa bellissima», conferma il frontman. Non c’è nessuno schema che un fan abituale degli Zen ha potuto riscontrare nelle altre date: «È incredibile, queste cose non le hanno mai fatte», svela la stessa ragazza di prima. È lo stupore della festa: è l’improvvisazione del congedo. «Siete la meglio gioventù che ci possa essere», ammette Ufo. «Ditelo a chi è rimasto a casa quello che si sono persi. E grazie per esserci, siete davvero pazzeschi». Il degenero, quello sano, quello rock, quello fatto di fango e sudore, è a livelli altissimi. E non è una cosa slegata tra pubblico e artisti. Lo sanno anche loro e infatti, dopo aver visto più volte la sicurezza ergersi sulle transenne per limitare gli episodi di stage diving e per tenere ben sotto controllo ogni pogo, parte il compromesso: «Questa è l’ultima occasione per farsi davvero del male: la sicurezza non interverrà in questa canzone, forza ragazzi», tuona Ufo. Le note sono quelle de La teoria delle stringhe, il cerchio che si crea in mezzo al pubblico è davvero qualcosa di grande. Gli effetti non sono devastanti, c’è solo voglia di divertirsi e di farlo con gli amici.

Zen Nada

La stessa cosa che hanno voluto fare gli Zen, invitando sul palco Nada, la cantautrice di Amore Disperato che, dopo la collaborazione nel 2011, è tornata a cantare con quelli che ha definito «ragazzi davvero pazzi, ma anche il mio gruppo preferito». La gioia e la situazione ha fatto anche pensare che, da un momento all’altro potesse partire il pogo anche cantando dopo quella volta lei lo perse di vista disperata lo aspetta ogni sera al Sassofono Bluuuuu. Ma no, quello non è successo. Così come non è successo di vedere sul palco Motta, presente nel backstage e comparso solo nel finale per un saluto e un abbraccio finale con un pubblico che è stato anche il suo. Ma nella festa c’è stato spazio anche per aneddoti, come quello sull’accordo de Il mondo che vorrei: «Questo inizio, su una Cadillac rosa, nel 2004, ce lo ha insegnato Little Tony. È tutto vero». Nel frattempo smette anche di piovere, gli ombrelli si chiudono e vengono usati come braccia da alzare verso l’alto, le mantelline antipioggia vengono tolte e qualcuno, in modo catartico, le lancia al cielo. Nemmeno il meteo ha vinto sulla voglia di fare festa. È tempo di bis e L’anima non conta scatena la voglia di immortalare il momento. È decisamente questa la canzone più ripresa dagli smartphone dei presenti, prima del congedo finale, con Viva. Toccante il momento dedicato da Appino all’amico Luca, con Caro Luca, fatta con le mani in tasca, come gli piace fare, da solo sul palco. Sono le ultime emozioni, quelle da stringere forte al petto, perché ora saranno due anni lunghissimi. Ma dopo due album in due anni, è anche un po’ giusto così.

Si diceva, però, che questo non è stato un live normale, ma una festa: così, l’ultimo atto, non poteva che essere quello dei saluti, giù dal palco, all’una di notte, alla transenna che separa l’area festa da quella relax. Appino da una parte, gli ultimi fan presenti dall’altra. Chiacchiere, arrivederci, ringraziamenti e una certezza: è stato il tragico finale perfetto per un tour davvero intenso. Pioggia, gioia, lacrime, sudore e fango. Fottutamente rock.