Live Report

Willie Peyote @ I Candelai - Palermo

Palermo non è poi così lontana dalla provincia di Messina, a volte è solo la pigrizia ad aumentare le distanze. Così in un caldo pomeriggio di inizio novembre prendo il treno regionale delle 18:12 che in un paio d’ore mi porterà a Palermo. Cena da amici, digestivo e si va ai Candelai per ascoltare il nuovo lavoro di Wilie Peyote, “Sindrome di Toret” (451 Records).


I Candelai regalano sempre quella sensazione di “non-luogo” dove tutto è possibile. La sala principale è quasi piena. Ad aprire il concerto del rapper torinese e della sua band troviamo The Heron Temple, duo di chitarre elettriche, drum machine, rhode e loopstation per un soul che scalda il pubblico al punto giusto, ottimo sound e voci interessanti, ma forse ancora un po' di aria di X-Factor da scrollarsi di dosso.


Nel cambio palco ne approfittiamo per prendere una boccata d'aria e riposare un po' le orecchie; tra una chiacchiera e l'altra vediamo salire sul palco basso, batteria, chitarra e tastiera, la Sabauda Orchestra Precaria. Se nessuno conoscesse il volto di Guglielmo Bruno (Willie) & soci penserebbe tutto all’infuori che ad un concerto hip-hop/rap. Ed è proprio questa la forza del live, un suono quasi perfetto per un genere raramente suonato live, e cresciuto gradualmente con i precedenti lavori: “Manuale del Giovane Nichilista”, “Non è il Mio Genere, il Genere Umano” ed “Educazione Sabauda”. Poco importa trovare un genere con cui definirlo, perché definire un qualcosa, a volte, serve solo a farci credere di essere dei buoni intenditori - mi serve un leader d'opinione che mi dia un'indicazione: / sono più rap o più indie, cazzone?.

Peyote Candelai 2

Inizia con “Avanvera”, primo brano dell'ultimo lavoro, il live che tutti aspettavano. Quasi come mettere su il disco ed ascoltare le tracce in successione. Il pubblico dei Candelai conosce già i brani e via a cantare le rime che ci raccontano di convenzioni, luoghi comuni, socialità, dalle micro e macro dinamiche quotidiane che inevitabilmente riscontriamo giornalmente. A seguire “C'hai ragione Tu” e sembra essere a metà del live, perchè “tutto ciò è bellissimo”.


Il nuovo lavoro la fa da padrone nella serata, il flow è quello giusto, liriche pungenti, dirette, intelligenti, che si mescolano al sound omogeneo della band, tra Hip-hop Rap e Funky ma anche Nu-Jazz. Ed è “Giusto la metà di me” che parte lentamente per trasformarsi in un brano Nu-Jazz/Fusion che chiude con una sessione di fiati esplosiva, pronta a convincere anche chi fosse ancora un po' scettico nei confronti della band. Naturalmente oltre al nuovo disco abbiamo ascoltato i migliori brani di Educazione Sabauda come “L'eccezione”, “C'era una Vodka” e “Io non sono razzista ma”, quest'ultima cantata anche nell'ospitata a “Che Tempo che Fa” provocando l'indignazione di qualcuno a cui forse non piace sentirsi dire in faccia la verità, e Willie non le manda a dire.

Peyote Candelai3

Nella sua interezza è un live unico, particolare, partecipato e sentito, rispecchiando appieno il successo riscosso in giro per lo stivale.

Come da rito arriva il bis per gli ultimi momenti di delirio prima di uscire di scena per poi ritirarsi al piano di sopra dei Candelai, tra le poltroncine da cui il pubblico lo ha appena visto cantare, un po di foto e qualche autografo. Mi avvicino per un saluto, un abbraccio.

Dopo qualche minuto riprendiamo la strada verso casa, il silenzio dei vicoli palermitani mi accompagna in questa tiepida notte e nella testa penso che....c'hai ragione tu!

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