Live Report

Tash Sultana @Ferrara sotto le stelle

Ferrara Sotto Le Stelle mi ha regalato uno dei lunedì più belli e divertenti della vita. E' infatti l'epilogo di questa ventiquattresima edizione, e non poteva esserci finale migliore. La serata è incredibilmente umida ed afosa, clima che pare non sorprendere il variegato pubblico accorso da ogni dove per questa unica data italiana di Tash Sultana. Approcciandomi all'ingresso vengo raggiunto da Elisa, la direttrice artistica di Ferrara Sotto Le Stelle, con la quale ho il piacere di scambiare due chiacchere su questa edizione (e che ovviamente ringrazio infinitamente per avermi dato anche quest'anno la possibilità di seguire tutte le date): è soddisfatta, è stata un'edizione un po' in salita ma appagante, ed ora che siamo arrivati all'ultima data in cartellone il pensiero è già al successivo e
meritato relax. "Oh, che puntuali; bravi." afferma durante le nostre chiacchere, ed io non me ne ero nemmeno accorto, ma le prime note stanno uscendo da Piazza Castello, con relativo boato del pubblico. Mi affretto ad entrare, e vengo subito stupito da 3 cose: non c'è coda al bar per la birra (e quindi ne approfitto subito), c'è già un sacco di gente, e che questi Pierce Brothers in apertura mi piacciono un sacco già da subito. Il loro folk danzereccio è godibilissimo ed aumenta maggiormente la temperatura percepita in piazza. Durante la loro performance mi informo un po' su di loro, scoprendo che la provenienza è la stessa di Tash (certificata poi dalla comparsa sul palco di un didgeridoo), che hanno una discreta discografia alle spalle, e che sono davvero davvero bravi.

La struttura è quella di chitarra, batteria e voci, alla quale si alternano poi armoniche ed il già citato didgeridoo, suonati in maniera stravagante, quasi giocolieristica, ad esempio quando uno dei due aveva le mani impegnate sulla chitarra, ed il fratello gli reggeva l'armonica a bocca con una mano, mentre con l'altra padroneggiava l'antico strumento aborigeno australiano. Ritmi trainati dalla velocità della chitarra e dalla irrefrenabile energia dei due fratelli, segnano il loro live come uno dei migliori gruppi spalla mai visti finora. La loro mezz'oretta mi sta quasi stretta, avrei voluto farmi altri due o tre balletti, ma è ora di preparare il palco per il main act: mentre il sole scende e le zanzare salgono, viene scoperta la strumentazione di Tash su un palchetto rialzato dove sono appoggiate alcune tastiere, pedaliere e campionatori, il tutto contornato da teli esoterici, lampade neon a forma di cactus ed arcobaleni, che sembrano un po' ricreare quella sensazione intima di cameretta, nella quale probabilmente Tash è cresciuta umanamente e fisicamente. Is This Love di Bob Marley alza i decibel dell'impianto, le luci sul pubblico si spengono e si accendono dei ledwall con occhi ammiccanti. La piccola australiana sale sul palco con il suo berrettino all'indietro spiaccicato in testa, la sua chitarra (strumento che cambierà più volte durante il live) e si appropria letteralmente del palco.

Un assolo effettato squarcia gli spazi e allontana definitivamente le zanzare che ci hanno martoriato fino a qualche minuto prima, il variopinto pubblico esplode in un boato fragoroso, e da lì in poi è un totale tripudio: la formula magica è la costruzione dei brani con giri armonici di chitarra effettata, supportati da beat con strutture pop contemporanee (tra la trap e la dubstep) creati ad hoc da una batteria elettronica, pause che introducono le strofe sulle quali si apre la magica voce, ritornello e poi pausa con assolo devastante, per poi riprendere in mano (anche un po' all'improvviso il più delle volte) tutto il brano nella sua completezza. Una formula che funziona incredibilmente bene dal vivo, perchè rende ogni brano sempre diverso e a suo modo particolare: dev'essere una caratteristica degli australiani essere dei mostri del campionamento dal vivo (vedi Dub FX ad esempio), oltre ad essere dei musicisti davvero incredibili come nel caso di Tash, che oltre ad usare la chitarra con una padronanza all'altezza della sua voce, ci delizia anche con mandolino, troba, e flauto di pan (mentre scrivo questa recensione riguardo un video che ho registrato dove fa beatbox in contemporanea al flauto e la pelledoca mi percorre tutto il corpo). C'è tempo anche per un piccolo discorso, nel quale riassumendo enfatizza il messaggio che non è importante ciò che si è, uomini, donne, colore della pelle, credo religioso o orientamento politico, ma l'importante è stare tutti assieme sotto un unico cielo di stelle. Ed è l'esaltazione dell'orgoglio femminile, una piccola grande donna che mangia un palco che alla fine le sta quasi stretto, incarnando un po' tutto quello che vorrei essere: eccezionale ed eccentrica, polistrumentista e forse un po' nerd per quanto riguarda l'approccio all'autocampionamento, ribelle con quei suoi bellissimi capelli lunghi e svolazzanti, giovane, e perchè no, pure donna che tiene a modo suo il mondo per le palle.

Tash sultana

Perchè questo piccolo diavolo, che crea (nel vero senso della parola) piccoli giolielli sotto forma di canzone, attraverso beat attualissimi, chitarre alla Pink Floyd, e una voce che somiglia a quella di una Miley Cyrus che si è appena fatta i migliori acidi, è davvero un qualcosa di raro. Per citare Stranger Things, quello che propongono i talent è un qualcosa che sta nel sottosopra rispetto a Tash Sultana, che si sarebbe meritata di brutto un soldout (che non arriva forse per poche centinaia di persone), un soldout che sarebbe stata anche la degna conclusione di questa edizione di Ferrara Sotto Le Stelle. Un'edizione che si è chiusa con due alieni sul palco, Thom Yorke prima e Tash Sultana poi, e che ha impreziosito la città con la presenza di altre tre gemme più intime come Soap & Skin, Julia Holter e i Teenage Funclub.

Un'edizione che forse non verrà ricordata dai più, ma che a pensarci bene ha un valore speciale, ovvero quello di essere scesa a pochissimi compromessi, proponendo artisti di livello altissimo. Un enorme grazie va a tutti coloro i quali hanno lavorato per la realizzazione di tutto ciò, ed un grazie speciale va a Sara Tosi per tutte le foto di questi live report. Ci rivediamo il prossimo anno.

Foto: Sara Tosi