Live Report

Voina @ Covo Club - Bologna

Il Covo Club è estremamente blu. Dal logo al neon nell’ingresso alle luci, l’idea è quasi quella di immergersi in una piscina buia, nella quale è molto difficile distinguere volti e figure. Arrivo un po’ dopo l’apertura delle porte, perché sono una ritardataria cronica, ma fuori dalla sala del concerto c’è ancora fila; spero in un pit, una transenna, un santo che protegga la mia macchina fotografica, ma quando ci lasciano entrare, noto una sala lunga e stretta e un piccolo palco. La mia prima domanda è se sia possibile contenere la forza distruttrice di due gruppi tutt’altro che soft tra delle mura così strette, la seconda è se qualcuno uscirà vivo dal pogo forsennato che contraddistingue i concerti dei Voina.
I miei quesiti trovano facilmente risposta, perché i Botanici, band post-hardcore di Benevento, non si fanno attendere. Un nutrito gruppo sotto palco è lì solo per loro, pronto a sostenere il quartetto campano, e loro non deludono, veicolando un’energia strabiliante dalla prima canzone all’ultima. Presentano il loro disco d’esordio Solstizio, uscito ad aprile del 2017, e il loro carisma incendia immediatamente gli animi del Covo Club.


Botanici_COVO

Il cambio palco è veloce, i Voina nel frattempo bevono una birra tra il pubblico, qualcuno si avvicina timido. Ivo è l’ultimo a salire dando inizio al concerto, aperto da Welfare
La carica del gruppo sul palco è esplosiva, il Covo Club è relativamente piccolo, il palco anche. Tutto sembra troppo piccolo per contenere i quattro ragazzi di Lanciano, e la Calma apparente di cui cantano ormai è un lontano ricordo. Il pubblico si scatena, le luci lampeggiano incessanti su di loro, mostrando un mare di braccia e gambe in movimento. Il pogo sfrenato miete qualche vittima in prima fila, gomitate, testate, calci. 

Voina_COVO


Sul palco la situazione è la stessa, nessuno è fermo, neanche per un attimo, esagitati da un fomento catartico. 
Io non ho quel non so cheIl futuro alle spalle, Bere Le Pietre si susseguono una dopo l’altra fino a una delle più apprezzate canzoni del loro nuovo album (Alcol, Schifo e Nostalgia), La Provincia. Per questa canzone Ivo imbraccia una chitarra per la prima e unica volta durante il concerto, premettendo di non saperla suonare. L’effetto è molto suggestivo, ma dopo questa piccola pausa dal pogo, si torna alla carica con Morire 100 volte e Questo Posto è una merda, durante la quale Ivo canta quasi sulle labbra della prima fila, in un perfetto scambio e dialogo con il suo pubblico, composto per questa serata da molti concittadini della band. 

Il concerto va avanti con Jazz e Ossa, l’unica canzone d’amore dei Voina, diversa dalle solite canzoni d’amore perché parla di coppie normali, e non di quelle alla Fedez e “quella stronza della Ferragni”.

Voina1_COVO

Il concerto si chiude poi con una delle canzoni più introspettive della band, Funerale, seguita da Anni 80, durante la quale il pogo raggiunge i livelli più alti e il Covo Club sembra stia per implodere sotto i salti e le spinte dei suoi avventori. 


Alla fine, il ritorno a casa. Il silenzio sembra fare un rumore assordante, quando all’improvviso sei sola, vagamente ferita, e già nostalgica. Perché d’altronde i Voina sono questo: Alcol, schifo e nostalgia.

Voina2_COVO