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Arrivare vivi alla pensione facendo il chitarrista / 1

Scompigliato, schiena curva, evidenti problemi di udito, aspetto più vecchio della sua età... di chi stiamo parlando? Beh, è evidente: del chitarrista! Anni e anni di "trasporti eccezionali" che neanche uno sherpa si immagina. Volumi scandalosi e spesso inutili. Ma perché?

Il nostro chitarrista ha speso i suoi ultimi anni (e i suoi ultimi risparmi), nell'acquisto e nello spostamento di costosissima e pesantissima attrezzatura. A noi (sono chitarrista anch'io) ci piace avere alle nostre spalle quella bella sensazione protettiva della tela di una 4x12 con la scritta Marshall, o Mesa oppure Orange. O magari anche più di una (ho visto personalmente montare uno stack di 4 casse 4x12 in un bar). Tutto questo con la certezza matematica di non poterne usufruire se non in minima parte. Qualcuno è convinto che senza una testata potente e una cassa non si possa ottenere la "botta" giusta per la propria band; niente di più sbagliato. 

L'efficienza della spinta sonora della nostra attrezzatura non è dovuta solo alla sua potenza.  Con una testa da 100watt (ma anche da 50watt) noi non potremo mai erogare quella potenza che serve a valorizzarla, poichè con il volume basso, cui verremo costretti dal fonico o dalla situazione in cui ci troviamo (a meno che non siate Stef Burns probabilmente sarete in un piccolo-medio club), non riusciremo a spingere quei 100 watt e farli "cantare" come si deve. Certo a livello estetico (e spesso i chitarristi ragionano a livello estetico) uno stack alto come Frankenstein è decisamente più aggressivo, ma il risultato è spesso deludende. Qualche marchio ha cercato di risolvere il problema producendo mini-testate dal wattaggio ridotto, da abbinare a mini casse. Però l'effetto fa un po' strumentazione giocattolo. 

mrshlE allora perchè non tornare ai sani, belli e solidi combos come negli anni 60? A parte gli scherzi, oggi il mercato offre degli ottimi prodotti che, a costi decisamente contenuti, ci permettono di avere bei suoni con wattaggi umani, fruibili da chitarristi esigenti e fonici rognosi :))) Sia a valvole che a transistor (questa è una guerra che non finirà mai). Con un buon combo da 30watt noi potremo erogare la potenza necessaria a farci sentire, consentendo all'amplificatore di lavorare correttamente. In alcuni locali a volte anche 30watt sono troppi. Un amplificatore valvolare, lavora al suo meglio quando il volume è sui 4/5, quindi indicativamente a metà corsa, in soldoni: abbassando la potenza dell'ampli, potremo avere un buon suono senza tirare giù le pareti del bar, attirare tutti i pipistrelli del quartiere, creare il deserto davanti a noi. Molto spesso diamo giudizi negativi sugli amplificatori, perchè non siamo stati in grado di sentirli suonare come si deve. Un buon Peavey Classic 30, un Laney VL30, un Hot Rod Deluxe della Fender ecc.. possono dare tante soddisfazioni, molte di più di quanto sarebbe possibile con amplificatori di potenza spropositata. Nell'economia della band è necessario che il suono di un singolo strumento si amalgami bene con gli altri, che non prevalga (se non quando necessario), e che questo è necessario che canti bene, che le frequenze siano quelle giuste. Un buon combo (da un cono o due) ha la necessaria spinta sonora per accontentare chitarrista ed ascoltatore. Spesso le nostre band nei club non possono usufruire dell'appoggio di un fonico, e si devono arrangiare. Quindi è inutile frantumarsi vertebre e menischi trasninandosi dietro tonnellate di legname, che poi a conti fatti accontenta solo il nostro ego, ma di sicuro non delizia le orecchie dei nostri ascoltatori. Quindi basta giocare a chi "ce l'ha più lungo". Riduciamo i watt e guadagnamo in salute.