Live Report

Thom Yorke @Ferrara sotto le stelle

E' la quarta data di Ferrara Sotto Le Stelle, la prima nella più ampia cornice di piazza Castello (le precedenti tre date si sono svolte all'interno del cortile del Castello Estense), e sicuramente, senza troppi giri di parole, è la serata in cui le aspettative sono più alte. In città è arrivato Thom Yorke, mancava da Ferrara da sedici lunghi anni, dopo la doppietta di date coi suoi Radiohead, e di acqua ne è passata sotto ai ponti; adesso è maturo col suo progetto solista Tomorrow's Modern Boxes, si è modernizzato e lo ha completamente manifestato con il suo ultimo album Anima che sta appunto portando in tour. Arrivo con largo anticipo perchè non voglio perdermi nemmeno un'istante della serata: l'atmosfera che si respira è elettrica, si percepisce che la città estense sta ospitando qualcosa di importante, qualcosa per cui è decisamente all'altezza, ed io da buon ferrarese quale sono, non posso che andarne fiero. Agli ingressi c'è una coda ordinata composta dall'umanità più disparata: famiglie con bimbi che indossano la t-shirt del tour di Hail To The Thief, stranieri di mezz'età, giovani curiosi, adolescenti con camicie sgargianti, adulti scalpitanti. La piazza è già in subbuglio, ed è già attiva la spola tra i vari punti bar ed i servizi, in attesa dell'inizio del concerto, che arriva puntuale alle 20:30 con Andrea Belfi, batterista poliedrico che accende l'attenzione del già folto pubblico con il suo viaggio sonoro. Il progetto di Belfi è interessantissimo, colpi di bacchetta effettati sulla sua batteria ed un sinuoso susseguirsi di suoni sintetici creano una mezz'ora abbondante di performance fuori dagli schemi ma con un'identità precisa e contemporanea, un opening act che si inserisce perfettamente in apertura a ciò che sarà. Durante il cambio palco, apprendo da alcuni addetti ai lavori che Yorke non ha effettuato il soundcheck nel pomeriggio, a causa della natura della location, ovvero una piazza aperta a chiunque che è anche luogo di transito, e quindi non chiuso e riservato e di conseguenza non adatto alle prove del leader dei Radiohead; vabbè, ma lui può.

Le zanzare banchettano sul numeroso pubblico (a sensazione si sfiora il soldout, sia di persone che di zanzare), il tramonto ha il suo compimento, il Castello Estense fa il suo dovere vegliando sulla piazza, ed ecco che alle 21:30 precise il grande palco si illumina: un ledwall semicircolare (che ledwall non è, perchè scopro in un secondo momento la presenza di 3 giganteschi videoproiettori collocati su una torretta sopra le teste dei fonici) abbraccia con i suoi giochi di luci e colori i tre artisti saliti sul palco, e se non erro non sono tutti musicisti perchè oltre a Yorke ed al fidato compagno Nigel Godrich c'è anche chi governa le videoproiezioni, ovvero Tarik Barri.

Già nei primi tre minuti di live, il carisma di Thom è il protagonista indiscusso, e quando la sua voce riempie la piazza con le prime note, un brivido globale lungo la schiena di tutti scaccia via zanzare, pensieri, preoccupazioni e tutto il resto. Già dai primi brani, ci si accorge di essere di fronte a qualcosa di trascendentale, un'esperienza che ti purifica, ti fa riflettere, ti accompagna nella testa dell'artista: ci sono stati davvero parecchi momenti in cui mi sono sentito su un'altra dimensione, distratto (o attratto) dai visuals, oppure abbandonato sulle note sintetiche dei brani fissando il nulla, ipnotizzato ad ondeggiare. Che sia questo quello che Thom Yorke vuole da me, da noi? Non ne ho idea, ma queste sono state le sensazioni predominanti durante questo live. La padronanza degli strumenti e delle strumentazioni elettroniche da parte di Yorke è indiscutibile e mi riporta sulla terra ferma, la disinvoltura con cui passa da una macchina all'altra per creare loop vocali e parti ritmate di beatbox, imbracciare un basso per supportare interamente la struttura di Impossible Knots, oppure una chitarra per creare riff di introduzione ad alcuni brani. Il britannico sembra quasi vivere una seconda giovinezza, zompettando tra le varie postazioni (quasi kraftwerkiane) per dirigere il tutto, come d'altronde salta qua e là nella sua discografia (si passa dai primi lavori di The Eraser, ad alcuni accenni di Amok degli Atoms For Peace, senza regalarci nulla dei Radiohead, e io ad un certo punto una Idioteque me la sarei anche aspettata), si divincola sul fronte del palco ed a tratti sembra quasi uscirne come fosse una proiezione in 3D, accenna danze convulse e pure qualche sorriso tra un brano e l'altro. E' leader di sè stesso, è sciamano, è introspettivo ed in contemporanea estremamente comunicativo a tal punto che in alcuni momenti mi sono sentito stupidamente in imbarazzo ad essere di fronte a lui, ad assistere ad una manifestazione di tale caratura, evidente esibizione del fatto che ci troviamo davanti ad un genio, sicuramente di difficile comprensione ma al contempo così incredibilmente efficace e profondo. Personalmente con il suo ultimo album Anima, uscito proprio pochi giorni fa, penso che abbia raggiunto l'apice della sua carriera da solista, e ne trovo corrispondenza anche nel live: sarà perchè gran parte dei brani sono più ritmati ed ipnotici, e riescono a coinvolgere il pubblico nella dimensione più fisica dell'essenza musicale (ci sono momenti in cui le basse frequenze venivano seriamente percepite a livello corporeo) senza tralasciare però la sfera rituale che è andata a toccare punti più introspettivi: probabilmente il picco è stato raggiunto durante l'encore, dove Yorke risalito sul palco ci ha prima cullato con Dawn Chorus, e a seguire ci ha definitivamente risvegliato con Traffic.

Per concludere, Ferrara ha ospitato un qualcosa di potenzialmente raro, che si è concretizzato grazie alla simultanea presenza di tre fattori: un artista alieno, capace di creare alchimie sonore incredibili, una location eccelsa e magica coordinata da un'organizzazione all'altezza, un pubblico folto e recettivo. Ieri si è aggiunto un altro prezioso gagliardetto nella bacheca dei trofei di Ferrara Sotto Le Stelle.

La foto di copertina è di Sara Tosi.